studio scientifico sul dopo morte
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studio scientifico sul dopo morte
[size=30]Studio scientifico svela cosa c’è dopo la morte: ecco i risultati[/size]
Pubblicato il 22 febbraio 2016.
Tags: #campania, #Salerno, Cosa c'è dopo la morte
La possibilità che la vita si estenda oltre l’ultimo respiro è una materia che è stata trattata ampiamente, spesso giudicata con aperto scetticismo.
Le esperienze riportate dalle persone così fortunate da poterle raccontare sono state generalmente etichettate come allucinazioni dovute alla grave condizione psicofisica.
È di questi giorni però la pubblicazione di uno studio inglese che comproverebbe il mantenimento di un certo grado di coscienza da parte di persone in arresto cardiaco.
L’Università di Southampton, infatti, ha affrontato in modo scientifico la possibilità scoprendo che una qualche forma di “consapevolezza” può continuare anche dopo che il cervello ha cessato di funzionare del tutto.
Come si legge sul SITO dell’Univerità, per quattro anni i ricercatori della Southampton University hanno esaminato i casi di 2.060 persone, tutte vittime di arresto cardiaco, in 15 ospedali sparsi tra la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Austria.
Secondo i dati in possesso degli studiosi inglesi, circa il 40 per cento dei sopravvissuti ha descritto esperienze coscienti provate mentre il loro cuore aveva smesso di battere. In cifre, dei 330 scampati alla morte 140 hanno raccontato di essere rimasti parzialmente coscienti durante la rianimazione.
Singolare il caso di un assistente sociale cinquantasettenne di Southampton che ha raccontato di avere lasciato il proprio corpo e di avere assistito alle procedure di rianimazione dello staff medico da un angolo della stanza nella quale era ricoverato.
L’uomo, benché il suo cuore si fosse fermato per tre minuti, ha raccontato nei dettagli le azioni dei medici e degli infermieri e ha ricordato anche i suoni delle apparecchiature mediche. Il particolare che ha attirato l’attenzione dei ricercatori è stato che l’uomo ricordava i beep emessi da un particolare apparecchio, programmato per emettere segnali sonori ogni tre minuti.
«Quell’uomo ha descritto tutto quello che è avvenuto in quella stanza, ma la cosa più importante è che si è ricordato di aver udito due beep. Questo ci permette di comprendere quanto è durata la sua esperienza», ha dichiarato Sam Parnia, direttore della ricerca.
Le altre testimonianze tendono a essere piuttosto uniformi nel loro contenuto. Un paziente su cinque ha sperimentato un inusuale senso di pace e circa un terzo dei 330 sopravvissuti ha assistito a un rallentamento o a una accelerazione del tempo.
Alcuni hanno rammentato una forte luce simile a un flash o a un sole splendente, mentre altri hanno raccontato di una sensazione di paura di affogare e venire trascinati in acque profonde. Infine, il 13 per cento di coloro che sono stati rianimati ha ricordato delle esperienze extracorporee e un aumento delle percezioni sensoriali.
I risultati sono stati pubblicati anche sul giornale Resuscitation ed è una delle prime volte che un’università pubblica effettua uno studio di questo tipo.
Sam Parnia è uno specialista in anestesia e rianimazione, attualmente primario del reparto di Terapia intensiva e direttore del dipartimento di ricerca sulla Rianimazione presso la Scuola di Medicina della Stony Brook University di New York. È considerato uno dei massimi esperti mondiali nel campo della morte, del rapporto mente-cervello e delle esperienza ai confini della morte.
Dal 2008 Parnia fa parte del progetto AWARE, uno studio internazionale promosso da Human Consciousness Project al quale hanno aderito venticinque ospedali cinque ospedali tra Europa e Nord America. Lo scopo del progetto è quello di verificare se le percezioni riportate da pazienti che hanno superato un arresto cardiaco possone essere provate
Fonte ReteNews24.it
nonostante che anche io diversi anni fa ebbi una esperienza extra corporea, devo ammettere impressionante , non credo a questo risultato scientifico che dimostra solo che l'esperimento non è sufficiente per decidere se c'è una "vita" cosciente dopo la morte, primo perchè i soggetti esaminati non erano affatto morti, secondo perchè sappiamo ancora molto poco sul cervello,terzo perchè bisognerebbe, durante gli esperimenti , evidenziare magari delle parole scritte a caratteri grandi o altre immagini e verificare al isveglio del paziente se le ha lette o viste dall'alto mentre il suo spirito volteggiava nell'aria.
Pubblicato il 22 febbraio 2016.
Tags: #campania, #Salerno, Cosa c'è dopo la morte
La possibilità che la vita si estenda oltre l’ultimo respiro è una materia che è stata trattata ampiamente, spesso giudicata con aperto scetticismo.
Le esperienze riportate dalle persone così fortunate da poterle raccontare sono state generalmente etichettate come allucinazioni dovute alla grave condizione psicofisica.
È di questi giorni però la pubblicazione di uno studio inglese che comproverebbe il mantenimento di un certo grado di coscienza da parte di persone in arresto cardiaco.
L’Università di Southampton, infatti, ha affrontato in modo scientifico la possibilità scoprendo che una qualche forma di “consapevolezza” può continuare anche dopo che il cervello ha cessato di funzionare del tutto.
Come si legge sul SITO dell’Univerità, per quattro anni i ricercatori della Southampton University hanno esaminato i casi di 2.060 persone, tutte vittime di arresto cardiaco, in 15 ospedali sparsi tra la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Austria.
Secondo i dati in possesso degli studiosi inglesi, circa il 40 per cento dei sopravvissuti ha descritto esperienze coscienti provate mentre il loro cuore aveva smesso di battere. In cifre, dei 330 scampati alla morte 140 hanno raccontato di essere rimasti parzialmente coscienti durante la rianimazione.
Singolare il caso di un assistente sociale cinquantasettenne di Southampton che ha raccontato di avere lasciato il proprio corpo e di avere assistito alle procedure di rianimazione dello staff medico da un angolo della stanza nella quale era ricoverato.
L’uomo, benché il suo cuore si fosse fermato per tre minuti, ha raccontato nei dettagli le azioni dei medici e degli infermieri e ha ricordato anche i suoni delle apparecchiature mediche. Il particolare che ha attirato l’attenzione dei ricercatori è stato che l’uomo ricordava i beep emessi da un particolare apparecchio, programmato per emettere segnali sonori ogni tre minuti.
«Quell’uomo ha descritto tutto quello che è avvenuto in quella stanza, ma la cosa più importante è che si è ricordato di aver udito due beep. Questo ci permette di comprendere quanto è durata la sua esperienza», ha dichiarato Sam Parnia, direttore della ricerca.
Le altre testimonianze tendono a essere piuttosto uniformi nel loro contenuto. Un paziente su cinque ha sperimentato un inusuale senso di pace e circa un terzo dei 330 sopravvissuti ha assistito a un rallentamento o a una accelerazione del tempo.
Alcuni hanno rammentato una forte luce simile a un flash o a un sole splendente, mentre altri hanno raccontato di una sensazione di paura di affogare e venire trascinati in acque profonde. Infine, il 13 per cento di coloro che sono stati rianimati ha ricordato delle esperienze extracorporee e un aumento delle percezioni sensoriali.
I risultati sono stati pubblicati anche sul giornale Resuscitation ed è una delle prime volte che un’università pubblica effettua uno studio di questo tipo.
Sam Parnia è uno specialista in anestesia e rianimazione, attualmente primario del reparto di Terapia intensiva e direttore del dipartimento di ricerca sulla Rianimazione presso la Scuola di Medicina della Stony Brook University di New York. È considerato uno dei massimi esperti mondiali nel campo della morte, del rapporto mente-cervello e delle esperienza ai confini della morte.
Dal 2008 Parnia fa parte del progetto AWARE, uno studio internazionale promosso da Human Consciousness Project al quale hanno aderito venticinque ospedali cinque ospedali tra Europa e Nord America. Lo scopo del progetto è quello di verificare se le percezioni riportate da pazienti che hanno superato un arresto cardiaco possone essere provate
Fonte ReteNews24.it
nonostante che anche io diversi anni fa ebbi una esperienza extra corporea, devo ammettere impressionante , non credo a questo risultato scientifico che dimostra solo che l'esperimento non è sufficiente per decidere se c'è una "vita" cosciente dopo la morte, primo perchè i soggetti esaminati non erano affatto morti, secondo perchè sappiamo ancora molto poco sul cervello,terzo perchè bisognerebbe, durante gli esperimenti , evidenziare magari delle parole scritte a caratteri grandi o altre immagini e verificare al isveglio del paziente se le ha lette o viste dall'alto mentre il suo spirito volteggiava nell'aria.
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Re: studio scientifico sul dopo morte
Ma de nuovo con 'sta roba?
Affinché la persona sia defunta è necessario che avvenga morte a livello cardiocircolatorio, nervoso e respiratorio; il fatto che il cuore s'arresti spesso non significa alcunché; né tantomeno i soggetti in questione sono morti.
Anche io in determinati stati di stress autoinnesco stati di coscienza alterati che mi permettono di ripristinare una funzionalità normale quando sono provata; ma a parte un cocktail chimico alla base di 'ste cazzate non si trova alcunché.
La persona, per avere autopercezione ed identità precisa (altrimenti tu potresti essere me, io potrei essere Obama nell'alto dei cieli) deve conservare un connettoma ben preciso; non può recarsi a svolazzare in cielo alla cazzo, così.
Quando mi diranno come fanno a mantenere inalterata la propria personalità anche alle porte di Theta Centauri, senza un tronco cerebrale, archipallio, neopallio, e più in generale tutte le strutture che rendono tale una persona (altrimenti è come se parlassimo di buste in plastica in volo nel cielo) anche questi sparaballe avranno una minima cognizione di ciò di cui parlano (ma non è detto, il sensazionalismo fine a se stesso ormai la vince su tutto)
Affinché la persona sia defunta è necessario che avvenga morte a livello cardiocircolatorio, nervoso e respiratorio; il fatto che il cuore s'arresti spesso non significa alcunché; né tantomeno i soggetti in questione sono morti.
Anche io in determinati stati di stress autoinnesco stati di coscienza alterati che mi permettono di ripristinare una funzionalità normale quando sono provata; ma a parte un cocktail chimico alla base di 'ste cazzate non si trova alcunché.
La persona, per avere autopercezione ed identità precisa (altrimenti tu potresti essere me, io potrei essere Obama nell'alto dei cieli) deve conservare un connettoma ben preciso; non può recarsi a svolazzare in cielo alla cazzo, così.
Quando mi diranno come fanno a mantenere inalterata la propria personalità anche alle porte di Theta Centauri, senza un tronco cerebrale, archipallio, neopallio, e più in generale tutte le strutture che rendono tale una persona (altrimenti è come se parlassimo di buste in plastica in volo nel cielo) anche questi sparaballe avranno una minima cognizione di ciò di cui parlano (ma non è detto, il sensazionalismo fine a se stesso ormai la vince su tutto)
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Smettetela di bistrattare e misinterpretare la Scienza per fingere di dare plausibilità alle vostre troiate
Grazie
Justine- ----------
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Re: studio scientifico sul dopo morte
Dopo la morte, il niente.
Non è una novità.
Apprezzo il fantasy, la ritualità e la mitologia; la fuffa pseudoscientifica pretenziosa direi di no.
Non è una novità.
Apprezzo il fantasy, la ritualità e la mitologia; la fuffa pseudoscientifica pretenziosa direi di no.
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" Death is a disease! It's like any other... there's a cure. A cure! And I will find it. "
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Re: studio scientifico sul dopo morte
matem ha scritto:nonostante che anche io diversi anni fa ebbi una esperienza extra corporea, devo ammettere impressionante , non credo a questo risultato scientifico che dimostra solo che l'esperimento non è sufficiente per decidere se c'è una "vita" cosciente dopo la morte, primo perchè i soggetti esaminati non erano affatto morti, secondo perchè sappiamo ancora molto poco sul cervello,terzo perchè bisognerebbe, durante gli esperimenti , evidenziare magari delle parole scritte a caratteri grandi o altre immagini e verificare al risveglio del paziente se le ha lette o viste dall'alto mentre il suo spirito volteggiava nell'aria.
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Re: studio scientifico sul dopo morte
Attenzione, Holu...
Scientists are reporting the remarkable case of a blind man who can see.
The case involves a middle-aged male physician living in Switzerland, who is known only by the initials "TN." A few years ago, TN had two strokes, one on either side of his brain. The strokes severely damaged the part of the brain primarily responsible for vision, known as the occipital cortex.
Extensive testing of TN confirmed that even though his eyes were just fine, he was completely blind. He couldn't see objects held in front of him and used a cane to get around. Ask him if he could see, and TN would reply, "No, I'm blind."
But neuroscientist Beatrice de Gelder wanted to study TN further. She is affiliated with Tilburg University in the Netherlands as well as Massachusetts General Hospital in Boston. First, she and her colleagues repeated tests on TN to satisfy themselves that he was indeed blind.
Then they laid out an obstacle course in a hallway. The obstacles consisted of everyday objects.
"One was a typical paper basket; one was a stack of books," says de Gelder. "They all had different shapes and sizes."
She then told TN to walk down the hall.
"We didn't give him information about obstacles or anything. So he was not aware that there were obstacles."
So TN walked down the hall, but instead of walking straight ahead, he carefully stepped around each of the obstacles.
"He never touched any of it. We were like totally amazed," says de Gelder, who reports her finding in the journal Current Biology. You can see this test by clicking on the video link above.
For his part, TN was surprised that the scientists were surprised.
"Since he had not seen any object, he wasn't aware of having achieved anything sensational," de Gelder says.
TN has what is known as blind sight, according to de Gelder. Even though the primary part of his brain that processes visual information is destroyed, he still has more primitive parts of his brain intact, and these are capable of doing some visual processing. After all, one of the most basic functions of the visual system is to help an animal avoid obstacles or predators. TN still has some visual abilities — he's just not aware he has them.
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