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vita e morte o meglio morte e vita

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Messaggio Da ros79 Mer 7 Gen 2009 - 8:37

una volta pensavo (o forse non pensavo) che esser atei equivalesse al gelo,alla tristezza,all'incapacità di amare. come puoi amare sapendo che con la morte del tuo corpo muore anche il tuo sentimento?
questo il pensiero da ragazzina.
oggi rifletto e sento. sento l'amore per la mia famiglia,sento amore per mio figlio e mi chiedo come abbia potuto fargli un torto simile. un giorno lo priverò del mio amore. un giorno soffrirà irreversibilmente la mia mancanza.e mi faccio schifo per questo e allora vorrei che il mio sentimento sopravvivesse, ma ciò non è e purtroppo essere credente non me lo farebbe sentire ugualmente. giuro che se potessi illudermi di amare mio figlio dopo la mia morte diventerei credente. lo so è un paradosso.
ma al di là di credi o meno il fatto è questo: la fine esiste,la fine della mia coscienza e dei miei sentimenti. questa è la "realtà" all'origine seppur poi ci si sia costruito sopra tutto il grottesco altrimenti non troppo triste teatrino della vita umana.

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Messaggio Da Ospite Mer 7 Gen 2009 - 9:54

ros79 ha scritto:una volta pensavo (o forse non pensavo) che esser atei equivalesse al gelo,alla tristezza,all'incapacità di amare. come puoi amare sapendo che con la morte del tuo corpo muore anche il tuo sentimento?
questo il pensiero da ragazzina.
oggi rifletto e sento. sento l'amore per la mia famiglia,sento amore per mio figlio e mi chiedo come abbia potuto fargli un torto simile. un giorno lo priverò del mio amore. un giorno soffrirà irreversibilmente la mia mancanza.e mi faccio schifo per questo e allora vorrei che il mio sentimento sopravvivesse, ma ciò non è e purtroppo essere credente non me lo farebbe sentire ugualmente. giuro che se potessi illudermi di amare mio figlio dopo la mia morte diventerei credente. lo so è un paradosso.
ma al di là di credi o meno il fatto è questo: la fine esiste,la fine della mia coscienza e dei miei sentimenti. questa è la "realtà" all'origine seppur poi ci si sia costruito sopra tutto il grottesco altrimenti non troppo triste teatrino della vita umana
.
...
Hai detto benissimo: vita e morte, da ragazzi o comunque in giovane età, e detti in questa esatta sequenza, rappresentano il dilemma straziante di ognuno.
Perché vivere, amare, sentire il mondo attorno a sé, se poi occorre abbandorare tutto? Se ogni cosa concepita e faticosamente realizzata deve di colpo essere abbandonata, senza possibilità alcuna di recupero?
Per me -ateo da sempre!- il peso di una tale "possibilità" non era attenuato dalla prospettiva di un mantenimento del contatto, "dopo"... Quindi era ancora più svuotato di ogni senso il tirare avanti quotidiano. Ogni cosa della mia vita era allora riempito solo dall'egoismo del piacere, dalla ricerca dell'appagamento di piccole soddisfazioni personali. Il tutto condito dal terrore di rimanere solo, come accadde puntualmente alla morte dei miei cari...
Solo molto più tardi ho compreso che la morte è vita, in un ribaltamento totale della sequenza inizialmente posta sotto esame.
E' vita quel vedere qualcosa di te -che beninteso non è trascendentale, non è opinabile come un'idèa campata per aria, non è contestabile come una speranza trasformata in realtà soggettiva, non è, insomma, l'eternità tanto decantata dalle caste mentitrici e plagianti dei religiosi, ma qualcosa di assolutamente tangibile!- che rivive nello sguardo di un bambino che solo ora si affaccia al mondo, quell'attimo colto di nascosto su un atteggiamento ripetuto involontariamente dalla pianificazione di un DNA ancora indecifrabile ma inequivocabilmente presente, che puntualmente ricompone l'enigma dell'esistenza.
E allora la morte, che è anche vita, fa molto meno paura...
...

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Messaggio Da Libero Mer 7 Gen 2009 - 11:28

ros79 ha scritto:una volta pensavo (o forse non pensavo) che esser atei equivalesse al gelo,alla tristezza,all'incapacità di amare. come puoi amare sapendo che con la morte del tuo corpo muore anche il tuo sentimento?
questo il pensiero da ragazzina.
oggi rifletto e sento. sento l'amore per la mia famiglia,sento amore per mio figlio e mi chiedo come abbia potuto fargli un torto simile. un giorno lo priverò del mio amore. un giorno soffrirà irreversibilmente la mia mancanza.e mi faccio schifo per questo e allora vorrei che il mio sentimento sopravvivesse, ma ciò non è e purtroppo essere credente non me lo farebbe sentire ugualmente. giuro che se potessi illudermi di amare mio figlio dopo la mia morte diventerei credente. lo so è un paradosso.
ma al di là di credi o meno il fatto è questo: la fine esiste,la fine della mia coscienza e dei miei sentimenti. questa è la "realtà" all'origine seppur poi ci si sia costruito sopra tutto il grottesco altrimenti non troppo triste teatrino della vita umana.

Quello che dici è sicuramente vero, anchio al pensiero della morte dei miei cari, non trovo soluzioni e mi sento perso. Ma in fondo quell' amore credo si traduca in cio che loro mi hanno insegnato, quello che sono lo devo in buona parte a loro. Quando un domani si ripresenteranno gli stessi problemi che ho risolto con loro e tante volte grazie a loro, io sapro gia cosa fare. E nel loro pensiero troverò la forza di reagire. Forse non potrai stare sempre con tuo figlio ma secondo me gli puoi lasciare il tuo ricordo, un ricordo che gli darà forza.

_________________
Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere.
.Thomas More.

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Messaggio Da ros79 Mer 7 Gen 2009 - 12:28

pischello ha scritto:
Solo molto più tardi ho compreso che la morte è vita, in un ribaltamento totale della sequenza inizialmente posta sotto esame.
E' vita quel vedere qualcosa di te -che beninteso non è trascendentale, non è opinabile come un'idèa campata per aria, non è contestabile come una speranza trasformata in realtà soggettiva, non è, insomma, l'eternità tanto decantata dalle caste mentitrici e plagianti dei religiosi, ma qualcosa di assolutamente tangibile!- che rivive nello sguardo di un bambino che solo ora si affaccia al mondo, quell'attimo colto di nascosto su un atteggiamento ripetuto involontariamente dalla pianificazione di un DNA ancora indecifrabile ma inequivocabilmente presente, che puntualmente ricompone l'enigma dell'esistenza.
E allora la morte, che è anche vita, fa molto meno paura...
...[/color]

scusa pischello,te lo chiedo in tutta l'onestà di cui posso disporre...ma non credi che in qualche modo il tuo "cambiamento" di percezione (se così vogliamo definirlo,se me lo permetti) sia condizionato da un istinto di sopravvivenza ancestrale che si mette in moto dentro ognuno di noi sempre e che si adegua ai cambiamenti esterni,ossia più invecchio (non me ne volere ok )più in qualche modo cerco di "consolarmi" -abbi pazienza per il termine infelice,ma non saprei come altro spiegarmi-e quindi ciò che prima non mi bastava ora lo raccolgo e lo metto in una visuale diversa per sostenere il peso dell'insostenibile?
sai,quando ero incinta il mio cervello aveva fatto in modo di "placare" le mie paure. dovevo partorire eppure non ne ero così spaventata,se non all'inizio della gravidanza. all'inizio si...mi capitava di pensarci e mi veniva la tachicardia, poi più si avvicinava il momento e meno sentivo il terrore. pensa che al mattino quando sono partita per l'ospedale avevo il sorriso sulla faccia,non vedevo l'ora di vedere mio figlio! la sera ti garantisco che quel sorriso era "una specie di sorriso" (cito De Andrè mgreen ).mi sono ritrovata a partorire come se dovessi morire e quel giorno ho scoperto lo sgomento e il terrore che ci accompagnerà nel momento della morte sempre che non saremo fortunati perchè colpiti da una malattia che ci faccia perdere lucidità.

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Messaggio Da Ospite Mer 7 Gen 2009 - 15:38

ros79 ha scritto:
pischello ha scritto:
Solo molto più tardi ho compreso che la morte è vita, in un ribaltamento totale della sequenza inizialmente posta sotto esame.
E' vita quel vedere qualcosa di te -che beninteso non è trascendentale, non è opinabile come un'idèa campata per aria, non è contestabile come una speranza trasformata in realtà soggettiva, non è, insomma, l'eternità tanto decantata dalle caste mentitrici e plagianti dei religiosi, ma qualcosa di assolutamente tangibile!- che rivive nello sguardo di un bambino che solo ora si affaccia al mondo, quell'attimo colto di nascosto su un atteggiamento ripetuto involontariamente dalla pianificazione di un DNA ancora indecifrabile ma inequivocabilmente presente, che puntualmente ricompone l'enigma dell'esistenza.
E allora la morte, che è anche vita, fa molto meno paura...
...[/color]

scusa pischello,te lo chiedo in tutta l'onestà di cui posso disporre...ma non credi che in qualche modo il tuo "cambiamento" di percezione (se così vogliamo definirlo,se me lo permetti) sia condizionato da un istinto di sopravvivenza ancestrale che si mette in moto dentro ognuno di noi sempre e che si adegua ai cambiamenti esterni,ossia più invecchio (non me ne volere ok )più in qualche modo cerco di "consolarmi" -abbi pazienza per il termine infelice,ma non saprei come altro spiegarmi-e quindi ciò che prima non mi bastava ora lo raccolgo e lo metto in una visuale diversa per sostenere il peso dell'insostenibile?
sai,quando ero incinta il mio cervello aveva fatto in modo di "placare" le mie paure. dovevo partorire eppure non ne ero così spaventata,se non all'inizio della gravidanza. all'inizio si...mi capitava di pensarci e mi veniva la tachicardia, poi più si avvicinava il momento e meno sentivo il terrore. pensa che al mattino quando sono partita per l'ospedale avevo il sorriso sulla faccia,non vedevo l'ora di vedere mio figlio! la sera ti garantisco che quel sorriso era "una specie di sorriso" (cito De Andrè mgreen ).mi sono ritrovata a partorire come se dovessi morire e quel giorno ho scoperto lo sgomento e il terrore che ci accompagnerà nel momento della morte sempre che non saremo fortunati perchè colpiti da una malattia che ci faccia perdere lucidità.
...
Ed io cerco di risponderti con tutta l'onestà intellettuale di cui mi è possibile far uso.
Non so se esista uno spirito di adattamento alle "mutate condizioni" di vita (età, esperienze maturate e quant'altro), almeno a livello percettivo...
Certo, non posso negare a priori che ci possa anche essere questa componente, ma se è così la percepisco solo virtualmente. Basti pensare come, fino a qualche anno fa, considerassi "vecchi" quelli che avevano la mia età.
Però poi mi trovo a guardare i miei simili (e non solo come età anagrafica) e vedere, anzi -constatare- come in fondo io sia o mi consideri abbastanza diverso: ho un vecchio compagno di scuola delle elementari, tanto per fare un esempio, che abita quì vicino e col quale mi ritrovo spesso... Tra l'altro lui è credente. Però, a differenza del sottoscritto, non ha discendenza... Secondo me lui ha ancora una paura viscerale della morte, dell'esser passato senza un motivo, del dover abbandonare (ma... a chi?) quel che possiede e per cui vive... "...Tutti attaccati ai loro pezzetti bruciati...", rispondendoti con una frase di Gaber...
Credo di poter testimoniare una sua irragionevole rivendicazione di... mancata individuazione di un motivo valido per affrontare con serenità l'ineluttabile.
Invece, personalmente, pur avendo avuto problemi di salute -anche gravi!- mi sono abituato (forse questa è la parola giusta!) all'idea della transitorietà della vicenda umana.
...

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Messaggio Da davide Mer 7 Gen 2009 - 17:39

In questi pochi mesi di permanenza sui forum atei, ho capito che ros è una pessimista cosmica (solo per sdrammatizzare ros, non ti sto deridendo wink.. )
Sto per diventare genitore anch'io (questione di giorni o forse solo di ore, visti gli ultimi odierni sviluppi mgreen ), e quindi posso iniziare a comprendere il tuo sgomento... E credo che io stesso soffrirò come una bestia se/quando i miei genitori dovessero lasciarmi: ci lega un rapporto bellissimo e per me sono sempre stati un esempio, ma... è la vita. Certe frasi fatte, ad un certo punto capisci quanto possano essere vere: è meglio amare e poi soffrire per la fine di un amore, che non avere mai amato. E davvero tu rivivrai in tuo figlio: lui è parte di te, e tu sei parte di lui, ed intendo proprio in senso fisico, non mi sogno nemmeno di tirare in mezzo favolette simil-religiose.
Quindi forse è vera anche un'altra frase fatta: pensa come se non dovessi morire mai, vivi ogni istante come se fosse l'ultimo. Non angosciarti a pensare come sarà, goditi la vita e tutto ciò che ti offre ora.

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Messaggio Da ros79 Mer 7 Gen 2009 - 21:13

per pischello:grazie della tua onestà intellettuale,già così riesco a capire meglio quello che intendi dire.spero di abituarmi anch'io un giorno...
per davide: congratulazioni!bhè che dire...non fare leggere alla tua compagna quello che ho scritto sul parto crazy allora ne riparliamo tra un pò quando guarderai tuo figlio negli occhi e saprai che sei il responsabile di quella vita umana e spero che mi racconterai le tue sensazioni. le mie sono drasticamente cambiate da quando sono genitore...
per inciso accetto il tuo consiglio,ma io davvero credimi che mi godo la mia vita,mi godo ogni momento che passo con mio marito e mio figlio,non do mai nulla per scontato e questo mi rende felice,troppo...e questo è il mio cruccio...

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Messaggio Da Ratio Sab 10 Gen 2009 - 9:41

ros79 ha scritto:per pischello:grazie della tua onestà intellettuale,già così riesco a capire meglio quello che intendi dire.spero di abituarmi anch'io un giorno...
per davide: congratulazioni!bhè che dire...non fare leggere alla tua compagna quello che ho scritto sul parto crazy allora ne riparliamo tra un pò quando guarderai tuo figlio negli occhi e saprai che sei il responsabile di quella vita umana e spero che mi racconterai le tue sensazioni. le mie sono drasticamente cambiate da quando sono genitore...
per inciso accetto il tuo consiglio,ma io davvero credimi che mi godo la mia vita,mi godo ogni momento che passo con mio marito e mio figlio,non do mai nulla per scontato e questo mi rende felice,troppo...e questo è il mio cruccio...

Ros, essere felici è umano ed essere umani non è certo una colpa...è la nostra natura..goditi questi momenti perchè nella vita c'è sempre un momento per piangere..perciò non rinunciare a priori ai momenti "belli", d'accordo? ok

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Messaggio Da davide Sab 17 Gen 2009 - 22:18

ros79 ha scritto:per pischello:grazie della tua onestà intellettuale,già così riesco a capire meglio quello che intendi dire.spero di abituarmi anch'io un giorno...
per davide: congratulazioni!bhè che dire...non fare leggere alla tua compagna quello che ho scritto sul parto crazy allora ne riparliamo tra un pò quando guarderai tuo figlio negli occhi e saprai che sei il responsabile di quella vita umana e spero che mi racconterai le tue sensazioni. le mie sono drasticamente cambiate da quando sono genitore...
per inciso accetto il tuo consiglio,ma io davvero credimi che mi godo la mia vita,mi godo ogni momento che passo con mio marito e mio figlio,non do mai nulla per scontato e questo mi rende felice,troppo...e questo è il mio cruccio...
Oh beh, il suo parto non è stato breve ed indolore, purtroppo per lei. Da parte mia, solo una frustrante sensazione di impotenza nel vedere soffrire mia moglie e non poter fare assolutamente NULLA per farla stare meglio.
Detto questo, raccontarti le mie sensazioni non è semplice... Troppo travolgenti, troppo... enormi per descriverle. Già solo ogni volta che prendo in braccio quel piccoletto, sapere di essere un artefice della sua esistenza e responsabile del suo futuro, e vederlo così, indifeso e meraviglioso.... Non ti so concludere nemmeno il periodo, pensa Embarassed

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Messaggio Da Ospite Dom 18 Gen 2009 - 10:47

davide ha scritto:
ros79 ha scritto:[...]
per davide: congratulazioni!bhè che dire...non fare leggere alla tua compagna quello che ho scritto sul parto crazy allora ne riparliamo tra un pò quando guarderai tuo figlio negli occhi e saprai che sei il responsabile di quella vita umana e spero che mi racconterai le tue sensazioni. le mie sono drasticamente cambiate da quando sono genitore...
per inciso accetto il tuo consiglio,ma io davvero credimi che mi godo la mia vita,mi godo ogni momento che passo con mio marito e mio figlio,non do mai nulla per scontato e questo mi rende felice,troppo...e questo è il mio cruccio.
..
Oh beh, il suo parto non è stato breve ed indolore, purtroppo per lei. Da parte mia, solo una frustrante sensazione di impotenza nel vedere soffrire mia moglie e non poter fare assolutamente NULLA per farla stare meglio.
Detto questo, raccontarti le mie sensazioni non è semplice... Troppo travolgenti, troppo... enormi per descriverle. Già solo ogni volta che prendo in braccio quel piccoletto, sapere di essere un artefice della sua esistenza e responsabile del suo futuro, e vederlo così, indifeso e meraviglioso.... Non ti so concludere nemmeno il periodo, pensa
Embarassed
...
E' infatti difficile condensare ed esternare tutte le sensazioni contraddittorie e pur meravigliose che ci assalgono, in certi momenti! Ecco perché, in un'altro thread del forum, mi sono chiesto: "Ma noi... siamo dio?"...

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Messaggio Da ros79 Dom 18 Gen 2009 - 18:37

davide ha scritto:
ros79 ha scritto:per pischello:grazie della tua onestà intellettuale,già così riesco a capire meglio quello che intendi dire.spero di abituarmi anch'io un giorno...
per davide: congratulazioni!bhè che dire...non fare leggere alla tua compagna quello che ho scritto sul parto crazy allora ne riparliamo tra un pò quando guarderai tuo figlio negli occhi e saprai che sei il responsabile di quella vita umana e spero che mi racconterai le tue sensazioni. le mie sono drasticamente cambiate da quando sono genitore...
per inciso accetto il tuo consiglio,ma io davvero credimi che mi godo la mia vita,mi godo ogni momento che passo con mio marito e mio figlio,non do mai nulla per scontato e questo mi rende felice,troppo...e questo è il mio cruccio...
Oh beh, il suo parto non è stato breve ed indolore, purtroppo per lei. Da parte mia, solo una frustrante sensazione di impotenza nel vedere soffrire mia moglie e non poter fare assolutamente NULLA per farla stare meglio.
Detto questo, raccontarti le mie sensazioni non è semplice... Troppo travolgenti, troppo... enormi per descriverle. Già solo ogni volta che prendo in braccio quel piccoletto, sapere di essere un artefice della sua esistenza e responsabile del suo futuro, e vederlo così, indifeso e meraviglioso.... Non ti so concludere nemmeno il periodo, pensa Embarassed
per il parto..che dire,per me è inconcepibile che un essere umano nasca così,per il raziocinio che lo contraddistingue.certo siamo animali(e lì te ne accorgi più che in qualsiasi altro momento)ma siamo dotati di una coscienza troppo paradossale...il parto non fa per me,non so come sia riuscita a sopravvivere o meglio come sia riuscita a non impazzire pianto2
per il resto direi che quello che spiega meglio la sensazione (per lo meno dal mio punto di vista)l'hai individuato.."troppo...".

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Messaggio Da Clint Mar 20 Gen 2009 - 15:23

davide ha scritto:In questi pochi mesi di permanenza sui forum atei, ho capito che ros è una pessimista cosmica (solo per sdrammatizzare ros, non ti sto deridendo wink.. )
Sto per diventare genitore anch'io (questione di giorni o forse solo di ore, visti gli ultimi odierni sviluppi mgreen ), e quindi posso iniziare a comprendere il tuo sgomento... E credo che io stesso soffrirò come una bestia se/quando i miei genitori dovessero lasciarmi: ci lega un rapporto bellissimo e per me sono sempre stati un esempio, ma... è la vita. Certe frasi fatte, ad un certo punto capisci quanto possano essere vere: è meglio amare e poi soffrire per la fine di un amore, che non avere mai amato. E davvero tu rivivrai in tuo figlio: lui è parte di te, e tu sei parte di lui, ed intendo proprio in senso fisico, non mi sogno nemmeno di tirare in mezzo favolette simil-religiose.
Quindi forse è vera anche un'altra frase fatta: pensa come se non dovessi morire mai, vivi ogni istante come se fosse l'ultimo. Non angosciarti a pensare come sarà, goditi la vita e tutto ciò che ti offre ora.

Questo espediente credo non possa valere per tutti, vedi Paolo Guzzanti (e figli) mgreen

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Messaggio Da guitargeo Ven 13 Feb 2009 - 13:11

Personalmente credo che essere atei non debba precludere ogni altra eventualità. Io personalmente ho delle certezze riguardo le falsità che ci hanno inculcato, ma non ne ho riguardo i grandi misteri della vita. E questa è la grande differenza tra gli atei ed i credenti: i credenti hanno l'arroganza di essere a conoscenza dei grandi misteri della vita.
con questo non voglio dire che le storielle riguardo i bambinelli, biancaneve, i sette nani, inferni, paradisi e purgatori, etc. possano avere una loro possibile riscontro reale, per il semplice fatto che sono concetti mediocri creati dall'Uomo in passato, spesso a tavolino. Però sono aperto a qualsiasi discussione e teoria, purchè elaborata da persone non succubi di un dogma.

Il problema della vita dopo la morte potrebbe essere visto sotto molteplici aspetti. Ad esempio, tutti noi sappiamo che nell'Universo si sono susseguite diverse forme di evoluzione. Dapprima un'evoluzione nucleare, poi chimica, chimico-fisica, fino ad arrivare a quella biologica. Forse vi sono ancora altri gradi evolutivi che riguardano altre sfere ancora sconosciute e che potrebbero riguardare qualcosa di instrinseco nella materia ma che viene allo scoperto solo dopo un certo grado di evoluzione biologica. Oppure il concetto della vita dopo la morte potrebbe essere completamente sostituito da altri concetti di più larga scala. Pertanto, essere atei non equivale a precludere ogni altra eventualità, anzi, tutto il contrario, equivale ad essere aperti a nuovi concetti impossibili da concepire per le menti incrostrate da un dogma.

Certo, l'Uomo ha creato la religione per poter sopperire a quella sorta di cortocircuito mentale che avviene quando si perde una persona cara. Si rischia di impazzire se non si hanno delle solide basi. Ed in genere la religione riesce a sopperire a tutto questo in maniera molto risolutiva. Certo, anch'io non nego che talvolta mi piacerebbe poter credere in qualcosa per evitare di pensare, di riflettere e di starci male. Ma non posso impormi questo.
Da circa un anno ho perso mio padre. E quando ci rifletto mi sembra impossibile. Perché perdere una persona equivale a non poterla incontrare più per l'Eternità. E di fronte alla morte altrui l'Uomo si trova per la prima volta nella sua vita faccia a faccia con il concetto di Eternità, dell'Infinito. Un concetto difficile da afferrare, un concetto sfuggente, ma che ti travolge. E forse proprio per riuscire a concretizzare quest'idea che bisogna bilanciarla con un'altra altrettanto inafferrabile: quella della vita eterna, presente in tutte le religioni.
Non ci sono risposte per ora. Ma una grande sofferenza. Una cruda realtà che però gli atei hanno almeno il coraggio di guardare negli occhi senza far ricorso a sotterfugi mentali.

guitargeo
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Messaggio Da davide Ven 13 Feb 2009 - 19:32

guitargeo ha scritto:Personalmente credo che essere atei non debba precludere ogni altra eventualità. Io personalmente ho delle certezze riguardo le falsità che ci hanno inculcato, ma non ne ho riguardo i grandi misteri della vita. E questa è la grande differenza tra gli atei ed i credenti: i credenti hanno l'arroganza di essere a conoscenza dei grandi misteri della vita.
con questo non voglio dire che le storielle riguardo i bambinelli, biancaneve, i sette nani, inferni, paradisi e purgatori, etc. possano avere una loro possibile riscontro reale, per il semplice fatto che sono concetti mediocri creati dall'Uomo in passato, spesso a tavolino. Però sono aperto a qualsiasi discussione e teoria, purchè elaborata da persone non succubi di un dogma.

Il problema della vita dopo la morte potrebbe essere visto sotto molteplici aspetti. Ad esempio, tutti noi sappiamo che nell'Universo si sono susseguite diverse forme di evoluzione. Dapprima un'evoluzione nucleare, poi chimica, chimico-fisica, fino ad arrivare a quella biologica. Forse vi sono ancora altri gradi evolutivi che riguardano altre sfere ancora sconosciute e che potrebbero riguardare qualcosa di instrinseco nella materia ma che viene allo scoperto solo dopo un certo grado di evoluzione biologica. Oppure il concetto della vita dopo la morte potrebbe essere completamente sostituito da altri concetti di più larga scala. Pertanto, essere atei non equivale a precludere ogni altra eventualità, anzi, tutto il contrario, equivale ad essere aperti a nuovi concetti impossibili da concepire per le menti incrostrate da un dogma.

Certo, l'Uomo ha creato la religione per poter sopperire a quella sorta di cortocircuito mentale che avviene quando si perde una persona cara. Si rischia di impazzire se non si hanno delle solide basi. Ed in genere la religione riesce a sopperire a tutto questo in maniera molto risolutiva. Certo, anch'io non nego che talvolta mi piacerebbe poter credere in qualcosa per evitare di pensare, di riflettere e di starci male. Ma non posso impormi questo.
Da circa un anno ho perso mio padre. E quando ci rifletto mi sembra impossibile. Perché perdere una persona equivale a non poterla incontrare più per l'Eternità. E di fronte alla morte altrui l'Uomo si trova per la prima volta nella sua vita faccia a faccia con il concetto di Eternità, dell'Infinito. Un concetto difficile da afferrare, un concetto sfuggente, ma che ti travolge. E forse proprio per riuscire a concretizzare quest'idea che bisogna bilanciarla con un'altra altrettanto inafferrabile: quella della vita eterna, presente in tutte le religioni.
Non ci sono risposte per ora. Ma una grande sofferenza. Una cruda realtà che però gli atei hanno almeno il coraggio di guardare negli occhi senza far ricorso a sotterfugi mentali.
Bravo, bel post!

Anche se non ti conosco, mi spiace tanto per la tua perdita, davvero.

davide
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Messaggio Da guitargeo Ven 13 Feb 2009 - 22:41

Ti ringrazio, davvero...

guitargeo
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