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Messaggio Da Phoenix Lun 8 Feb 2010 - 19:11

Mafia/ Ciancimino jr, la nascita di Forza Italia e Cosa nostra

Roma, 8 feb. (Apcom) - Un foglio scritto con mano malferma e i ricordi "vecchi di 17 anni". Massimo Ciancimino torna nell'aula bunker di Palermo e per sei ore racconta ancora la storia, presunta, della trattativa tra lo Stato e la mafia, all'indomani delle stragi del '92, della morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel processo sono imputati l'ex comandante del Ros, Mario Mori, e l'ex colonnello Mauro Obinu, per le accuse di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, in relazione alla mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995, dopo le segnalazioni di un confidente. Ma il figlio dell'ex sindaco di Palermo, Vito Calogero Ciancimino, porta ancora lontano dall'oggetto, dal capo d'imputazione che chiama in causa i due ufficiali dell'Arma. Di questo Mori, in più occasioni, dà segno di sopportare a fatica, muove la testa, chiede al suo difensore, prova a intervenire.
"Lo junior che è diventato famoso", come l'apostrofa l'avvocato Piero Milio, getta una ombra sinistra sulla nascita di Forza Italia, dopo un lungo preambolo nel quale ricorda ancora una volta Marcello Dell'Utri, "che prese il posto di mio padre nella trattativa". E sempre Don Vito avrebbe spiegato al figlio che il partito fondato da Silvio Berlusconi "era il frutto di quella fase". La base, scivolosa, su cui si muove Massimo Ciancimino è quella fornita da un foglio manoscritto, un pizzino che a suo dire sarebbe stato indirizzato da Provenzano a Berlusconi e Dell'Utri. Nel foglietto Provenzano avrebbe parlato di un presunto progetto intimidatorio ai danni del figlio del premier. "Intendo portare il mio contributo - si legge nel pizzino - che non sarà di poco conto perché questo triste evento non si verifichi (si allude all'intimidazione ndr). Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive".
L'avvocato Milio, più tardi, spiega: "L'attendibilità del signor Massimo Ciancimino è al di sotto dello zero assoluto. Lui racconta favole di Andersen, storielle da magliaro". C'è una regia rispetto a queste dichiarazioni? "Non faccio cinema - ironizza Milio - Certo è che siamo partiti dal bivio di Mezzojuso (dove sarebbe stato nascosto Bernardo Provenzano nel '95) e siamo stati portati ad Arcore. Mi sembra tutto non solo poco credibile ma assurdo che stiamo qui a parlarne". Il colpo a sorpresa è però sempre nelle corde di Ciancimino jr. Quando all'inizio dell'udienza tira fuori il passaporto che "il signor Franco", il mai identificato agente deviato dei servizi segreti, avrebbe dato al figlio, di neanche tre settimane, più di uno comincia a togliere dubbi e ad aggiungere certezze.
Per questo quando poi Ciancimino jr spiega: "Mio padre mi disse che questo documento, insieme all'immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un'unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo". Nel primo pomeriggio, prima che i difensori prendano la parola per il controesame, il testimone ammette di non farcela più. E così si rinvia al 2 marzo. Anche per la memoria difensiva di Mori. Era di 40 pagine e oltre. Rimane nelle borse. Aspettando che Ciancimino jr finisca di parlare il generale è costretto a rimanere in silenzio.





http://www.unita.it/notizie_flash/85259/mafia_ciancimino_jr_la_nascita_di_forza_italia_e_cosa_nostra
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Messaggio Da davide Lun 8 Feb 2010 - 22:59

Sì beh, Ciancimino ne sta dicendo di ogni, e con pochi riscontri, finora... Detesto dover "difendere" il nano, ma mi sembra che 'sto tizio sia fuori controllo...

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Messaggio Da capricorno Mar 9 Feb 2010 - 13:04

Il fatto che Dell'Utri sia stato condannato per mafia non depone certamente a favore del suo partito però.

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Messaggio Da vincentius Mer 10 Feb 2010 - 17:16

La notizia che Forza Italia sia nata da una combutta con la mafia non mi ha sorpreso assolutamente:si sapeva già,e pure da tempo!
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Messaggio Da Phoenix Mer 10 Feb 2010 - 18:44

vincentius ha scritto:La notizia che Forza Italia sia nata da una combutta con la mafia non mi ha sorpreso assolutamente:si sapeva già,e pure da tempo!


È solo un’ulteriore conferma di quello che ormai è alla luce del sole.

Poi…uno che chiama Mangano un eroe, non po’ essere altro che un mafioso
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Messaggio Da vincentius Mer 10 Feb 2010 - 19:51

Un mafioso che non si preoccupa neanche di mascherarsi da cittadino modello. La cosa che poi più d'ogni altra mi fa incazzare non è che ci siano mafiosi in parlamento,ma che i cittadini neanche se ne rendano conto e si lascino pigliare per il culo come se niente fosse!
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Messaggio Da capricorno Gio 11 Feb 2010 - 9:20

L'ultima intervista a Borsellino Forza Italia e (è) Cosa nostra Pdf_button Forza Italia e (è) Cosa nostra PrintButton Forza Italia e (è) Cosa nostra EmailButton


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In questo video l'ultima intervista a Paolo Borsellino due giorni prima di morire in cui parla dei rapporti tra mafia, Dell'Utri e Berlusconi.
Il video è stato trasmesso, di notte, solo da rainews24.

[table class=contentpaneopen][tr][td]Documenti - Altri documenti [/td][/tr][tr][td vAlign=top]Scritto da Norma Ferrara [/td][/tr][tr][td class=createdate vAlign=top]Sabato 04 Aprile 2009 19:29 [/td][/tr][tr][td vAlign=top]

L'inchiesta di Rainews 24 al Festival del giornalismo. Morrione: "le analisi del magistrato più che mai attuali"



Un’intervista, l’ultima esistente, che ritrae il giudice Paolo Borsellino nella sua casa di Palermo durante una lunga intervista rilasciata ai colleghi Fabrizio Calvi e. Jean-Pierre Moscardo di Canal Plus datata 21 maggio 1992, due giorni prima della strage di Capaci. Un documento rimasto inedito sino al settembre del 2000 quando la troupe di Rainews24, diretta allora da Roberto Morrione, decise di acquisirla e trasmetterla durante una puntata di inchiesta e confronto con i magistrati Antonio Ingroia, collega di Borsellino, e Luca Tescaroli titolare dell’inchiesta sulla strage di via d’Amelio alla procura di Caltanissetta.
All'epoca Roberto Morrione (oggi presidente di Libera Informazione) chiese alle tre testate della Rai di diffondere l’intervista che Rainews24 aveva deciso di trasmettere prendendo spunto da un articolo pubblicato su l’Espresso mesi prima. “In quegli anni la giornalista che si era occupata di trascrivere parte dell’intervista – ricorda Morrione – si trovò con l’abitazione ridotta in fiamme. Questo non fece notizia, così come passò inascoltata la mia richiesta di riproporre in una delle tre reti Rai l’intervista che ritenemmo e ritengo tutt’ora un documento di estrema rilevanza per l’opinione pubblica cosi come per la magistratura”.


Al centro dell’inchiesta che i due colleghi francesi stavano conducendo in quel caldo e teso 1992 i rapporti fra Cosa nostra e la politica italiana, i collegamenti presunti all’epoca e poi dimostrati (con una sentenza di condanna per associazione mafiosa da parte della procura di Palermo) fra la mafia palermitana e Marcello Dell’Utri, fondatore di Pubblitalia e braccio destro di Silvio Berlusconi. Paolo Borsellino con scrupolo ed equilibrio risponde alle domande a lui rivolte. Parla di traffico di droga, di Mangano, della famiglia mafiosa di Porta nuova e ad ogni domanda più circoscritta ripete che ... di quei fascicoli non si sta occupando direttamente ma da altri dibattimenti emergono alcuni elementi". E di questi parla. (Guarda qui l’intervista e le risposte di Borsellino). “Un’intervista molto documentata - commenterà dagli studi di Rainews 24 ¬ - contenuti di cui nemmeno a me aveva parlato all’epoca”. L’operazione San Valentino nel 1983 con arresti per traffico di droga che avevano coinvolto cinque città italiane aveva incuriosito i colleghi francesi di Canal Plus, il nome di Mangano, i suoi rapporti con la mafia da un lato e con Marcello dell’Utri dall’altro. In mezzo una “inchiesta su Berlusconi e Mangano” a cui fa riferimento già nel 1992 ma di cui non si stava occupando in prima persona. L'intervista non andò mai in onda, nemmeno sui canali della tv francese.


L' intervista è stata acquisita nel corso dei processi a Palermo contro Dell’Utri e a Caltanissetta sui mandanti delle stragi. Il terzo fascicolo quello dei mandanti esterni – come ricorda Roberto Morrione – è rimasto un terreno inesplorato dalla magistratura e anche dal giornalismo, ciascuno nelle sue diverse sedi, non ha potuto dare seguito agli spunti investigativi che da questa stessa inchiesta emergevano già negli anni’90.


L’ultima intervista a Borsellino e la puntata di Rainews24 con Tescaroli e Ingroia - condotta in studio da Sigfrido Ranucci e Arcangelo Ferri - rappresentano un esempio incisivo di inchiesta condotta in linea con la mission del servizio pubblico. All’epoca le testate Rai lasciarono in “splendida solitudine” la decisione del gruppo di Rainews24, oggi l’intervista è anche su you tube.



“Questa inchiesta ed altri momenti come la puntata di Che tempo che fa di Saviano e Fazio - di alcuni giorni fa - ci dimostrano che un’altra Tv è possibile - commenta Morrione”. Non dobbiamo smettere di crederci, nonostante tanti esempi negativi, una eccessiva e morbosa attenzione alla cronaca nera a scapito delle inchieste su mafie, corruzione e quant’altro possa riguardare il Paese, nonostante un ddl sulle intercettazioni che se otterrà la maggioranza dei consensi di fatto limiterà drasticamente da un lato i cronisti di giudiziaria, dall’altra l’attività inquirente.



Tanti gli interventi dei giovani: domande sul giornalismo, sulla politica, sui percorsi per legalità della società civile. E poi una riflessione sui simboli, sulle parole su chi le usa e chi ne abusa. “Nella Palermo di oggi – ricorda un giovane studente di Pavia - si stanno stravolgendo simboli, ricordi e spesso ad uso e consumo di politici con comportamenti non proprio limpidi”.


Solo qualche settimana prima della sua seconda elezione alla guida del Paese il premier abbracciando Marcello dell’Utri ha “riabilitato” la figura del suo stalliere di Arcore, Vittorio Mangano (processato per traffico di droga, omicidio e associazione mafiosa) ricordando che era morto da eroe. Cioè in silenzio: un silenzio che in questi casi si chiama omertà. Silenziata dai media nazionali la reazione della società civile indignata da queste affermazioni.


In questa giornata di “servizio pubblico” offerta al Festival del giornalismo a tanti giovani presenti. Una lezione del "giornalismo possibile" ma anche di memoria e impegno che rilanciano anche da questo spazio un appello diretto alla Rai: torni a fare inchieste nell’interesse del Paese.


Perché - come ha ribadito con i fatti e le parole nel suo lucido intervento di oggi Roberto Morrione: un’altra televisione è possibile. Un altro giornalismo è possibile e l'inchiesta rimane la via centrale per quella "rivoluzione culturale" da più parti auspicata. Non solo nel giornalismo.

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Messaggio Da davide Gio 11 Feb 2010 - 11:03

capricorno ha scritto:Il fatto che Dell'Utri sia stato condannato per mafia non depone certamente a favore del suo partito però.
Sai come la penso. Del resto è però dura trovare un partito dove non ci sia almeno un elemento che risulti colluso con qualche cosca o criminale comune.

davide
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Messaggio Da Phoenix Gio 11 Feb 2010 - 13:13

davide ha scritto:
capricorno ha scritto:Il fatto che Dell'Utri sia stato condannato per mafia non depone certamente a favore del suo partito però.
Sai come la penso. Del resto è però dura trovare un partito dove non ci sia almeno un elemento che risulti colluso con qualche cosca o criminale comune.


Già, basta pensare all’IDV e il loro sostegno per la candidatura di De Luca…sono rimasta veramente disgustata dalla scelta di Di Pietro. Speravo che almeno lui potesse resistere all’ andazzo generale
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Messaggio Da capricorno Gio 11 Feb 2010 - 22:55

mavalà ha scritto:
davide ha scritto:
capricorno ha scritto:Il fatto che Dell'Utri sia stato condannato per mafia non depone certamente a favore del suo partito però.
Sai come la penso. Del resto è però dura trovare un partito dove non ci sia almeno un elemento che risulti colluso con qualche cosca o criminale comune.


Già, basta pensare all’IDV e il loro sostegno per la candidatura di De Luca…sono rimasta veramente disgustata dalla scelta di Di Pietro. Speravo che almeno lui potesse resistere all’ andazzo generale

Sono d'accordo con te, ci sono rimasto male anch'io, sembra proprio che l'animale politico non sappia fare a meno del compromesso pur di accaparrarsi voti o in questo caso pur di stringere alleanze regionali con il PD, mi è sembrata stupida pure la promessa di dimissioni di De Luca in caso di condanna, se sarà condannato non darà certo conto a Di Pietro ma al suo partito, eppoi, hai mai visto un politico dimettersi in Italia dopo una condanna? mi sembra utopico.

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Messaggio Da Phoenix Ven 12 Feb 2010 - 12:06

Ho visto l’inizio di Omnibus, e devo dire che l’imbarazzo di Pardi era evidente.
Quella frase del “male minore”..non era nemmeno la sua.
In ogni caso, l’IDV ha perso grazie a questo “male minore”. Chi votava loro, lo faceva perché credeva nella risolutezza con quale si dovrebbe pulire il paese. Ma invece di far avvicinare la politica al principio dell’IDV si sono avvicinati loro al sistema malato, che volevano combattere..davvero triste



REGIONALI CAMPANIA: PARDI (IDV), DE LUCA? AVREMMO PREFERITO ALTRO CANDIDATO
(IRIS) - ROMA, 11 FEB - "Per me De Luca, candidato alle regionali in Campania, rappresenta il male minore".

Il senatore dell'Idv, Francesco Pardi, ospite a 'Omnibus' su La7, commenta la candidatura del sindaco di Salerno alla presidenza della Campania.
"Avremmo preferito un candidato di diversa caratura ma non c'era nessun altro disponibile, né il mio partito avrebbe potuto imporre altra scelta ai nostri alleati" spiega Pardi.
"Quella della Campania resta una situazione difficile" conclude l'esponente dell'Idv.

http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisImg=S&Art=74260&Cat=1&IdTipo=0&TitoloBlocco=Enti%20%20Locali&Codi_Cate_Arti=24
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Messaggio Da Phoenix Lun 15 Feb 2010 - 17:32

I due pizzini di Don Vito


Agli atti del processo d’appello al senatore del Pdl Marcello Dell’Utri il pg ha depositato anche due documenti manoscritti da Vito Ciancimino, l’ex sindaco mafioso di Palermo. Il materiale, che proverebbe, secondo l’accusa, gli investimenti di Ciancimino in Canada e nella realizzazione di Milano 2 è stato fornito alla dda, che poi l’ha girato alla procura generale, da Massimo Ciancimino, figlio del politico.
Sui due fogli la Procura ha disposto una perizia che dovrà fare luce sulla reale provenienza da Ciancimino senior e, attraverso l’analisi della carta, sulla data in cui vennero scritti. In uno dei documenti si legge: “Scaletta cronologica dei fatti. M.Dell’Utri-Alamia- Calvi-Buscemi-Dell’Utri-Canada-Ior-Vaselli.5 MLD-Milano 2 Costruzioni“. Nell’altro, invece, l’ex sindaco avrebbe scritto: “Berlusconi-Ciancimino-Marcello Dell’Utri-Milano Truffa e bancarotta- Ciancimino Alamia- Dell’Utri Alberto“. I dettagli dei presunti investimenti dell’ex sindaco nel complesso Milano 2 Ciancimino li ha riferiti, oltre che ai pm di Palermo, a quelli di Roma che indagano sulla morte del banchiere Roberto Calvi.
Ciancimino racconta di avere trovato il primo dei due documenti in una busta custodita in un magazzino e ai pm cerca di spiegare il senso degli appunti specificando che Dell’Utri e l’imprenditore Francesco Paolo Alamia avevano rapporti attraverso la società Inim Immobiliare in cui – spiega – “mio padre aveva investito soldi frutto di tangenti”. Dell’Utri avrebbe avuto interessi nella Inim di cui il fratello Alberto era amministratore. La società, a dire del teste, si occupò di investimenti immobiliari nella zona di Milano. A un certo punto, infatti, alla fine degli anni ‘70, l’ex sindaco, anche a causa delle indagini della commissione Antimafia, aveva deciso di spostare i suoi affari tra il capoluogo lombardo e il Canada.
Sempre spiegando il manoscritto Ciancimino racconta che suo padre conobbe il banchiere Roberto Calvi attraverso il costruttore mafioso Salvatore Buscemi. “Mio padre – spiega Ciancimino – si era servito di Calvi per prendere dei soldi che provenivano da quello che era il gruppo appartenente a Marcello dell’Utri”. Insomma, continua, “Calvi sarebbe stato il recettore di somme che provenivano distintamente da Buscemi, Ciancimino e Dell’Utri”. Il testimone, poi, spiega sommariamente i riferimenti del bigliettino a due personaggi: “Pozza e Bono coinvolti in investimenti a Montreal fatti da mio padre con l’imprenditore milanese Mambretti”. Tutta la parte del documento in cui il teste spiega le annotazioni “ior – vaselli- milano” è omissata.
http://www.livesicilia.it/2010/02/12/i-due-pizzini-di-don-vito/
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Messaggio Da delfi68 Sab 10 Mar 2012 - 11:16

aaawwwwuunghh.. Buon giorno..buon giorno Italia..

Aiutare la mafia (concrso esterno ad associazione mafiosa nda) e' un reato a cui non crede piu' nessuno..
F. Iacovello, Procuratore genereale presso la cassazione di Palermo...

http://www.casadellaculturaenzobiagi.com/tag/procuratore-generale-francesco-mauro-iacoviello/

Iacoviello ha
fortemente criticato i motivi con cui la procura generale del capoluogo
siciliano aveva chiesto di annullare per Dell’Utri la condanna a sette
anni di reclusione inflittagli dalla Corte d’appello di Palermo, per
ottenere una pena più severa e il riconoscimento della sua colpevolezza
per gli anni successivi al 1992. L’udienza è stata sospesa e riprenderà
nel pomeriggio con le arringhe della difesa. In caso di conferma della
condanna, per il senatore del Pdl , storico braccio destro di Silvio
Berlusconi ed ex presidente di Publitalia si aprirebbero le porte del
carcere. Dell’Utri, che ha già alle spalle una condanna definitiva per
false fatturazioni, è nato nel 1941, dunque sarebbe escluso dai benefici
che la legge riconosce agli ultrasettantacinquenni rispetto alla
detenzione in carcere. Il più importante processo su mafia e politica
della “seconda repubblica” è arrivato dunque a un passo dal traguardo
accompagnato dalla polemica sul presidente della collegio che giudicherà
Dell’Utri, Aldo Grassi, legato in passato al collega Corrado Carnevale,
che negli anni Novanta si guadagnò la fama di “ammazzasentenze” dopo
aver mandato assolti diversi mafiosi condannati nei primi due gradi di
giudizio.



Nel frattempo Berlusconi era a sciare con Putin, sapeva benissimo che il processo sarebbe stato affossato in Cassazione..in perfetto stile russo moderno...
delfi68
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