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Le credenze dell'ateo

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Messaggio Da claudio285 Mer 20 Gen 2010 - 1:15

Sono sicuro che mia vita io abbia delle credenze, che si originano spontaneamente in me, che non sono basate su evidenze controllate con metodo. Esse sono le bussole con le quali la mia mente orienta la sua azione. Non potrei vivere senza credenze che possono essere false, o infondate, o misconosciute nelle loro basi. Chi mai lo nega? Noi, in quanto animali, abbiamo bisogno di un comportamento orientato, che abbia un contenuto intenzionale, se vogliamo che le persone si comprendao l'un l'altra e possano interrelarsi in uno stesso ambiente. Come mai tutto ciò potrebbe accadere se non vi fossero credenze di ogni genere? Non avremo alcuna ragione per fare una cosa piuttosto che un'altra. Alcune credenze certo saranno ben fondate, mentre alcune parafideistiche. Ma una cosa è l'individuo nel suo funzionamento psicosociologico, e un'altra è l'individuo come persona pensante. Nel primo caso la funzione sociale è orientata da una ragione pratica che si pianifica su più livelli, per lo più in una situazione di cogenza continua. Nel secondo è l'intelletto dell'uomo che viene tirato in ballo. Quando uso l'intelletto, e non devo andare a fare la spesa - e quindi avere la credenza che il supermercato sarà a perta, che il pane esista ancora ecc. - Tutti fatti che non debbono per forza accadere - utilizzerò diversamente la mia mente. In questo caso astrattezza, logica e forza argomentativa sono importanti. E si da il caso che in materia di credenze onnicomprensive, come quelle religiose o metafisiche in generale, io dovrò prendere le distanze dalle credenze vive della mia vicissitudine sociale, e utilizzare strumenti del pensiero atti alla verifica delle credenze.
Quindi un ateo può avere credenze, e rimanere ateo.
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Messaggio Da renus Mer 20 Gen 2010 - 9:26


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Messaggio Da AK Mer 20 Gen 2010 - 9:32

claudio285 ha scritto:
Quindi un ateo può avere credenze, e rimanere ateo.

Un aneddoto per voi!

Da ragazzino, a proposito di credenze stupide, nei pomeriggi passati chiuso in camera a far finta di studiare, mi inventai un gioco, una sorta di oracolo. In partica, di fronte a un'ipotetica scelta, tiravo un dado e decidevo che a un numero pari corrispondeva una risposta positiva, al dispari una risposta negativa.
Questa abitudine, seppur senza l'ausilio del dado, mi rimase addosso per un bel po' di anni: nel caso di scelte banali cercavo un numero scritto da qualche parte (tipicamente un'ora su un orologio digitale, ma andava bene anche un numero di telefono su un volantino o una targa di macchina) e sempre a seconda della parità del numero prendevo una scelta. Le scelta che mi aiutavo così a compiere, erano appunto banali, del tipo "prendo questo treno e arrivo prima a casa o mi faccio ancora due passi in centro? Stasera esco con questo gruppo di amici o con quell'altro?" e cose così.
Una cosa da notare era che il sorteggio del numero non era comunque vincolante nella scelta: mi poteva capitare talvolta che il sorteggio mi fornisse A e che solo allora mi rendessi conto di preferire in effetti B. In pratica mi aiutava a mettermi di fronte a una scelta compiuta da qualcosa di esterno da me, su cui io non avevo controllo, ma su cui comunque avevo l'ultima parola.

La cosa buffa in tutto questo è che qualche anno fa un mio amico di internet descrisse la stessa identica procedura, presentandolo come un parto della sua mente. Identico a ciò che facevo io, in tutti i dettagli. Ora, questo mio amico usò questa sua (e mia) fantasia come argomento contro la religione, essendo lui un ateo convintissimo oltre che un fisico di un certo rilievo. Sosteneva in pratica che questa autoconvinzione potesse spiegare come nascono le religioni, appunto da una credenza autogeratasi.

Ma al di là delle sue argomentazioni, quello a cui volevo arrivare è che di credenze stupide ne abbiamo o ne abbiamo avute sia io, credente, che lui, ateo. Addirittura abbiamo avuto la stessa credenza, senza saperlo.

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Messaggio Da claudio285 Mer 20 Gen 2010 - 17:01

AK ha scritto:
claudio285 ha scritto:
Quindi un ateo può avere credenze, e rimanere ateo.

Un aneddoto per voi!

Da ragazzino, a proposito di credenze stupide, nei pomeriggi passati chiuso in camera a far finta di studiare, mi inventai un gioco, una sorta di oracolo. In partica, di fronte a un'ipotetica scelta, tiravo un dado e decidevo che a un numero pari corrispondeva una risposta positiva, al dispari una risposta negativa.
Questa abitudine, seppur senza l'ausilio del dado, mi rimase addosso per un bel po' di anni: nel caso di scelte banali cercavo un numero scritto da qualche parte (tipicamente un'ora su un orologio digitale, ma andava bene anche un numero di telefono su un volantino o una targa di macchina) e sempre a seconda della parità del numero prendevo una scelta. Le scelta che mi aiutavo così a compiere, erano appunto banali, del tipo "prendo questo treno e arrivo prima a casa o mi faccio ancora due passi in centro? Stasera esco con questo gruppo di amici o con quell'altro?" e cose così.
Una cosa da notare era che il sorteggio del numero non era comunque vincolante nella scelta: mi poteva capitare talvolta che il sorteggio mi fornisse A e che solo allora mi rendessi conto di preferire in effetti B. In pratica mi aiutava a mettermi di fronte a una scelta compiuta da qualcosa di esterno da me, su cui io non avevo controllo, ma su cui comunque avevo l'ultima parola.

La cosa buffa in tutto questo è che qualche anno fa un mio amico di internet descrisse la stessa identica procedura, presentandolo come un parto della sua mente. Identico a ciò che facevo io, in tutti i dettagli. Ora, questo mio amico usò questa sua (e mia) fantasia come argomento contro la religione, essendo lui un ateo convintissimo oltre che un fisico di un certo rilievo. Sosteneva in pratica che questa autoconvinzione potesse spiegare come nascono le religioni, appunto da una credenza autogeratasi.

Ma al di là delle sue argomentazioni, quello a cui volevo arrivare è che di credenze stupide ne abbiamo o ne abbiamo avute sia io, credente, che lui, ateo. Addirittura abbiamo avuto la stessa credenza, senza saperlo.

Mi da l'aria di una qualche sorta di pensiero ossessivo/superstizioso. Sono molto frequenti nell'infanzia. Questo prova al limite che pensieri uguali si possono generare spontaneamente in menti diverse. E in effetti è quello che succede per molte altre cose. Spesso scienziati che non hanno contatto gli uni con gli altri arrivano alle stesse conclusioni, o certe invenzioni tecnologiche vengono create in popolazioni che non sono in contatto reciproco.
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Messaggio Da davide Mer 20 Gen 2010 - 23:05

Ludwig von Drake ha scritto:Prima credenza necessaria: il mondo che mi circonda esiste.
Ma questa non è una credenza, è la constatazione della realtà.

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