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Fondamento della morale

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Messaggio Da Werewolf Mar 18 Mag 2010 - 16:51

Dato che è saltato fuori questo argomento nel topic sui crediti scolastici in base allla frequenza delle ore di religione, ho pensato di aprire questo topic.
La domanda è: su cosa fondiamo la morale, o perlomeno una morale condivisa?
Si può trovare un'etica oggettivamente sempre valida? Se sì, come fare in modo che tale etica si trasferisca anche su un piano legislativo?

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Messaggio Da Paolo Mar 18 Mag 2010 - 19:38

Penso che tu abbia aperto un argomento assai complesso e ben complicato. Dare una risposta precisa alla tua domanda ritengo sia quasi impossibile. Troppi fattori concorrono a formare i principi morali su cui si fonda il nsotro vivere. Forse nemmeno noi sappiamo realmente perchè ammettiamo, dal punto di vista morale, alcune cose mentre ne rifiutiamo altre. E poi la morale è soggetta a continui mutamenti. Varia, e continua a variare da sempre, e per di più è diversa da luogo a luogo, da cultura a cutura da persona a persona. Però, nonostante questo suo essrere mutevole, è un pilastro su cui noi fondiamo il nsotro vivere, e su cui si fondano tutte le civiltà. E' forse la cosa che più ci differenzia dagli animali. Non credo che il leone abbia rimorsi quando uccide e sbrana una gazzella. E tanto meno la gazzella prova rancore contro il leone.

Ma a parte queste considerazioni, io penso che ogni morale tragga origine sempre dai nostri bisogni atavici di sopravvivenza e di riproduzione, e poi si è modificata con l'evolversi della genere umano, ed è in continua e costante evoluzione così come si modifica ed evolve la nostra civiltà. Si potrebbero fare mille esempi. Un tempo la guerra era un arte. Oggi è considerata un orrore. Ma anche la guerra è una espressione del nostro essere uomini/animali. E' la conquista e il controllo del territorio. E' il tentativo di eliminare il diveso da noi o dalla nostra comunità. Ma così si è evoluta la giustizia, la solidarietà ecc.. Come mi è capitato già di sostenere in altri topic io sono sempre della idea che tutto il nostro comportamento trae origine dai nostri geni. Poi l'evoluzione ha fatto il resto. Ma la matrice è sempre quella. I vecchi dicevano:il lupo perde il pelo ma non il vizio! Ed è vero!!
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Messaggio Da Multiverso Mar 18 Mag 2010 - 20:13

Personalmente condivido il pensiero di Dawkins e sono convinto anche io che la morale trae origine dalla selezione naturale, nel senso che quest'ultima favorisce le regole morali che a loro volta favoriscono i geni che le hanno prodotte. Ad esempio in epoca ancestrale, quando l'uomo viveva in ristretti gruppi, la regola dell'altruismo era utile alla conservazione e trasmissione dei geni, in quanto chi riceveva un favore quasi sicuramente lo restituiva. L'altruismo genetico è una forma di selezione comportamentale, utile a favorire la sopravvivenza dei geni che si trovano all'interno di quei corpi altruisti. Oggi la popolazione mondiale si è allargata a dismisura e vive nelle metropoli, per cui non c'è più la possiiblità di ricevere con certezza un vantaggio in termini di contraccambio da un nostro gesto generoso. Ma la regola, scritta dentro i nostri geni, continua ad esistere, per cui inviamo denaro ad una popolazione colpita da un terremoto nell'altra parte dell'emisfero terrestre, oppure proviamo pietà e compassione per un uomo disperato che ha perso l'intera famiglia in un incidente, anche se non lo conosciamo e non potrà mai restituirci alcun favore.
La religione si è limitata a cavalcare tali espedienti evoluzionistici condivisi, codificandoli e attribuendoli ad un dio buono e generoso. Tuttavia è facile rendersi conto di come vi sia alla base un marchiano errore di inversione, in quantro non è dio che ha creato la regola ma l'uomo che, percependola come giusta in quanto utile, l'ha attribuita a dio.
La morale universalmente condivisa è già stata recepita nei sistemi legislativi, in quanto ogni ordinamento di ogni Stato civile contempla tra i propri reati ad es. l'omicidio o la pedofilia.

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Messaggio Da Paolo Mar 18 Mag 2010 - 20:52

Mi fa piacere che anche tu la pensi come me. L'unica osservzione che ti vorrei fare è che secondo me non è che la religione abbia "cavalcato" gli espedienti evoluzionistici, ma li ha interpretati e codificati, dandogli delle regole. Io sono della idea che Hitler non ha inventato il nazismo, ma ha solo interpretato la mentalità e la morale di quel determinato perido storico. Era al posto giusto nel momento giusto. E così secondo me (posto che sia realmente esistito) è stato per Gesù. Lui non ha "inventato" il cristianesimo. Ha solo interpretato una necessità, uno spirito di quel momento storico. Se avesse predicato le stese cose in un altro conteso forse sarebbe stato del tutto ignorato. Nel suo piccolo così è stato (ed è ancora) la figura di Bossi nella Lega. Il leghiso esisteva e Bossi lo ha interpretato nel modo corretto, dando corpo ad una sentimento generallizzato nel nord Italia (nulla di politico, solo una mia constatazione!)
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Messaggio Da Multiverso Mer 19 Mag 2010 - 12:27

Paolo ha scritto:Mi fa piacere che anche tu la pensi come me. L'unica osservzione che ti vorrei fare è che secondo me non è che la religione abbia "cavalcato" gli espedienti evoluzionistici, ma li ha interpretati e codificati, dandogli delle regole. Io sono della idea che Hitler non ha inventato il nazismo, ma ha solo interpretato la mentalità e la morale di quel determinato perido storico. Era al posto giusto nel momento giusto. E così secondo me (posto che sia realmente esistito) è stato per Gesù. Lui non ha "inventato" il cristianesimo. Ha solo interpretato una necessità, uno spirito di quel momento storico. Se avesse predicato le stese cose in un altro conteso forse sarebbe stato del tutto ignorato. Nel suo piccolo così è stato (ed è ancora) la figura di Bossi nella Lega. Il leghiso esisteva e Bossi lo ha interpretato nel modo corretto, dando corpo ad una sentimento generallizzato nel nord Italia (nulla di politico, solo una mia constatazione!)

Come ho già detto, alla base della morale secondo me ci sono espedienti evoluzionistici utili alla conservazione dei geni. L'uomo inconsapevolmente ha cavalcato tali espedienti, nel senso che li ha sfruttati, se ne è servito, li ha utilizzati, li ha elevati al rango di regole morali o divine, puoi utilizzare il termine che più ti piace ma il concetto di fondo resta quello. Naturalmente le regole morali, tranne alcune regole fondanti e dirette come quella di non uccidere i propri simili se non per legittima difesa, sono soggette a mutamenti dettati dall'evoluzione culturale e sociale dell'uomo. La stessa morale religiosa è cangiante, laddove per es. nell'Antico Testamento la legge del taglione era regola morale condivisa e accettata, mentre nel Nuovo Testamento vige la legge del perdono e dell'altra guancia. Ogni cosa va letta e interpretata nel contesto storico, culturale, politico, sociale in cui si è prodotta. I Vangeli, ad esempio, sono figli storicamente e politicamente dell'Impero Romano, socialmente dell'oppressione avvertita dai popoli conquistati, culturalmente della profonda ignoranza delle masse e del loro desiderio di riscatto sociale. In tale chiave di lettura vanno intese regole come quella del perdono, dell'amore, degli ultimi che saranno i primi, della giustizia divina, dei beati i poveri di spirito e gli oppressi, e via dicendo.

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Messaggio Da Phoenix Mer 19 Mag 2010 - 12:49

Multiverso ha scritto:Personalmente condivido il pensiero di Dawkins e sono convinto anche io che la morale trae origine dalla selezione naturale, nel senso che quest'ultima favorisce le regole morali che a loro volta favoriscono i geni che le hanno prodotte. Ad esempio in epoca ancestrale, quando l'uomo viveva in ristretti gruppi, la regola dell'altruismo era utile alla conservazione e trasmissione dei geni, in quanto chi riceveva un favore quasi sicuramente lo restituiva. L'altruismo genetico è una forma di selezione comportamentale, utile a favorire la sopravvivenza dei geni che si trovano all'interno di quei corpi altruisti. Oggi la popolazione mondiale si è allargata a dismisura e vive nelle metropoli, per cui non c'è più la possiiblità di ricevere con certezza un vantaggio in termini di contraccambio da un nostro gesto generoso. Ma la regola, scritta dentro i nostri geni, continua ad esistere, per cui inviamo denaro ad una popolazione colpita da un terremoto nell'altra parte dell'emisfero terrestre, oppure proviamo pietà e compassione per un uomo disperato che ha perso l'intera famiglia in un incidente, anche se non lo conosciamo e non potrà mai restituirci alcun favore.
La religione si è limitata a cavalcare tali espedienti evoluzionistici condivisi, codificandoli e attribuendoli ad un dio buono e generoso. Tuttavia è facile rendersi conto di come vi sia alla base un marchiano errore di inversione, in quantro non è dio che ha creato la regola ma l'uomo che, percependola come giusta in quanto utile, l'ha attribuita a dio.
La morale universalmente condivisa è già stata recepita nei sistemi legislativi, in quanto ogni ordinamento di ogni Stato civile contempla tra i propri reati ad es. l'omicidio o la pedofilia.


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Già ieri sera cercavo le parole giuste in italiano. Per fortuna ho aspettato!!
Penso che hai centrato perfettamente il nocciolo del problema.
Ps.: un topic davvero interessante
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Messaggio Da SergioAD Mer 19 Mag 2010 - 20:44

OK, però non è deterministica la cosa, per la verità non lo afferma nessuno e nulla tolgo a quanto già detto.

Questo argomento viene trattato anche nell'ambito della psichiatria dove perfino la pedofilia appare meno scandalosa ed allora assocerei la morale al volere della maggioranza che non è necessariamente giusta.

L'omicidio è un reato consolidato, la pedofilia è un reato relativamente giovane.

Se la sigaretta causa il cancro ai polmoni e la malattia incide sulla spesa pubblica allora il monopolio di stato potrebbe essere un problema oppure una soluzione morale. I non fumatori potrebbero far diventare il cancro ai polmoni un reato.

Se esiste una selezione naturale esiste anche il condizionamento, risultato simile è l'imprinting descritto da konrad Lorenz in, l'Anello di Re Salomone. Sono banalità scontate, è solo cambiare punto di osservazione... parametri da tenere conto.

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Messaggio Da Travis Mar 25 Mag 2010 - 5:03

Werewolf ha scritto:La domanda è: su cosa fondiamo la morale, o perlomeno una morale condivisa?
Si può trovare un'etica oggettivamente sempre valida?

Si e no. Possiamo esaminare un'ideologia di etica in termini di utilitarismo, in un certo senso. I morali che sono considerati più universali, allora, sono quelli che
riflettono di più le realtà biologiche della nostra esistenza; non c'è
niente intrinsecamente 'obiettivo' nella loro natura.

In tale sistema, l'idea di reciprocità, per esempio, rappresenta l'idea di proteggere i rapporti sociali che ci tengono al sicuro pericoli biologici della nostra esistenza; idee complesse di moralità sono semplicemente imposizioni sulla questa realtà della condizione umane.

È importante, quindi, riconoscere che semplicemente perché non ci sono leggi morali che ci ha dato un uomo nel cielo non significa che ogni ideologia di moralità è privo di significato.
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Messaggio Da SergioAD Mer 26 Mag 2010 - 5:59

Argomento fastidiosetto questo dove il bigottismo vince sempre inoltre, le attenzioni si spostano come le mode, la morale è plasmabile, relativa ed estremamente severa. Produce stati d'ansia che hanno il sapore del peccato come avrebbe fatto una grande telecamera che ci guarda dal cielo.

Ogni 3 o 4 anni bisogna chiedersi cosa è morale e cosa no, quando si viaggia, quando si incontrano nuove persone sopratutto di diversa generazione.

Questi sono i sinonimi: buono, etica, comportamento, condotta, abitudine, convenzione, insegnamento, psiche, sentimento, probo, spirito, costume, coscienza, senso, significato, umore.

Ecco un paio di curiosità.

Una delle prime cose che un anglosassone associa alla morale è pagare le tasse. Morale degli uomini.

Se disperdessimo in modo uniforme ½ kg di Plutonio-238 nell'atmosfera uccideremmo ogni essere vivente sulla terra. Il vettore Titan vanta 91% di successi portando fuori dall'atmosfera sonde spaziali. Se queste usano Plutonio-238 come propellente allora ogni 10 missioni rischiamo l'apocalisse e senza tenere conto che per prendere velocità sfruttano la spinta gravitazionale e pertanto riavvicinandosi rischiano più di una volta di schiantarsi su gaia. Morale di dio.

RU486 è la peggiore di tutte! Morale del...

Le coq est mort, le coq est mort;
Le coq est mort, le coq est mort.
Il ne dira plus co co di co co da,
Il ne dira plus co co di co co da,
co co co co co co co co di co co da.

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Messaggio Da Comune mortale Mer 26 Mag 2010 - 13:10

Pongo una riflessione.

Il topic ( interessante ) parla di fondamento della morale. Cioè si vuole discutere se c'è un fondamento, per cui una morale, basandosi sul fondamento, è giustificata a fare quello che prescrive di fare.

L'altruismo è giustificato, ad esempio, dal fatto che si basa, ( ne è proiezione ) sul linguaggio dei nostri geni e della loro trasmissione.

Tuttavia è moralmente giustificato l'altruismo, come è moralmente non giustificato ( se la morale poggia su di un fondamento ) un comportamento non altruistico, come puo essere quello di non voler procreare.

Abbiamo allora un comportmento morale giustificato e uno non giustificato: o no ?
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Messaggio Da SergioAD Mer 26 Mag 2010 - 18:40

Come sarà possibile non giustificare la morale? L'istante che non la giustifichi perde valore e muore. Può essere anche temporanea la morale, quando si forma un branco.

A Lynchburg in Virginia nel colleggio Randolph Macon, Dawkins ha detto parlando delle fondamenta della morale, che si sente moralmente integro perché non ruba e paga le tasse. Se fosse stato in Italia gli avrebbero lanciato i pomodori e lui non avrebbe nemmeno capito il motivo!

La morale è come il colesterolo che asseconda delle lipoproteine che lo trasportano diventa buona o cattiva.

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Messaggio Da Comune mortale Mer 26 Mag 2010 - 19:59

Sergio, il concetto di "giustificazione" è logicamente indipendente da quello di "valore". E' questo quello che penso. Papale papale. Nel senso che puo darsi un sistema di credenze valoriali su determinate cose, a cui le persone semplicemente danno, attribuiscono, un valore, e che puo non necessariamente implicare una giustificazione delle stesse. A cui non interessano i discorsi sui fondamenti dell'agire morale.

Ora, domanda: queste persone agiscono ancora moralmente ? O non stanno agendo moralmente ?

Se io piglio una decisione in base agli effetti delle mie azioni, la mia decisione dipendendo da quegli effetti è giustificata ? E se si, come puo la mia azione giustificarsi e fondarsi su qualcosa di ipotetico, dal momento che gli effetti che devono ancora accadere sono qualcosa, che appunto perche deve ancora accadere, possono anche non accadere ?
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Messaggio Da SergioAD Mer 26 Mag 2010 - 22:50

Per noi due evidentemente la giustificazione è un prezzo da pagare mentre i valori sono le nostre stime.

La seconda parte del tuo post, apre l'appetito, è dove cadono colpe e speranze non solo religiose purtroppo.

Quanto deve ancora accadere viene predetto sulla base delle stime attuali e poi viene corretto sulla base di quanto effettivamente accade e con ulteriori piccoli aggiustamenti si insegue l'evoluzione e finalmente se l'errore è minimo si tratta di valore altrimenti è giustificazione.

Con cosa non funziona? Con tutto ciò che non si può predire, le novità, le sorprese come la folgorazione di Paolo sulla via di Damasco.

Il sistema è amorale anche se funziona. Mi sembra che proprio tu chiedevi a qualcuno di non girare le frittate. Bene, si tratta di girare la frittata continuamente finché i torti non contano, i conti non tornano (Partendo sempre dall'ortodossia ovvio, non vorrei dare idee sbagliate ai giovani).

La mia risposta pertanto è: non stanno agendo moralmente.

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Messaggio Da Comune mortale Gio 27 Mag 2010 - 15:59

Quanto deve ancora accadere viene predetto sulla base delle stime attuali e poi viene corretto sulla base di quanto effettivamente accade e con ulteriori piccoli aggiustamenti si insegue l'evoluzione e finalmente se l'errore è minimo si tratta di valore altrimenti è giustificazione.

Daccordo, Sergio, ma se diciamo che l'agire è virtuoso, solo e solo se, si basa sulle stime attuali e su quello che deve ancora accadere, mi sta bene, a patto che non si chiami sta cosa qua con il termine " fondamento " , perchè appunto cio che deve ancora accadere è di per sè aleatorio, proprio perchè potrebbe anche non accadere, e le stime attuali, essendo attuali, sono razionalmente contingenti e daccapo aleatorie, e le due cose di per loro mandano al diavolo ogni voglia di fondamentalità della morale.

Con cosa non funziona? Con tutto ciò che non si può predire, le novità, le sorprese come la folgorazione di Paolo sulla via di Damasco.

Appunto, questo conferma l'idea di un agire morale, etico, ma non meta-etico, o meta-morale, se con questo termine s'intende ogni discorso che pretende di dare fondamenta stabili e sicure all'agire morale.


Il sistema è amorale anche se funziona. Mi sembra che proprio tu chiedevi a qualcuno di non girare le frittate. Bene, si tratta di girare la frittata continuamente finché i torti non contano, i conti non tornano (Partendo sempre dall'ortodossia ovvio, non vorrei dare idee sbagliate ai giovani).

Se fumo, sicuramente sto agendo non-moralmente, se la meta-morale, il fondamento razionale ed empirico, mi dice che fumare fa del male. Allora il mio agire è detto virtuoso. Tuttavia posso decidere di fumare anche in barba ad una qualsivoglia meta-morale:l'interrogativo è allora se si è morali esercitare la propria liberta pratica o meno. Tutto qua.
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Messaggio Da Comune mortale Gio 27 Mag 2010 - 16:55

Quanto scritto, tenuto conto del fatto, che al fumatore ( tanto per voler restare nell'esempio ) spaventano gli effetti del fumo, che stando a quanto dice e dimostra la scienza con il suo metodo, contribuiscono con molta probabilità alla morte. Gli effetti Sergio !

Quindi, secondo me, l'agire è morale se va dietro agli effetti delle azioni, piuttosto che discendere deduttivamente da premesse aprioriche e meta-etiche, di cui i discorsi sui fondamenti della morale ne sono esempio.

Il fondamento è tale in virtù degli effetti sperimentati e verificati e non il contrario. Si che, la morale, ogni morale basandosi sugli effetti è da sempre a-fondamentale.

Cosi la penso.
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Messaggio Da Paolo Gio 27 Mag 2010 - 17:49

Comune mortale ha scritto:Quanto scritto, tenuto conto del fatto, che al fumatore ( tanto per voler restare nell'esempio ) spaventano gli effetti del fumo, che stando a quanto dice e dimostra la scienza con il suo metodo, contribuiscono con molta probabilità alla morte. Gli effetti Sergio !

Quindi, secondo me, l'agire è morale se va dietro agli effetti delle azioni, piuttosto che discendere deduttivamente da premesse aprioriche e meta-etiche, di cui i discorsi sui fondamenti della morale ne sono esempio.

Il fondamento è tale in virtù degli effetti sperimentati e verificati e non il contrario. Si che, la morale, ogni morale basandosi sugli effetti è da sempre a-fondamentale.

Cosi la penso.

Tu sei della idea che il fine giustifica i mezzi ?
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Messaggio Da SergioAD Gio 27 Mag 2010 - 18:25

Comune Mortale,

Il processo si basa sulla distribuzione gaussiana, le eccezioni che ho descritto sono fuori dalla campana e sono quelle che rendono il sistema solo meno deterministico, ma con un breve ciclo di isteresi si riacchiappa tutto, poi comunque non gliene importa molto a chi ci costruisce sopra il proprio futuro. Sono le basi del guadagno a breve termine 4 o 5 anni.

Ecco invece un esempio a lungo termine, nel 1560 il pontefice inventa la divinazione di Maria ed ha un successo incredibile che dura ancora con tutta la morale che ha intorno.

Le recenti passeggiate militari invece non hanno sortito i risultati predetti e questi soldati potrebbero fare la fine dei veterani del Vietnam, tutt'ora odiati dal mondo occidentale per aver perso la guerra con tutta la morale che ha intorno. Inoltre, a Nassiria il militare non avrebbe dovuto dormire in una scuola in città ma in un campo fuori città come prevede il buon senso eppure questi figli li abbiamo chiamati eroi, questa è morale politica.

Levato l'istinto di sopravvivenza la morale è fatta di variabili è una convenzione.

Anche in una società perfetta non tutti possono esercitare la propria libertà pratica e comunque sarebbe una libertà pratica condizionata.

Guarda che non ho detto che hai torto ma che forse non hai avuto modo di esercitare una scelta “non convenzionale”.

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Messaggio Da Comune mortale Ven 28 Mag 2010 - 9:50

L'istinto di conservazione. Ok. Ma, daccapo, se lo si intende come un qualcosa di fondamentale, come qualcosa che riverbera nell'agire dei singoli, e non come qualcosa di dedotto post-festum, le cose sembrano complicarsi.

In quel singolo ( quanto m'è caro il vecchio Sartre ) che decide di togliersi la vita, la fondamentalità dell'istinto all'autoconservazione, sembra non avere quella presa che la fondamentalità istintiva all'autoconservazione sembra richiedere. Scrivi che il resto è condizionamento: ok.

Ma, come in questo caso, il condizionamento se appunto condiziona l'istintività all'autoconservazione del singolo, allora non se ne deve dedurre, che si l'istintività alla sopravvivenza c'è, ma che non possiede i tratti della fondamentalità o basicità richiesta ?
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Messaggio Da Comune mortale Ven 28 Mag 2010 - 10:29

A Paolo dico, che mai il fine giustifica o fonda ( fonda...daccapo la fondamentalità ) l'uso dei mezzi. Mai !

Almeno cosi la penso.

L'argomento dei mezzi giustificati dal fine, dice e parla appunto di organizzare le cose-mezzi, in vista di un fine.

Ora, dire che il fine giustifica i mezzi, significa dire che durante l'organizzazione dei mezzi, io posso fare qualsiasi cosa che miri a tener lontano qualsiasi volontà che voglia intaccare l'organizzazione dei miei mezzi in vista di un fine.

Se decido, ad esempio, di andare a milano e litigo con mia moglie che non vuole, ma io piglio la macchina e ci vado, solo superficialmente questo significa che il fine ( andare a milano ) ha giustifica e fonda il mio andare a milano, per il semplice fatto Paolo, che la mia volontà di andare a milano non implica la lite con mia moglie. Il fine ( andare a milano ) non giustifica o fonda nulla !

E poi...il mezzo qualsiasi ( la lite con mia moglie ) che il fine dovrebbe fondare, non è in realtà un "mezzo" funzionale allo scopo, perchè non è litigando con mia moglie che io vado a milano, ma semmai, è mettendomi in macchina, o in treno e che so io. Daccapo: ma il mettermi nella macchina non implica la lite con mia moglie, si che, non la giustifica o fonda, e questo sommato la fatto che non è nemmeno un mezzo funzionale allo scopo.

In poche parole: se ci sono reali mezzi funzionali allo scopo, gli scopi non possono mai giustificare i mezzi.
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Messaggio Da Paolo Ven 28 Mag 2010 - 13:43

In linea teorica io sono d'accordo con te che il fine non giustifichi i mezzi. Però questo presupposto si scontra con la realtà quotidiana del vivere. A mio avviso l'esempio che hai fatto non è molto calzante. Nella vita vi possono essere situazioni che potrebbero contraddire la tua posizione.

Un esempio limite. Se c'è qualcuno che minaccia la tua vita o quella dei tuoi familiari, ritieni che sia giusto uccidere. La legge la chiama leggittima difesa. In questo caso l'omicidio (mezzo) è accettato perchè è tuo diritto salvare la tua vita (il fine) o quella dei tuoi familiari. Mentre normalmente l'omicidio non è accettato. Così per la pena di morte o per la detenzione. Esempi così se ne possono fare a centinaia.
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Messaggio Da Comune mortale Ven 28 Mag 2010 - 16:12

(...) Se c'è qualcuno che minaccia la tua vita o quella dei tuoi familiari, ritieni che sia giusto uccidere. La legge la chiama leggittima difesa. In questo caso l'omicidio (mezzo) è accettato perchè è tuo diritto salvare la tua vita (il fine) o quella dei tuoi familiari. Mentre normalmente l'omicidio non è accettato. Così per la pena di morte o per la detenzione. Esempi così se ne possono fare a centinaia.

Se litigo con uno che vuole minacciare la vita dei miei cari, qual'è lo scopo ?

Salvare la vita ai miei cari ?

Ma questo scopo, questo fine, di per sè non dice nulla sul come debba attuare la difesa/offesa, e quindi, per me, questa è una ragione sufficiente per poter dire che l'idea della tutela della vita dei miei cari, di per sè, non giustifica o fonda il mio agire morale. Non lo ancora necessariamente ad un fondamento meta-morale che lo giustifichi.

Spero di essermi spiegato.
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Messaggio Da SergioAD Ven 28 Mag 2010 - 16:44

Jean Paul Sarte, è stato immorale quando durante le lotte studentesche francesi del 1968 ha peccato di disobbedienza civile, è stato immorale anche quando non ha accettato il premio Nobel.

Per quella disobbedienza l'arrestarono ma De Gaule lo perdonò dicendo “non si arresta un Voltaire!”.

Sarte ha partecipato a cambiare la morale per alcuni, me compreso, eppure negli '80 la morale mi sembrava cambiata, oggi è molto diversa.

Sulla linea di confine se accade che sei un Sarte o che seduci il mondo vieni perdonato. Anche quando fai l'eroe succede la stessa cosa, nel 1983 ho rischiato la vita per salvare un perfetto sconosciuto ed ancora oggi mia moglie mi da dello stronzo per aver rischiato nei confronti suoi e dei figli.

Non ho fatto in tempo, Ludwig mi ha bruciato, ma anche lui estremizza ed allora abbiamo un idealista A contro un idealista B? Anzi c'è pure Paolo che provoca, anzi anzi è proprio partito da lui sto fine che giustifica i mezzi...

Perdonatemi le battute.

Per lavorare con il DoD, Ministry of Defense USA, se non sei maturo e certificato CMMI (Capability Maturity Model Integrated) livello 3, non hai speranze. Chiami la Carnegie Mellon University e lei ti manda a caro prezzo uno che ti insegna a vivere poi ti esamina e sei passi l'esame ti qualifica la Società per 3 anni.

Questo mondo si muove alla ricerca della migliore pratica per raggiungere l'obbiettivo – che c'entra questo? Che tu devi diventare un problema per la competizione, questo è uno dei motti fondamentali... Che se massimizzi tutto quello che fai forse la batti la competizione altrimenti fallisci e o cambi attività o muori.

Il crollo della finanza non è bastato, qui ho visto che le banche ti regalano la carta di credito con 15000 euro dentro, ci sono già (ed aumentano) molti poveracci che con 1300 euro/mese vivono solo per pagare gli interessi. Le banche minacciano di mandare i gendarmi ma solo per farsi pagare più regolarmente... pizzo!

Non critico chi si difende - come potrei - però la “nausea” di Sarte conta oggi?

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Messaggio Da Comune mortale Ven 28 Mag 2010 - 17:59

Sergio, Sartre ha cambiato la morale : non direi !

Ha cambiato il modo di intendere i problemi morali. Ha modificato il modo di concepire la morale, mettendo mano al suo statuto, ormai secolare, ontologico.

Ha scritto che non deve essere piu l'essenza a precedere l'esistenza, ma il contrario. Questo che vuol dire ? Che, semplicemente, l'agire morale deve imparare a camminare con le proprie gambe, senza anelare ad ancorarsi ad alcunchè di " stabile " e " definitivo " : alle essenze appunto.

Se uccidi in alcuni casi fai del bene, come evidenziava Paolo, e in latri casi, come dice la legge, fai del male. Non si tratta di aporia logica o di contraddizione, ma bensi di situazioni all'interno delle quali termini morali ( bene e male, o giusto e ingiusto eccetera ) si svuotano d'ogni contesto assoluto e sostanzialistico, e si fanno storia senza fondamento.
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Messaggio Da SergioAD Ven 28 Mag 2010 - 18:23

Credo sia colpa mia.

Sarte ha partecipato a cambiare la morale per alcuni, me compreso...

avrei dovuto dire

I fatti del 1968 hanno fatto a cambiare la morale per me...

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