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Gli Italopitechi e il default prossimo venturo

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Messaggio Da holubice Ven 16 Nov - 19:14

DEFAULT DELL’ITALIA (M-A-T-E-M-A-T-I-C-O…o quasi….)

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"... Draghi però è il tamponatore di FallitaGlia
e di tutto un certo status quo (in primis il sistema bancario e dunque il debito pubblico)
Ha dato tempo e darà ancora tempo
che naturalmente è stato/verrà usato MALISSIMO
come da 35 anni a questa parte….

Mentre il Mondo Cambiava
FallitaGlia continuava a farsi in cazzi suoi “fuori dal Mondo” invece di adattarsi…
E mo’ sta arrivando il conto da pagare
NON perchè ci sia un qualche complotto UE-germanico-pluto-massonico-ebraico-rettiliano
ma semplicemente perchè siamo un Paese di Cazzoni
che non sanno e non hanno interesse a stare al passo
dunque siamo un Paese Sommergente…
per 10 100 1000 ragioni complesse

Poi scegliete voi…
a me interessa il risultato MEDIO finale
e cosa posso fare IO di concreto, non oggi ma ieri, per cavarmela al meglio e cadere dalla parte giusta. ..."
(CONTINUA NEL LINK)

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Messaggio Da Minsky Ven 16 Nov - 20:05

holubice ha scritto:DEFAULT DELL’ITALIA (M-A-T-E-M-A-T-I-C-O…o quasi….)

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"... Draghi però è il tamponatore di FallitaGlia
e di tutto un certo status quo (in primis il sistema bancario e dunque il debito pubblico)
Ha dato tempo e darà ancora tempo
che naturalmente è stato/verrà usato MALISSIMO
come da 35 anni a questa parte….

Mentre il Mondo Cambiava
FallitaGlia continuava a farsi in cazzi suoi “fuori dal Mondo” invece di adattarsi…
E mo’ sta arrivando il conto da pagare
NON perchè ci sia un qualche complotto UE-germanico-pluto-massonico-ebraico-rettiliano
ma semplicemente perchè siamo un Paese di Cazzoni
che non sanno e non hanno interesse a stare al passo
dunque siamo un Paese Sommergente…
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Messaggio Da Minsky Ven 16 Nov - 20:09

l'Espresso ha scritto:Così Jean-Claude Juncker ha ucciso il sogno dell'’Europa

Favori giganteschi alle multinazionali. Aiuti ai miliardari. E beffe ai cittadini. Ecco come il numero uno della Commissione ha scatenato il populismo


DI PAOLO BIONDANI E LEO SISTI
30 ottobre 2018


Una voragine nei conti dei 28 Paesi dell’Unione europea: mille miliardi di euro all’anno, tra elusione ed evasione fiscale. Multinazionali che non pagano le imposte e smistano decine di miliardi di dollari dei loro profitti, accantonati grazie a operazioni finanziarie privilegiate in Lussemburgo, verso altri paradisi rigorosamente “tax free”. Stati membri dell’Unione che si fanno concorrenza sleale sulle tasse. È disastroso il bilancio che sta lasciando Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, nonché ex padre-padrone del Granducato, mentre imbocca l’ultimo anno del suo mandato, in scadenza dopo le elezioni del 2019: il suo viale del tramonto. Ormai ogni giorno il numero uno della Ue deve incrociare i ferri con populisti e sovranisti, pronti a sfidare regole, limiti e vincoli europei. In Italia ad attaccarlo è soprattutto Matteo Salvini, con un avvertimento: «Pensi al suo paradiso fiscale in Lussemburgo». Dove Juncker è stato presidente del Consiglio dal 1995 al 2013 e, già prima, più volte ministro delle Finanze, esordendo con il primo incarico politico nel 1982, ad appena 28 anni. Ed è proprio il Lussemburgo il vero nodo del caso Juncker, di cui ora approfittano i nemici dell’Europa. Il nodo di un paese fondatore della Ue che spinge i ricchissimi a eludere le tasse.

Lo scandalo si apre il 5 novembre 2014. Quattro giorni dopo l’insediamento di Juncker alla guida della Commissione europea, un network giornalistico internazionale svela i segreti fiscali del Lussemburgo. A guidare la ricerca, durata sette mesi, è l’International Consortium of Investigative Journalists (Icij), a cui aderisce anche L’Espresso, che nel 2016 si imporrà con i Panama Papers. “LuxLeaks” è il nome in codice dell’inchiesta, dove “Lux” sta per Lussemburgo e “Leaks” per fuga di notizie. L’Espresso, insieme a quaranta media di tutto il mondo, accede a un archivio con 28 mila documenti sottratti da due impiegati, poi condannati, della sede lussemburghese di PriceWaterhouseCoopers (Pwc), un colosso della consulenza e revisione societaria. Intese riservatissime che garantiscono a 340 multinazionali, da Amazon ad Abbott, da Deutsche Bank a Pepsi Cola, di pagare meno dell’uno per cento di tasse. Un sistema sviluppato proprio in Lussemburgo. Lo scoop provoca interventi parlamentari, denunce, indagini giudiziarie. Il 20 novembre L’Espresso, in copertina, chiede le dimissioni di Juncker, «inadatto a guidare l’Europa». Juncker però è rimasto presidente. Ed è diventato il simbolo di un’Europa sempre più in crisi.

Solo dal 2002 al 2010, mentre Juncker era premier del Lussemburgo, il suo paese ha attirato 220 miliardi di dollari grazie a quegli accordi fiscali confidenziali. Il 2003 è un anno chiave. Jeff Bezos, fondatore di Amazon, decide di fissare nel Granducato il suo quartier generale europeo. Merito di un corteggiamento assiduo di Juncker, che allora se ne vantava: «Amazon è venuta in Lussemburgo non solo per motivi fiscali, ma anche per il contatto con il governo». Robert Comfort, per undici anni responsabile fiscale del colosso americano in Europa, in un’intervista è ancora più esplicito: «Il messaggio di Juncker era questo: se avete qualche problema che non riuscite a risolvere, tornate da me. Cercherò di aiutarvi». Juncker dunque ha aiutato il suo paese. Per questo, quando scoppia LuxLeaks, anche un suo avversario politico, come il premier Xavier Bettel che gli è subentrato nel 2013, si precipita a difendere il sistema, con parole volgari: «È intollerabile che si getti il Lussemburgo nella merda».

Juncker e il sistema fiscale lussemburghese sembrano vacillare quando tra i 751 parlamentari europei inizia una raccolta di firme per una mozione di censura. Nel testo, presentato dalle destre (tra cui Lega e Movimento 5 Stelle) dopo che un precedente tentativo delle sinistre era andato a vuoto, si leggeva: «Juncker è direttamente responsabile delle frodi fiscali che hanno fatto risparmiare miliardi alle multinazionali». Ma il 27 novembre 2014 la coalizione tra popolari (lo stesso gruppo di Juncker) e socialisti forma un blocco compatto, salvando Mister Euro: mozione respinta con 461 voti contrari, 101 a favore e 88 astensioni.

La guerra delle tasse però continua su un altro fronte. Da più parti s’invoca una commissione parlamentare. Ma di che tipo? Una vera commissione d’inchiesta? Oppure una semplice “commissione speciale”? La differenza non è da poco, perché solo con la prima scatta l’obbligo per gli Stati membri di presentare i documenti richiesti dai deputati. Lo scontro è frontale. A favore della commissione d’inchiesta si schierano verdi, estrema sinistra, una parte dei liberali, conservatori e cinquestelle. Il verde Philippe Lamberts è soddisfatto: «Si verserà così tanto sangue sul tappeto, che nessuno sarà in grado di pulirlo». Non sa che una sorta di golpe è dietro l’angolo. Il 12 febbraio 2015 una controffensiva di popolari e socialisti evita l’inchiesta e approva solo una commissione speciale, denominata Taxe. A presiederla sarà Alain Lamassoure, francese come il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, entrambi con un passato da ministri in patria. Durerà sei mesi e avrà 45 membri. Tra i suoi compiti, il più importante è richiedere agli Stati membri di trasmettere tutti gli accordi fiscali (tax ruling) emessi fin dal primo gennaio 1991. Evidente lo scopo: stanare i patti agevolati, capire se qualche Stato ha garantito alle multinazionali «risparmi di tasse derivanti da trasferimenti artificiali di utili».

L’attività della commissione speciale è una débâcle: nessun governo nazionale fornisce i suoi tax ruling, trincerandosi dietro impegni di confidenzialità e riservatezza. Ma c’è di peggio. Lo dimostra un carteggio, iniziato nell’aprile 2015, proprio tra Lamassoure e Moscovici. Il primo preme sul secondo perché gli Stati consegnino i verbali del cosiddetto “Gruppo codice di condotta”. Si tratta di un comitato di tecnici delle finanze, istituito nel 1998 dall’Ecofin, il consesso dei ministri dell’economia della Ue, per valutare le pratiche fiscali nocive. Quindi, in teoria, per bloccare schemi tributari che favoriscono le multinazionali. In pratica però i pareri degli esperti restano sostanzialmente ignorati. Perché in questa materia vige il criterio dell’unanimità. Quindi basta il veto di un solo Stato per fermare qualunque cambiamento. E così, dopo numerose proteste, quando le prime carte arrivano finalmente alla commissione speciale Taxe, ecco la sorpresa: molte parti degli atti risultano censurate.

Per gli europarlamentari c’è un ulteriore diktat: chi è ammesso a consultarli, deve firmare una dichiarazione impegnandosi a «non divulgarne il contenuto a terze persone». E le carte si possono leggere solo in una “reading room”, una stanza speciale a porte chiuse, tra le 9.30 e le 18.30, senza portare telefoni o computer. Ricorda Fabio De Masi, esponente della Linke tedesca: «Era vietato fare fotocopie. Vietato anche appuntare note, almeno all’inizio. Inoltre la Commissione Juncker ha precisato che una consistente fetta di documenti era andata persa durante un trasloco: nessuno li ha mai visti». Commenta Lamberts: «È indegno di una democrazia, è una gran buffonata».

La conclusione più amara viene dall’europarlamentare Sven Giegold dei Verdi tedeschi: «Sapevamo che c’era un’evasione di massa. E sapevamo che c’era una colossale elusione fiscale, con le multinazionali come protagoniste. Voi giornalisti del consorzio Icij avete pubblicato un elenco di casi estremi, però non potevate immaginare fino a che punto fosse giunto il sistema in Lussemburgo. Leggendo le carte, abbiamo scoperto che il principio dei tax ruling era conosciuto da vent’anni. Nella “reading room” abbiamo rinvenuto verbali di incontri del Consiglio europeo degli ultimi due decenni. Possiamo ricostruire che cosa è avvenuto. Sappiamo che qualcuno ha cercato di chiudere le scappatoie fiscali: senza successo, perché occorreva il consenso unanime. E sappiamo che alcuni paesi hanno fermato il cambiamento: soprattutto Lussemburgo, Belgio, Olanda, tutti difesi dal Regno Unito. Per vent’anni alcuni stati membri hanno impedito il cammino dell’Europa verso una tassazione pulita. Lo sappiamo, ma non possiamo provarlo pubblicamente: perché carte non possiamo averne».

Già dopo i primi sei mesi, sarebbe prevista la chiusura dei lavori di Taxe, che però continuano. Finalmente, il 25 novembre 2015 la commissione speciale vota una “risoluzione”. Ovvero una serie di raccomandazioni, che non hanno carattere vincolante, ma consistono in un invito rivolto alla Commissione Juncker perché formuli proposte di direttive, che per diventare leggi dovranno superare il vaglio del Consiglio europeo, formato dai capi di Stato e di governo dell’Unione. Un percorso ad ostacoli. Nel testo finale, in particolare, viene rigettato un emendamento, proposto da De Masi e altri europarlamentari, che mirava a definire il Lussemburgo «centro di operazioni fiscali aggressive, frutto di strategie globali sotto la supervisione di Juncker». L’unica censura ammessa riguarda la sparizione di una pagina da un rapporto sulle frodi fiscali nel Granducato: un dossier commissionato nel 1996 proprio dall’allora premier Juncker a un suo parlamentare, ma riemerso soltanto nel settembre 2015, poco dopo la sua audizione a Bruxelles. Un mistero mai chiarito.

La risoluzione concede un plauso all’inchiesta LuxLeaks e qualche cenno a misure concrete, come l’idea di obbligare le multinazionali a redigere un rendiconto per ogni paese dove hanno filiali, invece di un solo bilancio globale. Solo un passaggio del testo cita «pratiche fiscali discutibili promosse da società di revisione in un determinato Stato membro». Senza nemmeno nominare il Lussemburgo.

La commissione speciale viene poi autorizzata a proseguire i lavori con una seconda fase, da gennaio a luglio 2016, chiamata Taxe 2. Qui si riapre la polemica sulla documentazione del Gruppo codice di condotta, disponibile in quantità maggiore. Ma con un vincolo paralizzante: per esaminare molte nuove carte importanti, si deve attendere l’autorizzazione degli Stati interessati. Che rallenta i lavori. O non arriva mai.

Quanto a Juncker, il suo nome non viene neppure sfiorato. Nessuna accusa, nessuna responsabilità politica. Del resto, la sua linea di difesa è sempre stata una sola: tutti colpevoli, nessun colpevole. Il caso LuxLeaks? «Non riguarda il solo Lussemburgo, dovremmo parlare di EuLeaks», ha sempre risposto Juncker, evidenziando che i tax ruling «esistono anche in altri ventidue Stati europei». Autocritiche? Nessuna. Nemmeno sul suo passato da premier lussemburghese: «Oggi farei la stessa cosa: volevamo diversificare la nostra economia». Dalle banche alla finanza. Parola di Juncker. Di cui potranno rallegrarsi i 550 mila abitanti del Lussemburgo, che secondo gli ultimi dati del Fondo monetario internazionale oggi sono primi al mondo per Pil pro capite: 120 mila dollari all’anno a testa. Ricchi con le tasse altrui, mentre l’Europa affonda.

http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2018/10/29/news/juncker-killer-d-europa-1.328139

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Messaggio Da Rasputin Ven 16 Nov - 20:31

Attendo con ansia - e forse riuscirò persino a vederlo - il giorno in cui il termine "populista" assumerà un significato positivo Royales

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Messaggio Da holubice Sab 17 Nov - 12:37

Minsky ha scritto:
Stronzate. Sessantamila miliardi di debito, e chi è il creditore? Sono solo partite di giro.

Potresti spiegarti un po' meglio?

Penso che tu non sia tra quelli che pensano che, una volta disponessimo di una nuova zecca di Stato, e stampando denaro a ruota, risolveremmo tutti i nostri problemi.

C'è un dato di fatto: mediamente abbiamo sempre speso, ogni anno circa 30 miliardi di euro in più di quello che incassavamo.

E' sempre stato un problema. Ma non ne è mai fregato un ca$$o a nessuno. Ora che i nodi stanno venendo al pettine, ora che la realtà ci bussa alla porta, allora via a sbraitare contro questa Europa struzzina.

E' vero che abbiamo una classe politica tra le più voraci e corrotte del Pianeta. Ma è anche vero che questa classe politica è lo specchio della società che la elegge.

Se non fossimo entrati nell'Euro, con le cure (e i magheggi) di fine anni '90, come conseguenza, avremmo avuto un fallimento soltanto anticipato, rispetto a quello che ci si prospetta da qui a breve.

crying

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Messaggio Da holubice Sab 17 Nov - 12:59

l'Espresso ha scritto:
Lo scandalo si apre il 5 novembre 2014. Quattro giorni dopo l’insediamento di Juncker alla guida della Commissione europea, un network giornalistico internazionale svela i segreti fiscali del Lussemburgo. A guidare la ricerca, durata sette mesi, è l’International Consortium of Investigative Journalists (Icij), a cui aderisce anche L’Espresso, che nel 2016 si imporrà con i Panama Papers. “LuxLeaks” è il nome in codice dell’inchiesta, dove “Lux” sta per Lussemburgo e “Leaks” per fuga di notizie. L’Espresso, insieme a quaranta media di tutto il mondo, accede a un archivio con 28 mila documenti sottratti da due impiegati, poi condannati, della sede lussemburghese di PriceWaterhouseCoopers (Pwc), un colosso della consulenza e revisione societaria. Intese riservatissime che garantiscono a 340 multinazionali, da Amazon ad Abbott, da Deutsche Bank a Pepsi Cola, di pagare meno dell’uno per cento di tasse. Un sistema sviluppato proprio in Lussemburgo. Lo scoop provoca interventi parlamentari, denunce, indagini giudiziarie. Il 20 novembre L’Espresso, in copertina, chiede le dimissioni di Juncker, «inadatto a guidare l’Europa». Juncker però è rimasto presidente. Ed è diventato il simbolo di un’Europa sempre più in crisi.

Solo dal 2002 al 2010, mentre Juncker era premier del Lussemburgo, il suo paese ha attirato 220 miliardi di dollari grazie a quegli accordi fiscali confidenziali. Il 2003 è un anno chiave. Jeff Bezos, fondatore di Amazon, decide di fissare nel Granducato il suo quartier generale europeo. Merito di un corteggiamento assiduo di Juncker, che allora se ne vantava: «Amazon è venuta in Lussemburgo non solo per motivi fiscali, ma anche per il contatto con il governo». ...

"Due torti, messi insieme, non hanno mai fatto una ragione"

Quanto hai riportato è tutto vero. Avere a capo dell'Europa un soggetto come Juncker è ridicolo. Ma un po' tutti, in Europa, hanno fatto a buttarselo nel di dietro l'uno con l'altro. Non c'è solo il piccolo Lussemburgo. C'è la piccola Olanda che, non ha caso, ora ha la sede della FCA, in virtù degli sconti fiscali che là ottiene, per non parlare dei colossi informatici che hanno sin qui goduto di un paradiso fiscale in Irlanda.

Ma questo nulla toglie al fatto che noi si sia un Paese tecnicamente fallito, che ha sempre mantenuto una pletora di strutture statali inutili, quando andava bene, dannose molte altre volte, al solo fine di imbucare centinaia di migliaia di clientes e raccomandati.

Questo nulla toglie al fatto che abbiamo categorie che dichiarano redditi ridicoli, e che nessuno, nei fatti, si è mai sognato di far loro una seria lotta all'evasione, poiché anche l'evasore, come è noto, vota. E da noi, dati alla mano, è uno dei blocchi sociali più numerosi.

In tutto questo guazzabuglio, non è parso vero poter mollare la faccenda a livello Europeo, sparando un giorno sì, e l'altro pure, a balle incatenate contro una burocrazia che ci sta affamando.

Se c'è una cosa che proprio ci atterrisce, è l'avere un Ministero Fiscale comune, con dei controlli fiscali esterni Europei, che scoverrebbero facilmente, e in brevissimo tempo, tutta la ciccia nascosta fin qui, che solo uno che non ci vuol vedere non riesce a scovare.




Concludendo, io penso che se l'Europa vuole sopravvivere, deve fare un downgrade: ci si mette d'accordo, un bel giorno si blocca tutto, tutti si riprende all'unisono la propria moneta, tutti si ridiventa responsabili delle proprie finanze (e dei propri debiti), e si ricomincia a commerciare con profitto come abbiamo fatto dal dopoguerra, fino all'abbattimento dei confini. Io ho vissuto quel periodo. Ricordo che imballavo con mio padre dei cartoni che spedivamo in Germania, Francia, Regno Unito e Svizzera, senza che un controllo (tutt'altro che deleterio) al Brennero, piuttosto che a Ventimiglia, abbia mai pesato sui nostri affari.

La C.E.E. è stato un grosso successo, ed un vantaggio reciproco. Invece fare cassa comune con dei soci fortemente indebitati (e cialtroni), in prospettiva, è sempre foriera di guai.



no!




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Messaggio Da Koan Sab 17 Nov - 17:05

holubice ha scritto:

ci si mette d'accordo, un bel giorno si blocca tutto, tutti si riprende all'unisono la propria moneta, tutti si ridiventa responsabili delle proprie finanze (e dei propri debiti), e si ricomincia a commerciare con profitto come abbiamo fatto dal dopoguerra, fino all'abbattimento dei confini. 

Ma magari!!! Ho paura però che di propria iniziativa non lo faranno mai...

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Messaggio Da holubice Sab 17 Nov - 18:26

Koan ha scritto:
holubice ha scritto:

ci si mette d'accordo, un bel giorno si blocca tutto, tutti si riprende all'unisono la propria moneta, tutti si ridiventa responsabili delle proprie finanze (e dei propri debiti), e si ricomincia a commerciare con profitto come abbiamo fatto dal dopoguerra, fino all'abbattimento dei confini. 

Ma magari!!! Ho paura però che di propria iniziativa non lo faranno mai...
Non credere che sarà una mossa indolore.

Da tutto questo casino ne usciremo o con una bella Patrimoniale da esproprio proletario, oppure rinominando i nostri beni con la Lira 2.0. 

Sono due strade che portano nello stesso punto: o lo Stato ci porterà via una bella fetta di quanto possediamo, oppure, fatto il passaggio alla nuova moneta, in breve tempo il valore delle beni, e del denaro, si dimezzerà. Ci faranno rimpiangere quando, dal passaggio Lira - Euro, ci ritrovammo con tutti i prezzi in giro schizzati alle stelle.

Dovremo scegliere tra la fame e la sete.

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Messaggio Da Minsky Sab 17 Nov - 20:32

holubice ha scritto:
Minsky ha scritto:
Stronzate. Sessantamila miliardi di debito, e chi è il creditore? Sono solo partite di giro.

Potresti spiegarti un po' meglio?
Un articolo un po' datato ma perfettamente attuale nei concetti:

il mondo ha un sacco di debiti! ma con chi?

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Messaggio Da SETH OTH Sab 17 Nov - 22:07

Ma kissene?
Tanto il mondo fra poco ha da finire!
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Messaggio Da Koan Dom 18 Nov - 8:13

holubice ha scritto:
Koan ha scritto:
holubice ha scritto:

ci si mette d'accordo, un bel giorno si blocca tutto, tutti si riprende all'unisono la propria moneta, tutti si ridiventa responsabili delle proprie finanze (e dei propri debiti), e si ricomincia a commerciare con profitto come abbiamo fatto dal dopoguerra, fino all'abbattimento dei confini. 

Ma magari!!! Ho paura però che di propria iniziativa non lo faranno mai...
Non credere che sarà una mossa indolore.

Da tutto questo casino ne usciremo o con una bella Patrimoniale da esproprio proletario, oppure rinominando i nostri beni con la Lira 2.0. 

Sono due strade che portano nello stesso punto: o lo Stato ci porterà via una bella fetta di quanto possediamo, oppure, fatto il passaggio alla nuova moneta, in breve tempo il valore delle beni, e del denaro, si dimezzerà. Ci faranno rimpiangere quando, dal passaggio Lira - Euro, ci ritrovammo con tutti i prezzi in giro schizzati alle stelle.

Dovremo scegliere tra la fame e la sete.
Tornare alla lira non sarebbe indolore, hai ragione...ma ci si ridarebbe di una bella fetta di sovranità. Avere una banca centrale che emette moneta e che può ricomprare il proprio debito è fondamentale, se non si vuol dipendere da certi rettili europei.
Ok avremo una bella svalutazione iniziale. Ma l'abbiamo già subita nel 2001 col passaggio all'euro, e non solo per i negozianti disonesti come si racconta.
Ma io penso che un paese che esporta come l'Italia col tempo recupererebbe tutto.

Koan
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Messaggio Da holubice Gio 22 Nov - 10:52

Koan ha scritto:
Tornare alla lira non sarebbe indolore, hai ragione...ma ci si ridarebbe di una bella fetta di sovranità. Avere una banca centrale che emette moneta e che può ricomprare il proprio debito è fondamentae, se non si vuol dipendere da certi rettili europei.
Ok avremo una bella svalutazione iniziale. Ma l'abbiamo già subita nel 2001 col passaggio all'euro, e non solo per i negozianti disonesti come si racconta.
Ma io penso che un paese che esporta come l'Italia col tempo recupererebbe tutto.
Il nostro problema, la nostra stupidità, sta tutto nel reagire con una scrollata di spalle all'aumento del Debito Pubblico Italiano, quasi che la cosa riguardi qualche d'un altro, o un'identità distante e sconosciuta.

Avere la Lira ci ridarebbe sovranità? Non so quanti anni tu abbia, ma io ricordo l'epilogo della Prima Repubblica, con i conti e la moneta completamente sovrani, con un'emissione forsennata di titoli di stato che arrivarano ad offrire interessi intorno al 20% per essere piazzati. E ricordo manovre draconiane e un esproprio notturno sui conti correnti bancari, per non risultare insolventi.

A tutti quelli che rincicciano un ritorno alla moneta nazionale quale panacea per tutti i mali, io consiglio la lettura delle cronache di un recente passato:


Nella notte tr[i][/i]a il 9 e il 10 luglio 1992, Giuliano Amato…

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"... Molti ricorderanno quando finì sotto attacco speculativo la Lira. Era il 1992, si parlava allora di “consolidamento dei titoli di Stato”. Il governo Amato fece uscire la Lira dall’allora “serpente monetario”, nella notte tra il 9 ed il 10 luglio (strano come certe date ricorrano) 1992 operò un prelievo forzoso ed improvviso del 6 per mille su tutti depositi bancari. Un decreto legge di emergenza l’autorizzava a farlo: in quel provvedimento, varato mentre i mercati si accanivano sulla Lira, erano state inzeppate alla rinfusa misure le più svariate.
Dall’aumento dell’età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all’introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia all’imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata. Prelievo sui conti correnti e Isi fruttarono insieme 11.500 miliardi di lire. L’imposta straordinaria sugli immobili, nella migliore delle tradizioni italiane, perse subito il prefisso stra per diventare una gabella ordinaria: l’imposta comunale sugli immobili, ovverosia l’Ici. ..."



Sintomatico è il fatto che, nonostante tutti siano arrabbiati con le istituzioni comunitarie, alla sola idea di tornare alla Lira, anche il più euroscettico, si aggrappa con tutte le forze all'Euro.

Che strano ...

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Messaggio Da Rasputin Gio 22 Nov - 11:01

Beh non è un mistero che Cialtronia ci abbia guadagnato liberandosi della sua lira di merda, ma questo non vuol dire né

- che il principio di una moneta comuna abbia senso

- né che altri (ad. es Krautland) ci abbiano perso e farebbero bene a seguire l'esempio dei britannici

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Messaggio Da Koan Gio 22 Nov - 11:16

holubice ha scritto:

Avere la Lira ci ridarebbe sovranità? Non so quanti anni tu abbia, ma io ricordo l'epilogo della Prima Repubblica, con i conti e la moneta completamente sovrani, con un'emissione forsennata di titoli di stato che arrivarano ad offrire interessi intorno al 20% per essere piazzati. E ricordo manovre draconiane e un esproprio notturno sui conti correnti bancari, per non risultare insolventi.
Questo perchè nel 1981 è stata separata da Andreatta e Ciampi la Banca Italia dal Tesoro. Venendo meno il compito da parte della prima di agire come compratore di ultima istanza dei titoli di stato italiani, si è persa la sovranità monetaria.
Da qui poi tutti i guai che tu elenchi.
Ho 28 anni, ma certe cose si possono leggere lo stesso  wink..

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Messaggio Da Dottor Ordifren Ven 23 Nov - 0:18

Rasputin ha scritto:Beh non è un mistero che Cialtronia ci abbia guadagnato liberandosi della sua lira di merda, ma questo non vuol dire né

- che il principio di una moneta comuna abbia senso

- né che altri (ad. es Krautland) ci abbiano perso e farebbero bene a seguire l'esempio dei britannici


E' ormai un viaggio senza ritorno, Rasp.
Ormai non si può tornare indietro, questo è il bello.
Di certo la nostra debole Italia non può sognare di seguire l'esempio della Gran Bretagna.
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Messaggio Da Minsky Ven 23 Nov - 21:15

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Messaggio Da Rasputin Ven 23 Nov - 21:19

Non che sia una novità eh

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Messaggio Da Minsky Ven 23 Nov - 21:36

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Messaggio Da Dottor Parapine Sab 24 Nov - 14:41

Bando agli indugi!!!!
Abbandoniamo questo eurodimmerda e adottiamo la sterlina britannica  olaa bridiamo

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Messaggio Da Minsky Sab 24 Nov - 15:38


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Messaggio Da Minsky Sab 24 Nov - 17:44


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Messaggio Da Rasputin Sab 24 Nov - 18:11


Come tutti, chi più (tedeschi e francesi) chi meno (italiani e spagnoli)

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Messaggio Da Minsky Mar 27 Nov - 8:09

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Messaggio Da Koan Mar 27 Nov - 9:28

Dottor Parapine ha scritto:Bando agli indugi!!!!
Abbandoniamo questo eurodimmerda e adottiamo la sterlina britannica  olaa bridiamo
A me piacerebbe restare nella tradizione: sesterzio  carneval
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Messaggio Da Minsky Mar 27 Nov - 20:24


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