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Epicuro è sufficiente per le nostre domande sulla morte?

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Messaggio Da ermetesilente Dom 5 Apr 2015 - 13:02

Quando c'è lei noi non esistiamo, e viceversa.

Questo è il secondo punto del quadrifarmaco di Epicuro, che appunto ci invita a non temere la morte in quanto con la fine del soggetto terminano le sue sensazioni e non dobbiamo curarci quindi della Nera Mietitrice, non facendo parte del nostro orizzonte conoscitivo.

A me non è mai bastato, io credo che la morte per chi non crede in un dio come me sia la cosa più atroce e nessun ragionamento possa mitigarne il fiero aspetto; già lo dissi un anno fa circa e nuovamente lo ripeto: quali risposte avremo noi atei dinnanzi al nulla che ci divora? Quale forma di consolazione potremo addurre?

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Messaggio Da Rasputin Dom 5 Apr 2015 - 13:31

ermetesilente ha scritto:Quando c'è lei noi non esistiamo, e viceversa.

Questo è il secondo punto del quadrifarmaco di Epicuro, che appunto ci invita a non temere la morte in quanto con la fine del soggetto terminano le sue sensazioni e non dobbiamo curarci quindi della Nera Mietitrice, non facendo parte del nostro orizzonte conoscitivo.

A me non è mai bastato, io credo che la morte per chi non crede in un dio come me sia la cosa più atroce e nessun ragionamento possa mitigarne il fiero aspetto; già lo dissi un anno fa circa e nuovamente lo ripeto: quali risposte avremo noi atei dinnanzi al nulla che ci divora? Quale forma di consolazione potremo addurre?

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Messaggio Da Ospite Dom 5 Apr 2015 - 13:41

ermetesilente ha scritto:Quando c'è lei noi non esistiamo, e viceversa.

Questo è il secondo punto del quadrifarmaco di Epicuro, che appunto ci invita a non temere la morte in quanto con la fine del soggetto terminano le sue sensazioni e non dobbiamo curarci quindi della Nera Mietitrice, non facendo parte del nostro orizzonte conoscitivo.

A me non è mai bastato, io credo che la morte per chi non crede in un dio come me sia la cosa più atroce e nessun ragionamento possa mitigarne il fiero aspetto; già lo dissi un anno fa circa e nuovamente lo ripeto: quali risposte avremo noi atei dinnanzi al nulla che ci divora? Quale forma di consolazione potremo addurre?


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Nel settimo sigillo Bergman ti risponde così

Morte: …E ti devo dare una notizia interessante.
Antonius: E cioè?
Morte: Che ho vinto. Ti do scacco matto.
Antonius: È vero.
Morte: Ti è stato d’aiuto questo rinvio?
Antonius: Sì, certo.
Morte: Ne sono lieto. E adesso ti lascio. Quando ci rincontreremo, sarà giunta l’ultima ora per te e i tuoi compagni di viaggio.
Antonius: E tu ci svelerai i tuoi segreti?
Morte: Non ho alcun segreto da svelare.
Antonius: Allora non sai niente?
Morte: Non mi serve sapere.

E allo scudiero Jons  ateo fino al midollo fa dire queste parole:

Jöns: Sì. Farò silenzio, ma mi ribello.Forse avrei potuto liberarvi da quest’angoscia dell’eternità che vi tormenta. Ma ormai è troppo tardi per insegnarvi la gioia smisurata di una mano che si muove e di un cuore che pulsa.


Non aspettare a godersi la vita, ognuno come crede sia meglio, questa è l'unica risposta per dare un senso alla vita e alla morte.

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Messaggio Da Justine Dom 5 Apr 2015 - 13:58

Siamo reazioni chimiche non superiori rispetto a quelle che portano alla formazione delle galassie. Sufficiente capire il funzionamento dei principali veleni o neurotossine per capire che siamo frutto di un assemblaggio (anche malfatto per certi aspetti) approssimativo e dipendentissimo da feedback e retrofeedback.

Accettare che il fuoco si spegne prima o poi, e non è di certo inventarsi la solita disneyland ultraterrena a dare piú "senso" alle cose.

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Smettetela di bistrattare e misinterpretare la Scienza per fingere di dare plausibilità alle vostre troiate
Grazie
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Messaggio Da Minsky Dom 5 Apr 2015 - 21:23

ermetesilente ha scritto:Quando c'è lei noi non esistiamo, e viceversa.

Questo è il secondo punto del quadrifarmaco di Epicuro, che appunto ci invita a non temere la morte in quanto con la fine del soggetto terminano le sue sensazioni e non dobbiamo curarci quindi della Nera Mietitrice, non facendo parte del nostro orizzonte conoscitivo.

A me non è mai bastato, io credo che la morte per chi non crede in un dio come me sia la cosa più atroce e nessun ragionamento possa mitigarne il fiero aspetto; già lo dissi un anno fa circa e nuovamente lo ripeto: quali risposte avremo noi atei dinnanzi al nulla che ci divora? Quale forma di consolazione potremo addurre?
Epicuro ha parlato con lingua dritta.
A differenza di tutti i ciarlatani profeti e messia di ogni culto, che hanno sempre ingannato il prossimo - lieto di farsi truffare.

La mia consolazione è semplice. Sono convinto che l'umanità abbia enormi potenzialità ancora da esprimere, e che abbia tra le altre cose la capacità di sopravvivere a crisi tremende uscendone rafforzata. Basta guardare la storia, considerando anche, tra l'altro, quanto danno abbia causato e continui tutt'oggi a causare il cancro religioso.

Se, nonostante queste remore spaventose: catastrofi naturali, carestie, epidemie, guerre, religioni, etc. etc., sono stati compiuti progressi meravigliosi nelle scienze, nelle arti, nelle tecnologie, allora un futuro è possibile.

E in questo futuro, altri esseri umani come me potranno vivere e sperimentare la gioia e la pienezza di un'esistenza prodiga di stimolanti sfide.

Tanto mi basta.

saluto...

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e mangerà per un giorno.
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e mangerà per tutta la vita.
Dai la religione ad un uomo
e morirà pregando per un pesce.
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Messaggio Da Rasputin Dom 5 Apr 2015 - 21:37

Minsky ha scritto:
ermetesilente ha scritto:Quando c'è lei noi non esistiamo, e viceversa.

Questo è il secondo punto del quadrifarmaco di Epicuro, che appunto ci invita a non temere la morte in quanto con la fine del soggetto terminano le sue sensazioni e non dobbiamo curarci quindi della Nera Mietitrice, non facendo parte del nostro orizzonte conoscitivo.

A me non è mai bastato, io credo che la morte per chi non crede in un dio come me sia la cosa più atroce e nessun ragionamento possa mitigarne il fiero aspetto; già lo dissi un anno fa circa e nuovamente lo ripeto: quali risposte avremo noi atei dinnanzi al nulla che ci divora? Quale forma di consolazione potremo addurre?
Epicuro ha parlato con lingua dritta.
A differenza di tutti i ciarlatani profeti e messia di ogni culto, che hanno sempre ingannato il prossimo - lieto di farsi truffare.

La mia consolazione è semplice. Sono convinto che l'umanità abbia enormi potenzialità ancora da esprimere, e che abbia tra le altre cose la capacità di sopravvivere a crisi tremende uscendone rafforzata. Basta guardare la storia, considerando anche, tra l'altro, quanto danno abbia causato e continui tutt'oggi a causare il cancro religioso.

Se, nonostante queste remore spaventose: catastrofi naturali, carestie, epidemie, guerre, religioni, etc. etc., sono stati compiuti progressi meravigliosi nelle scienze, nelle arti, nelle tecnologie, allora un futuro è possibile.

E in questo futuro, altri esseri umani come me potranno vivere e sperimentare la gioia e la pienezza di un'esistenza prodiga di stimolanti sfide.

Tanto mi basta.

saluto...

Però, se siamo realisti cosa te ne frega? Cosa te ne può fregare una volta morto? Ha un senso preoccuparsi per il destino di chi ci segue una volta che non esistiamo più?

Io ho i miei dubbi

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Messaggio Da Minsky Dom 5 Apr 2015 - 21:48

Rasputin ha scritto:
Minsky ha scritto:
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Questo è il secondo punto del quadrifarmaco di Epicuro, che appunto ci invita a non temere la morte in quanto con la fine del soggetto terminano le sue sensazioni e non dobbiamo curarci quindi della Nera Mietitrice, non facendo parte del nostro orizzonte conoscitivo.

A me non è mai bastato, io credo che la morte per chi non crede in un dio come me sia la cosa più atroce e nessun ragionamento possa mitigarne il fiero aspetto; già lo dissi un anno fa circa e nuovamente lo ripeto: quali risposte avremo noi atei dinnanzi al nulla che ci divora? Quale forma di consolazione potremo addurre?
Epicuro ha parlato con lingua dritta.
A differenza di tutti i ciarlatani profeti e messia di ogni culto, che hanno sempre ingannato il prossimo - lieto di farsi truffare.

La mia consolazione è semplice. Sono convinto che l'umanità abbia enormi potenzialità ancora da esprimere, e che abbia tra le altre cose la capacità di sopravvivere a crisi tremende uscendone rafforzata. Basta guardare la storia, considerando anche, tra l'altro, quanto danno abbia causato e continui tutt'oggi a causare il cancro religioso.

Se, nonostante queste remore spaventose: catastrofi naturali, carestie, epidemie, guerre, religioni, etc. etc., sono stati compiuti progressi meravigliosi nelle scienze, nelle arti, nelle tecnologie, allora un futuro è possibile.

E in questo futuro, altri esseri umani come me potranno vivere e sperimentare la gioia e la pienezza di un'esistenza prodiga di stimolanti sfide.

Tanto mi basta.

saluto...

Però, se siamo realisti cosa te ne frega? Cosa te ne può fregare una volta morto? Ha un senso preoccuparsi per il destino di chi ci segue una volta che non esistiamo più?

Io ho i miei dubbi
Ma io non sono preoccupato. Non ho detto questo. Tuttavia sento il dovere di operare affinché le condizioni di vita delle generazioni future siano sempre migliori, dove "migliori" non va letto come "più comode". Perché mi rendo conto che, seppure inconsapevolmente, buona parte dell'umanità che è venuta prima di me ha dato un contributo a rendere la mia vita possibile e soddisfacente.

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Messaggio Da Rasputin Dom 5 Apr 2015 - 22:09

Minsky ha scritto:
Ma io non sono preoccupato. Non ho detto questo. Tuttavia sento il dovere di operare affinché le condizioni di vita delle generazioni future siano sempre migliori, dove "migliori" non va letto come "più comode". Perché mi rendo conto che, seppure inconsapevolmente, buona parte dell'umanità che è venuta prima di me ha dato un contributo a rendere la mia vita possibile e soddisfacente.

Lodevole il 1. grassettato mi pare, quanto al secondo bisognerebbe definire cosa si intende per "Buona parte"...perché ce n'è un'altra, che mi ha battezzato comunicato cresimato ed ancor oggi rende a me ed a molti altri la vita più difficile di quanto dovrebbe.

Questo sia quantitativamente che qualitativamente...

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Messaggio Da Minsky Dom 5 Apr 2015 - 22:43

Rasputin ha scritto:
Minsky ha scritto:
Ma io non sono preoccupato. Non ho detto questo. Tuttavia sento il dovere di operare affinché le condizioni di vita delle generazioni future siano sempre migliori, dove "migliori" non va letto come "più comode". Perché mi rendo conto che, seppure inconsapevolmente, buona parte dell'umanità che è venuta prima di me ha dato un contributo a rendere la mia vita possibile e soddisfacente.

Lodevole il 1. grassettato mi pare, quanto al secondo bisognerebbe definire cosa si intende per "Buona parte"...perché ce n'è un'altra, che mi ha battezzato comunicato cresimato ed ancor oggi rende a me ed a molti altri la vita più difficile di quanto dovrebbe.

Questo sia quantitativamente che qualitativamente...
In quella "buona parte" ci sono sia i Grandi del pensiero che hanno saputo gettare le basi della scienza nonostante l'oscurantismo religioso, sia gli umili lavoratori, che hanno di fatto permesso lo sviluppo di una società evoluta e complessa, ricca di risorse.
Perciò la preponderanza numerica implicita nella "buona parte" è dovuta assai di più, per dire, ai servi della gleba che agli intellettuali, mentre nella parte restante, quella parte di umanità che è stata solo remora e parassita, sono ricompresi per esempio a pieno merito i chierici.

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Messaggio Da Rasputin Dom 5 Apr 2015 - 22:50

Minsky ha scritto:
Rasputin ha scritto:
Minsky ha scritto:
Ma io non sono preoccupato. Non ho detto questo. Tuttavia sento il dovere di operare affinché le condizioni di vita delle generazioni future siano sempre migliori, dove "migliori" non va letto come "più comode". Perché mi rendo conto che, seppure inconsapevolmente, buona parte dell'umanità che è venuta prima di me ha dato un contributo a rendere la mia vita possibile e soddisfacente.

Lodevole il 1. grassettato mi pare, quanto al secondo bisognerebbe definire cosa si intende per "Buona parte"...perché ce n'è un'altra, che mi ha battezzato comunicato cresimato ed ancor oggi rende a me ed a molti altri la vita più difficile di quanto dovrebbe.

Questo sia quantitativamente che qualitativamente...
In quella "buona parte" ci sono sia i Grandi del pensiero che hanno saputo gettare le basi della scienza nonostante l'oscurantismo religioso, sia gli umili lavoratori, che hanno di fatto permesso lo sviluppo di una società evoluta e complessa, ricca di risorse.
Perciò la preponderanza numerica implicita nella "buona parte" è dovuta assai di più, per dire, ai servi della gleba che agli intellettuali, mentre nella parte restante, quella parte di umanità che è stata solo remora e parassita, sono ricompresi per esempio a pieno merito i chierici.

Scusa se rompo le balle eh...ma non vedo preponderanza numerica nella "Buona parte"

Qualitativa certamente

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Messaggio Da Sun Tzu Lun 6 Apr 2015 - 15:37

ermetesilente ha scritto:Quando c'è lei noi non esistiamo, e viceversa.

Questo è il secondo punto del quadrifarmaco di Epicuro, che appunto ci invita a non temere la morte in quanto con la fine del soggetto terminano le sue sensazioni e non dobbiamo curarci quindi della Nera Mietitrice, non facendo parte del nostro orizzonte conoscitivo.

A me non è mai bastato, io credo che la morte per chi non crede in un dio come me sia la cosa più atroce e nessun ragionamento possa mitigarne il fiero aspetto; già lo dissi un anno fa circa e nuovamente lo ripeto: quali risposte avremo noi atei dinnanzi al nulla che ci divora? Quale forma di consolazione potremo addurre?

Si è per molti la stessa cosa,infatti il problema di Epicuro nella sua risposta,che può come non può essere condivisa,è che la paura della morte da morti non fa paura ma il problema,anche per altri pensatori antichi,è che tale paura si ha,non tanto quando si è già morti tanto quanto quando si è ancora vivi,per cui la riposta Epicurea per quanto valida e per molti anche insufficiente (e probabilmente rimarra sempre tale).Ma cosa è questa paura della morte se non un proprio giudizio?E dunque come direbbe Epitteto,noi non temeremmo tanto la morte ma il giudizio che abbiamo di essa.

Personalmente,dunque, sono più stoico:la morte non è in mio potere,e un fattore indipendente da me,e se è vero che come direbbe Epitteto e cioè che le cose che sono indipendenti da me e dalla mia volontà sono solo il giudizio che nè ho, proprio perchè i giudizi della morte sono miei giudizi, allora che senso avrebbe temere i propri giudizi specialmente su cose che non sono in mio potere come la morte?. Anzi delle volte la paura morte somiglia più al rimpiangere la felicità della vita non vissuta piuttosto che il suo cessarsi,infondo l'idea dell'eternità nell'oblio mi fa apprezzare maggiormente l'idea stessa della vita e di quanto essa proprio per questo sia preziosa,in realtà quindi,non temerei la morte in maniera smisurata, temerei di più di non aver vissuto una vita felice tale che la morte stessa ,mi facesse rimpiangere di non averla vissuta nella sua pienezza.

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Meglio Ronin ma libero, mercenari nel bene e nel male di nessuno,piuttosto che Samurai ma schiavo,soldati per il bene o per il male del proprio signore.

Credere in una bandiera è credere in una ideologia,meglio non seguire nessuna bandiera in particolare oppure seguirle tutte a seconda di come tira il vento sulla propria.
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Messaggio Da Minsky Lun 6 Apr 2015 - 21:23

Rasputin ha scritto:
Scusa se rompo le balle eh...ma non vedo preponderanza numerica nella "Buona parte"

Qualitativa certamente
Mah, a me sembra ovvio che i servi della gleba, gli schiavi, gli operai e i contadini debbano essere sempre stati e molto probabilmente saranno sempre molti di più, ordini di grandezza di più, dei parassiti che con il loro lavoro si mantengono nel lusso.

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