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EURO: macelleria sociale, nota e prevista!

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Messaggio Da delfi68 Mer 8 Mag 2013 - 10:20

No comment.

Alla faccia di chi non crede mai alle tesi in cui il sistema politico e bancario trama da sempre e ogni giorno per un unico scopo, il dominio delle masse attraverso i meccanismi di un mercato finanziario ed economico FITTIZIO e FALSO.

Meccanismi criminali NOTI e semplicemente ignorati da TRENT'ANNI!

testo completo qui
http://it.finance.yahoo.com/notizie/disastro-delleuro-spiegato-trentanni-prima-080000753.html

Nicholas Kaldor nel1971 quando la moneta unica europea era solo un progetto sulla carta che si sarebbe realizzato circa 30 anni dopo, in “Effetti Dinamici del Mercato Comune” pubblicato inizialmente su New Statesman il 12 marzo 1971 e ristampato anche (come capitolo 12, pp 187 – 220) in “Altri Saggi di Economia Applicata” – volume 6 della Raccolta di saggi economici di Nicholas Kaldor.

Uno degli aspetti più inquietanti e forse il più criminale, che hanno portato alla nascita della moneta unica, risiede proprio nel fatto che il suo fallimento era già stato previsto almeno tre decenni prima della sua nascita.

La sua insostenibilità era già stata scritta e documentata scientificamente da autorevoli economisti, appartenenti a differenti scuole di pensiero economico, che denunciarono, già a quell'epoca, quelle che sarebbero state le conseguenze in termini di macelleria sociale, di aggressione dei diritti e dei salari del ceto medio popolare, che si sarebbero determinate per effetto della creazione di un'area valutaria non ottimale tra nazioni con strutturali differenze economiche.

Agganciare la valuta della Germania a quella di Paesi economicamente più deboli e con inflazione più alta, senza prevedere meccanismi certi ed automatici di riequilibrio fra i Paesi in surplus e quelli in deficit, non poteva non determinare la costruzione di un rapporto asimmetrico: da una parte la Germania e i Paesi forti nel ruolo di leaders, dall’altra i Paesi più deboli nel ruolo di followers, impossibilitati a recuperare competitività e sostanzialmente costretti a riprodurre le politiche economiche e sociali tedesche, con le conseguenze che vediamo oggi, dopo dieci anni di moneta unica (la quale rappresenta il caso “estremo” di sistema valutario a cambi fissi): deflazione, spinta al ribasso dei diritti e dei salari dei ceti medi e popolari, innalzamento della disoccupazione, politiche di rigore destinate a portare il Paese ad avvitarsi in spirali recessive.

Ma si è voluto procedere ugualmente, nonostante si conosce perfettamente che il progetto dell'euro non sarebbe potuto essere sostenibile. Ciò per il semplice fatto che, secondo una consolidata scuola di pensiero adottata dai padri fondatori, le crisi che si sarebbero avute successivamente, avrebbero creato di per se le condizioni (anche nell'opinione pubblica) per favorire una maggiore integrazione politica e fiscale ritenuta, secondo loro, indispensabile per sanare divergenti aree con caratteristiche economiche, fiscali e sociali differenti.
Tant'è che lo stesso Mario Monti, qualche mese fa, intervenendo ad un dibattito, ha affermato:« Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti.

I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario.

…È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. »Quello che segue, è un testo scritto dall’economista post Keynesiano Nicholas Kaldor nel1971 quando la moneta unica europea era solo un progetto sulla carta che si sarebbe realizzato circa 30 anni dopo, in “Effetti Dinamici del Mercato Comune” pubblicato inizialmente su New Statesman il 12 marzo 1971 e ristampato anche (come capitolo 12, pp 187 – 220) in “Altri Saggi di Economia Applicata” – volume 6 della Raccolta di saggi economici di Nicholas Kaldor. Abbiamo evidenziato in grassetto alcuni passaggi. E’ particolarmente significativo che Kaldor abbia precisamente previsto le cause della crisi dell’euro: lo squilibrio commerciale e della bilancia dei pagamenti a causa di un regime di cambi fissi in assenza di regole sui salari, un fisco centralizzato e riequilibratori automatici. Trent’anni prima che l’euro nascesse era perfettamente chiaro perché non avrebbe funzionato. Kaldor, nel 1971, scriveva: da Keynes blog,"…Un giorno le nazioni d’Europa saranno pronte ad unire le loro identità nazionali e a creare una nuova Unione Europea – gli Stati Uniti d’Europa. Se e quando lo faranno, ci sarà un Governo Europeo che assumerà tutte le funzioni che fanno capo al Governo Federale degli Stati Uniti d’America, o del Canada o dell’Australia. Questo implicherà la creazione di una “piena unione economica e monetaria”. Ma si commette un errore pericoloso nel credere che l’unione politica e monetaria possa precedere l’unione politica o che opererà (come si legge nelle parole del rapporto Werner) “un agente di fermentazione per la creazione di una unione politica della quale nel lungo non sarà in ogni caso in grado di fare a meno”. Poiché se la creazione di una unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci nazionali saranno tali da generare pressioni che conducono ad una rottura dell’intero sistema, è chiaro che lo sviluppo dell’unione politica sarà ostacolato e non promosso.

Altri estratti dal capitolo:pag. 202Gli eventi degli ultimi anni – in cui si evidenziava la necessità di una rivalutazione del marco tedesco e di una svalutazione del franco francese – hanno dimostrato l’insufficienza della Comunità stante l’attuale grado di integrazione economica. Il sistema presuppone piena convertibilità delle valute e cambi fissi tra gli stati membri, lasciando la politica monetaria e fiscale alla discrezione dei singoli stati.Sotto questo sistema, come gli eventi hanno dimostrato, alcuni paesi tenderanno ad acquisire crescenti (ed indesiderati) surplus commerciali nei confronti dei loro partner commerciali, mentre altri accumulano crescenti deficit. Ciò porta con sé due effetti indesiderati. Trasmette pressioni inflazionistiche da alcuni membri ad altri; e mette i paesi in surplus nelle condizioni di fornire finanziamenti in automatico ai paesi in deficit in scala crescente.

,Pag. 205…. Questo è un altro modo per dire che l’obiettivo di una piena unione monetaria ed economica non si può ottenere senza una unione politica; e la seconda presuppone integrazione fiscale e non mera armonizzazione fiscale. Essa richiede la creazione di un Governo e Parlamento della Comunità che si assumano la responsabilità almeno della maggior parte della spesa attualmente finanziata dai governi nazionali e la finanzi attraverso tasse equamente ripartite tra i membri comunitari. Con un sistema integrato di questo tipo le aree più ricche finanziano in automatico quelle più povere, e le aree che sperimentano un declino delle esportazioni sono automaticamente alleggerite pagando meno e ricevendo di più dalla Fisco centrale. La tendenze cumulative all’aumento e alla diminuzione sono così tenute sotto controllo da uno stabilizzatore fiscale costruito all’interno del sistema che consente alle aree in surplus di fornire automaticamente aiuto a quelle in deficit.

Pag. 206…quel che il Rapporto sbaglia nel riconoscere è che l’esistenza di un sistema centrale di tassazione e spesa è uno strumento per l’erogazione di “aiuti regionali” molto più potente di qualunque cosa che l’“intervento speciale” per lo sviluppo delle regioni sia capace di fornire.

D’altra parte l’attuale piano della Comunità è come quella casa che “divisa contro se stessa non riesce a stare”. L’Unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci impedirà ad ogni singolo stato membro di perseguire autonome politiche di piena occupazione – di intervenire per compensare le cadute del livello della produzione e dell’occupazione – eccetto che non beneficiando dell’appoggio di un forte Governo comunitario in grado di preservare i suoi cittadini dalle conseguenze peggiori.

Pag. 192Myrdal coniò la locuzione “causazione circolare e cumulativa” per spiegare perché il tasso di sviluppo economico delle diverse aree del mondo non tende ad uno stato di equilibrio uniforme ma, al contrario, tende a cristallizzarsi in un numero limitato di aree ad elevata crescita il cui successo ha l’effetto di inibire lo sviluppo di altre aree.
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Messaggio Da Ospite Mer 8 Mag 2013 - 13:42

mah.
secondo me gli economisti sono un po' come i biglietti della lotteria.
sparano tutti i numeri a caso prima, poi quello che ha imbroccato quello che esce allora "ha previsto".

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Messaggio Da Minsky Mer 8 Mag 2013 - 13:46

jessica ha scritto:mah.
secondo me gli economisti sono un po' come i biglietti della lotteria.
sparano tutti i numeri a caso prima, poi quello che ha imbroccato quello che esce allora "ha previsto".

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Messaggio Da delfi68 Mer 8 Mag 2013 - 18:57

Peccato che gli economisti non guardano la sfera di cristallo..piuttosto di un economista bisognerebbe guardare chi e' il suo datore di lavoro..allora diciamo che non sono previsioni a cazzo di cane, ma previsioni veritiere, note anche al sistema dei banchieri, i quali, hanno raggiunto benissimo l'obbiettivo in previsione: crisi, svalutazione dei beni, crisi economica ed enormi possibilita' di riaquisto e aquisto a bassisimo costo...

La previsione era nota a tutti, benche' vera e inconfutata da alcuno, tranne che al popolino beota..
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Messaggio Da gedeone Gio 9 Mag 2013 - 7:50

l' euro e' un fallimento e prima si esce, meglio e'.
le nazioni che non sono nell' euro vanno bene, anche per altri motivi, quelle dentro stanno andando a catafascio.
ha ragione farage : si puo, essere governati da Van Rompuy ?
E, vero, Kaldor aveva previsto questo disastro, ma lo aveva previsto anche ...Napolitano, senza contare la teoria delle aree valutarie ottimali di Mundell.
Come mai la GB , nazione storicamente lungimirante, non vuole entrare nell'
euro ?

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