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Messaggio Da Minsky il Lun 10 Feb - 18:40

XII

LA QUESTIONE DEI SINDACATI

La rapida crescita del movimento ci obbligò nel 1922 ad adottare un atteggiamento verso una questione che ancora adesso non è del tutto chiara. Nei nostri sforzi per studiare i metodi più rapidi e più semplici con cui il movimento potesse penetrare nell'orecchio delle masse, incontrammo di continuo l'obiezione che il lavoratore non avrebbe mai potrebbe mai dargli completo credito fintanto che i suoi interessi professionali ed economici erano salvaguardati da uomini che avevano opinioni diverse dalle loro, e la sua organizzazione politica era nelle loro mani.

Nella Parte I di questo volume ho scritto della natura e degli scopi, ed anche della necessità, dei sindacati. Ho fornito la mia opinione secondo cui, a meno che questo non venga fatto per mezzo di misure dello Stato (che di solito non portano a nulla) o di un nuovo ideale educativo, se l'atteggiamento dei datori di lavoro verso il lavoratore subisse un cambiamento, quest'ultimo non avrebbe altro futuro che prendere da solo la difesa dei propri interessi, facendo appello ai suoi pari diritti come partito che contratta la vita economica. Ho continuato dicendo che tale azione difensiva era lesiva dell'intera comunità nazionale se, a causa di essa, non era possibile evitare delle ingiustizie sociali che comprendevano una serio danno per la vita della comunità. Ho anche detto che la necessità dei sindacati deve essere data per scontata nel caso in cui i datori di lavoro comprendano fra di loro degli uomini che non hanno alcuna sensibilità per gli obblighi sociali, o addirittura per i diritti più elementari dell'umanità.

Nell'attuale stato di cose, sono convinto che i sindacati non possano probabilmente essere messi da parte. Infatti sono fra le istituzioni più importanti nella vita economica della nazione.

Il movimento Nazionalsocialista, che mira allo Stato Nazionalista per il Popolo, non può avere dubbi che ogni futura istituzione di tale Stato deve avere le radici nel movimento stesso. È l'errore più grande di tutti immaginare che il possesso del potere in sé permetterà di realizzare determinata organizzazione, partendo dal nulla, senza l'aiuto di una squadra di uomini che sono stati precedentemente addestrati secondo lo spirito dell'impresa. Anche qui, il principio afferma che lo spirito è sempre più importante della forma, che può essere creata molto rapidamente.
Quindi nessuno può proporre all'improvviso di estrarre dalla propria cartella la bozza di una nuova costituzione ed aspettarsi di poterla 'introdurre' con un editto proveniente dall'alto. Si potrebbe tentare, ma il risultato non durerebbe; quasi certamente sarebbe un bambino nato morto. Mi viene in mente l'origine della Costituzione di Weimar, ed il tentativo di scaricare una nuova costituzione ed una nuova bandiera sulla nazione Tedesca, e nessuna di esse aveva alcun collegamento con qualsiasi cosa che era già nota alla nostra nazione nel corso dell'ultimo mezzo secolo. Lo Stato Nazionalsocialista deve evitare tutti gli esperimenti simili; deve far crescere un'organizzazione che ha già lavorato da molto tempo. Perciò, il movimento Nazionalsocialista deve riconoscere la necessità di possedere una propria organizzazione sindacale.

Quale deve essere la natura di un sindacato Nazionalsocialista? Quale il nostro compito, e quali sono i suoi scopi?
Non è uno strumento per la guerra di classe, ma per la difesa e la rappresentanza dei lavoratori. Lo Stato Nazionalsocialista non conosce differenza di classe ma, in senso politico, soltanto i cittadini che hanno diritti assolutamente uguali, ed allo stesso modo uguali obblighi, e, fianco a fianco con essi, non sono soggetti assolutamente ad alcun diritto in senso politico.
L'obiettivo primario del sistema sindacale non è combattere una guerra tra le classi, ma il Marxismo lo ha forgiato come strumento per la sua guerra di classe. Il Marxismo ha creato l'arma economica che l'Ebreo internazionale utilizza per distruggere le basi economiche degli Stati nazionali liberi ed indipendenti, per rovinare la loro industria ed il loro commercio nazionali; il suo obiettivo è di rendere le nazioni libere schiave della finanza mondiale dell'Ebraismo, che non conosce confini di Stato.

Lo sciopero non è, nelle mani dei sindacati Nazionalsocialisti, uno strumento per rovinare la produzione nazionale, ma per incrementarla e farla fluire, lottando contro tutti i difetti che, per loro carattere antisociale, ostacolano l'efficienza negli affari e nella vita dell'intera nazione.
Il lavoratore Nazionalsocialista deve essere cosciente che la prosperità della nazione significa per lui la felicità materiale.
Il datore di lavoro Nazionalsocialista deve essere cosciente che la felicità e l'appagamento del suo lavoratore è essenziale per l'esistenza e lo sviluppo della sua grande impresa d'affari.

Non ha senso che ci sia un sindacato Nazionalsocialista fianco a fianco ad altri sindacati. Perché questo deve essere profondamente convinto dell'universalità del suo compito, e dei conseguenti obblighi, e non deve essere ostacolato da altre istituzioni con scopi simili e forse ostili, ed essere pronto a proclamare la sua individualità di base. Non può esserci alcun compromesso con aspirazioni simili; il suo assoluto diritto di essere il solo deve essere mantenuto.

C'erano, e ci sono ancora, molte discussioni contrarie alla fondazione di sindacati che siano nostri. Ho sempre rifiutato di prendere in considerazione degli esperimenti che erano destinati a fallire dall'inizio. Dovrei aver considerato un crimine prendere dal lavoratore una parte del suo salario duramente guadagnato per pagare un'istituzione, di cui io non fossi fermamente convinto che sarebbe stata utile per i suoi membri.
La nostra azione del 1922 era basata su queste opinioni. Gli altri apparentemente erano più giudiziosi ed avviarono dei sindacati. Ma non molto prima di scomparire.
Così che, alla fine, erano nella stessa nostra posizione. La differenza era che noi non avevamo tradito né noi stessi, né gli altri.

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Messaggio Da Minsky il Mar 11 Feb - 18:31

XIII

POLITICA TEDESCA ED ALLEANZE DOPO LA GUERRA

L'instabilità del Reich nel dominio della politica estera ed il suo fallimento nel seguire i principi corretti nella sua politica di alleanza, non proseguì soltanto dopo la Rivoluzione, ma proseguì anche in forma peggiore. Perché se prima della Guerra la confusione delle idee politiche si poteva prendere come prima causa della cattiva leadership di Stato negli affari esteri, d'altra parte dopo la Guerra era l'onesta intenzione a mancare. Era ovvio che il partito che aveva ottenuto i suoi scopi distruttivi per mezzo della Rivoluzione non sarebbe stato interessato ad una politica di alleanza, il cui obiettivo era la ricostruzione dello Stato Tedesco libero.
Finché il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi era soltanto una società piccola e poco nota, i problemi di politica estera sarebbero sembrati di importanza minore agli occhi di molti dei nostri sostenitori. In realtà il primo ed unico preliminare essenziale per la lotta per la libertà esterna è la rimozione delle cause del nostro collasso, e la distruzione di quelli che stanno approfittando di esse.
Ma dal momento che la piccola ed insignificante società ha allargato la sua sfera di attività, ed ha ottenuto l'importanza di una grande società, divenne rapidamente necessario prendere nota degli sviluppi in politica estera. Dovemmo decidere dei principi che non solo non dovevano essere in contraddizione con le nostre visioni fondamentali, ma dovrebbero anche essere in realtà un'espressione di queste.

L'idea fondamentale e di base è che, anche prima di noi, prendendo in considerazione tale questione, la politica estera non è altro che il mezzo per uno scopo. Ma lo scopo è esclusivamente l'incoraggiamento della nostra stessa nazionalità. Non deve essere proposto alcun suggerimento in politica estera per nessuna ragione tranne la seguente: aiuterà o danneggerà la nostra nazione adesso o in futuro?

Dobbiamo inoltre considerare che la questione del recupero dei territori che una nazione ed uno Stato hanno perso, è innanzitutto sempre quella di ricuperare potere politico ed indipendenza per la madrepatria; inoltre che in tal caso gli interessi dei territori persi devono essere fermamente ignorati quando sono contrari a quello di recuperare la libertà della madrepatria. Perché la liberazione delle frazioni di popolazione di una razza di un Impero che sono oppresse non viene influenzata dalla ragione o da un qualche desiderio della popolazione oppressa, né da una protesta di quelli che sono rimasti, ma da qualsiasi mezzo di potere che è ancora in possesso da quelli che sono rimasti in Madrepatria, che una volta era comune a tutti.
Non è per mezzo di infiammate proteste che le terre oppresse vengono riportate in seno ad un Reich comune, ma per mezzo di una spada sempre pronta a colpire.
È il compito dei leader di una nazione, nella loro politica interna, forgiare questa spada; nella loro politica estera, devono mirare al lavoro di forgiatura, e devono cercare dei camerati. Nella Parte I di questo libro ho descritto l'indifferenza della nostra politica di alleanza precedente alla Guerra. Invece di una solida politica territoriale all'interno dell'Europa, i nostri leader politici preferirono quella delle colonie e del commercio.
Questa era la cosa peggiore da concepire, perché speravano così di sfuggire e di non prendere decisioni con le armi. Il risultato di questo tentativo fu che, mentre speravano di sedere su tutte le sedie, caddero come accade di solito fra di esse e la Guerra Mondiale fu la punizione finale imposta all'Impero per la sua cattiva gestione.
La maniera corretta sarebbe stata quella di rafforzare il potere dell'Impero nel Continente per mezzo della conquista di nuove terre in Europa.
Ma poiché i padri della follia del nostro Parlamento democratico rifiutarono di prendere in considerazione qualsiasi schema convenzionale di preparazione per la guerra, qualsiasi piano di acquisizione di terre in Europa venne messo da parte e, a causa della loro preferenza per una politica di colonie e commercio, sacrificarono la (allora possibile) alleanza con l'Inghilterra; nello stesso momento trascurarono di cercare il supporto della Russia - che era il corso logico dei fatti.
Infine, caddero nella Guerra Mondiale, abbandonati da tutti tranne la nefasta Dinastia degli Asburgo.

La tendenza storica della diplomazia Inglese, la cui sola controparte in Germania era la tradizione dell'esercito Prussiano, da allora fu di esempio per mano della Regina Elisabetta, che era deliberatamente intenzionata ad evitare con ogni mezzo possibile l'ascesa di qualsiasi Potere Europeo oltre allo standard generale di grandezza ed a spezzarlo con un attacco militare, se necessario. I mezzi utilizzati dall'Inghilterra per questo scopo variavano secondo la situazione ed il compito imposto; ma la volontà e la determinazione erano sempre gli stessi.
L'indipendenza politica delle ex colonie del Nord America portò, man mano che il tempo passava, ad enormi sforzi per ottenere la certezza di avere supporto nel continente Europeo.

Quindi, dopo che la Spagna e l'Olanda sprofondarono dopo essere state dei Grandi Poteri, le forze dello Stato Britannico vennero concentrare contro il potere nascente della Francia, finché infine, con la caduta di Napoleone, la paura dell'egemonia del potere militare che era più pericoloso per tutta l'Inghilterra, sembrò essere stata distrutta per il bene di tutti.
Il cambio di direzione degli uomini di stato Inglesi contro la Germania fu un processo lento, perché la Germania, data la sua mancanza di unità nazionale, non rappresentava una minaccia visibile per l'Inghilterra. Tuttavia nel 1870-71 l'Inghilterra aveva già adottato il suo nuovo atteggiamento. Le sue esitazioni, provocate dall'importanza dell'America nell'economia mondiale così come dallo sviluppo della Russia come Potere, sfortunatamente non andarono a vantaggio della Germania, con il risultato che le tendenze storiche del governo Britannico divennero sempre più solidamente definite.
L'Inghilterra vedeva la Germania come il Potere la cui ascesa nel commercio - e quindi nella politica mondiale - come conseguenza della sua enorme industrializzazione, stava diventando una minaccia molto seria. La conquista del mondo con la 'penetrazione pacifica', che i nostri statisti pensavano fosse la più elevata saggezza, venne scelta dai politici Britannici come base per organizzare una resistenza. Il fatto che tale resistenza assunse la forma di un attacco completamente organizzato consisteva interamente nel carattere degli statisti, il cui scopo non era mantenere una discutibile pace mondiale, ma stabilire un dominio mondiale Inglese. Il fatto che l'Inghilterra impiegò come alleati tutti gli Stati che potevano essere utili in senso militare, era coerente con la sua tradizionale lungimiranza per stimare la forza dei suoi avversari, così come con la sua conoscenza dei propri punti deboli in ogni momento. Questa non si può definire 'mancanza di scrupolosità' perché organizzare una guerra in maniera così completa non deve essere giudicato per mezzo di standard eroici, ma per la loro adattabilità al contesto. È compito della diplomazia vedere per essa che una nazione non sprofondi in maniera eroica, ma venga sostenuta con mezzi pratici.
Quindi ogni strada che porta a tutto questo è quella corretta, e non seguirla è ovviamente un crimine ed una plateale negligenza di dovere.

Quando la Germania divenne rivoluzionaria, tutta la paura della minaccia del dominio mondiale della Germania era finita fintanto che si parlava del governo Britannico. Non era nell'interesse dell'Inghilterra che la Germania fosse totalmente cancellata dalla cartina dell'Europa. Al contrario, il timoroso collasso del Novembre 1918 mise la diplomazia Inglese faccia a faccia con la nuova situazione, che adesso si scoprì che era possibile: la Germania distrutta, e la Francia come Potere politico più forte nel Continente d'Europa. Spazzare via la Germania come Potere nel Continente porterebbe semplicemente profitto ai nemici dell'Inghilterra. Ed inoltre, tra il Novembre del 1918 e l'estate del 1919, la diplomazia Britannica non era nella posizione di modificare il suo atteggiamento, poiché aveva sfruttato le forze del sentimento del pubblico durante la Guerra in maniera più completa che mai.
Inoltre, per evitare che il potere della Francia diventasse troppo grande, l'unica politica possibile per l'Inghilterra era la partecipazione al desiderio Francese di rapina. Infatti l'Inghilterra non è riuscita ad ottenere ciò a cui stava puntando quando entrò in guerra.
L'ascesa di un Potere Europeo che fosse al di sopra ed oltre al grado di forze nel sistema di Stati continentale d'Europa non era stata evitata; era stato infatti saldamente stabilito.
La posizione odierna della Francia è unica. È il primo potere in senso militare che non ha un serio rivale nel Continente; le sue frontiere sono essenzialmente sicure contro l'Italia e la Spagna; è protetta contro la Germania dall'impotenza della nostra Madrepatria; le sue lunghe coste si trovano fra i nervi vitali dell'Impero Britannico. Il desiderio permanente dell'Inghilterra è mantenere un certo equilibrio di potere tra gli Stati d'Europa, tra di loro, perché questo sembra essere una condizione necessaria per l'egemonia Britannica nel mondo.
Il desiderio permanente della Francia è evitare che la Germania diventi un Potere solido, e mantenere vivo in Germania un sistema di piccoli Stati più o meno simili fra di loro in quanto a potere, e senza una guida unica. Desidera tenere la riva sinistra del Reno come garanzia per costruire e consolidare la sua egemonia in Europa. Lo scopo finale della diplomazia Francese sarà in eterna contraddizione con le tendenze finali degli statisti Britannici.

Non esiste, vivo o morto, alcun uomo di stato Britannico, Americano o Italiano che possa essere definito 'pro-Germania'. Ogni uomo Inglese nella sua abilità di uomo di stato è prima di tutto Britannico, ed è lo stesso per ogni Americano. E nessun Italiano è pronto a perseguire qualsiasi politica che non sia pro-Italia. Chiunque, quindi, che si aspetti di costruire un'alleanza con le nazioni straniere, è sia un idiota che non un vero uomo. Oggi per scopi pratici dobbiamo cercare una risposta alle seguenti domande: quali Stati proprio adesso non sono preoccupati in modo vitale dal fatto che, a causa della completa estinzione di un'Europa Centrale Tedesca, il potere militare ed economico della Francia sta giungendo ad una posizione di assoluta e predominante egemonia? Quali stati, a seconda delle loro condizioni di esistenza e della loro tradizionale politica perseguita fino ad allora, vedranno tale sviluppo sotto la luce di una minaccia per il loro futuro?
Dobbiamo essere assolutamente chiari sul fatto che la Francia è il nemico permanente ed inesorabile della nazione Tedesca; la chiave per la loro politica estera sarà sempre il suo desidero di possedere la frontiera sul Reno, e di accaparrarsi quel fiume mantenendo la Germania divisa ed in rovina.
L'Inghilterra non vuole che la Germania sia un Potere mondiale; la Francia non vuole che la Germania sia un potere di nessun tipo - una differenza molto marcata! Tuttavia oggi noi non stiamo lottando per il posto di Potere mondiale, ma dobbiamo lottare per l'esistenza della nostra Madrepatria, per la nostra unità nazionale, e per il pane quotidiano dei nostri figli.
Da questo punto di vista ci restano soltanto due stati: l'Inghilterra e l'Italia.
L'Inghilterra non desidera una Francia il cui potere militare, incontrollato dal resto d'Europa, possa avere una politica che un giorno possa andare contro agli interessi Britannici; il predominio militare Francese preme molto sul cuore dell'Impero mondiale della Gran Bretagna.
Tanto meno l'Italia desidera un ulteriore rinforzo della posizione di potere della Francia in Europa. Il futuro dell'Italia dipenderà sempre dagli sviluppi territoriali che riguardano il bacino del Mediterraneo. Il motivo per cui entrò in Guerra non era il desiderio di ingrandire la Francia, ma piuttosto la sua determinazione a dare il colpo di grazia al suo odiato rivale sull'Adriatico. Qualsiasi aumento di forza Francese nel continente significa restrizione per il futuro dell'Italia, e lei non si inganna da sola pensando che le relazioni nazionali escludano in ogni modo la rivalità.
Le considerazioni caute e fatte a mente fredda mostrano soltanto questi due Stati, l'Inghilterra e l'Italia, i cui interessi più naturali sono meno in opposizione alle condizioni essenziali dell'esistenza della nazione Tedesca, e sono, nei fatti, ad un certo livello identici fra loro.

Può un qualsiasi paese allearsi con la Germania per come è oggi? No. Nessun Potere che abbia considerazione della sua dignità e speri di ottenere dalle alleanze qualcosa di più di una bustarella per i politici avidi si alleerebbe con la Germania nella sua attuale condizione; in realtà, non potrebbe farlo. La nostra attuale inidoneità per le alleanze è la ragione principale per cui le gang di nemiciladri possiedono tutto.

È di poco interesse per la politica dello Stato Britannico che la Germania venga ulteriormente degradata, ma tale sviluppo è grandemente di interesse per gli Ebrei della finanza internazionale. In contrasto agli interessi del benessere dello Stato Britannico, l'Ebraismo della finanza non desidera soltanto il perpetuo degrado economico della Germania, ma anche la sua totale schiavitù politica. Quindi l'Ebreo è il grande istigatore della distruzione della Germania.
L'andamento del pensiero dell'Ebraismo è chiaro. È quello di bolscevizzare la Germania - ossia, far marcire ogni intelligenza nazionale Tedesca - e quindi schiacciare le forze lavoro Tedesche sotto il nocciolo della finanza mondiale Ebraica, come preliminare per estendere ed ampliare il piano Ebraico di conquista del mondo.
In Inghilterra, come in Italia, le visioni divergenti fra i solidi uomini di stato e le richieste del mondo economico Ebraico sono ovvie; spesso, in realtà sono evidenti in maniera cruda.
È soltanto in Francia che c'è un accordo intimo fra le intenzioni della borsa, come viene rappresentata dagli Ebrei, ed i desideri degli uomini di stato di quella nazione, che sono sciovinisti di natura. Questa identità costituisce un immenso pericolo per la Germania, ed è la ragione per cui la Francia è di gran lunga il nemico più terribile della Germania.

Non è quindi facile per noi del movimento Nazionalsocialista immaginare l'Inghilterra con un possibile futuro alleato. La nostra stampa Ebraica ha avuto successo ancora ed ancora a concentrare l'odio sull'Inghilterra, e più di uno sciocco ciuffolotto Tedesco è volato sin troppo prontamente nel vischio preparato dagli Ebrei, che chiacchera di 'rinforzare' la marina, protesta contro la perdita delle nostre colonie, e suggerisce che dovremmo recuperarle; quindi, essi hanno fornito al mascalzone Ebreo il materiale per rivolgersi ai suoi contatti in Inghilterra ed usare tutto questo come propaganda. Dovrebbe adesso venire in mente ai nostri folli politicanti borghesi che ciò per cui dobbiamo lottare in questo momento non è il 'potere sui mari'. Anche prima della Guerra, era follia utilizzare la nostra forza nazionale per tali obiettivi senza prima assicurarci la nostra posizione in Europa.
Un'aspirazione di questa sorta è una di quelle stupidità che in politica cadono sotto il nome di crimini.

Devo menzionare un hobby particolare su cui gli Ebrei sedevano a cavalcioni con particolare abilità negli anni più recenti: il Sud Tirolo. Gli Ebrei e gli Asburgo legittimatori hanno il grande interesse di ostacolare ogni alleanza politica con la Germania, che in futuro possa portare alla resurrezione di una Madrepatria Tedesca indipendente. Non è la predilezione per il Sud Tirolo che ha causato la propaganda in suo favore, perché ha fatto al paese più male che bene, ma la paura di una possibile comprensione fra Germania ed Italia.
Si. Il Sud Tirolo!
Vorrei dire che ero uno di quelli che, nel periodo in cui veniva deciso il destino del Sud Tirolo - ossia dall'Agosto del 1914 al Novembre del 1918 - andarono dove questo paese veniva difeso all'atto pratico - nell'esercito. Ho lottato per tutto quel periodo, e non affinché il Sud Tirolo venisse perso, ma in modo che esso, come ogni altro paese Tedesco, venisse preservato per la Madrepatria. Perché il Sud Tirolo non veniva naturalmente garantito alla Germania dalle bugie e dai discorsi sobillatori di qualche elegante parlamentare di Piazza Rathaus a Vienna o davanti alla Feldherrnhalle a Monaco, ma soltanto dai battaglioni in lotta al fronte. Fu la gente che ruppe questo fronte a tradire il Sud Tirolo, così come gli altri distretti Tedeschi. Deve essere profondamente capito che le terre perse non verranno mai riconquistate con solenni appelli al buon Dio, né con pie speranze in qualche Lega delle Nazioni, ma solo con la forza delle armi.

La parte disgraziata di tutto questo è che gli stessi chiacchieroni non credono che si possa guadagnare nulla con le loro proteste. Essi stessi sanno benissimo quanto innocue e senza speranza siano le loro maniere di lavoricchiare. Lo fanno solo perché adesso è più facile parlare di recuperare il Sud Tirolo, piuttosto di quanto prima lo era lottare per tenerselo. Ognuno fa la sua parte; noi abbiamo offerto il nostro sangue per questa terra, ed ora queste persone alzano il loro naso su di essa.

Se la nazione Tedesca deve fermare il decadimento che minaccia l'Europa, non deve cadere negli errori del periodo precedente alla Guerra e rendersi nemica del Creatore e del resto del mondo, ma deve verificare chi sono gli avversari più pericolosi in modo da colpirli concentrando tutta la sua forza. Se la Germania agisce così, la razza che verrà si renderà conto dei nostri grandi bisogni e preoccupazioni, ed ammirerà ancor di più la nostra estrema determinazione quando vedrà il brillante successo che ne conseguirà.
Fu la fantastica idea di un alleanza con la carcassa morta dello Stato degli Asburgo a rovinare la Germania. Oggi il fantastico sentimentalismo nel gestire le possibilità di politica estera è il mezzo migliore di impedire ancora la nostra ascesa per sempre.

Cosa fecero i nostri governi per infondere in questa nazione ancora una volta lo spirito dell'orgogliosa indipendenza, principalmente ribellione, e dell'odio indignato?
Nel 1919, quando la nazione Tedesca fu caricata del fardello del Trattato di Pace, era giustificato sperare che tale documento di oppressione avrebbe aiutato il grido per la liberazione della Germania. A volte accade che i trattati di pace, le cui condizioni picchino come un flagello su una nazione, suonino le prime trombe per la chiamata alla resurrezione che seguirà più tardi.
Cosa è stato ottenuto dai Trattati di Versailles? Ogni loro punto potrebbe essere stato marchiato a fuoco nelle menti e nei sentimenti della nazione, finché infine la vergogna comune e l'odio comune sarebbero diventati un mare di fuoco nelle menti di sessanta milioni di uomini e donne; dalla massa brillante sarebbe emersa una volontà d'acciaio, ed un grido: Saremo armati un'altra volta!
Ogni opportunità venne mancata e non fu fatto nulla. Chi immagina che la nostra nazione non è ciò che dovrebbe essere, e potrebbe essere?
Una nazione - in posizione simile alla nostra - non sarà considerata adatta per le alleanze a meno che il Governo e l'opinione pubblica non facciano in modo di collaborare per proclamare e difendere la loro volontà di lottare per la libertà.
Il grido per una nuova flotta, per la restaurazione delle nostre colonie, etc. è ovviamente un discorso essenzialmente vuoto, perché non contiene alcuna idea realizzabile in pratica; la pacata considerazione lo dimostra in un colpo solo. Le persone che protestano stanno esaurendo loro stesse nelle nefaste dimostrazioni contro il Creatore ed il resto del mondo, e dimenticano il primo principio che è essenziale per ogni successo: Ciò che fai, fallo fino in fondo. Per ululare contro cinque o dieci Stati, dimentichiamo di concentrare tutte le forze fisiche e della volontà nazionale per dare un colpo al cuore del nostro nemico più appassionato, e stiamo sacrificando la possibilità di acquistare forza per mezzo delle alleanze per la battaglia finale. È qui che si trova una missione per il movimento Nazionalsocialista. Deve insegnare al nostro popolo a scavalcare le inezie e guardare verso ciò che è grande, ed a non dividersi secondo i problemi minori, ed a non dimenticare mai che lo scopo per cui oggi dobbiamo lottare è la nuda e semplice esistenza della nostra nazione, e l'unico nemico che dobbiamo colpire è sempre la forza che ci sta derubando di tale esistenza.
La nazione Tedesca non ha inoltre alcun diritto morale di lamentarsi dell'atteggiamento adottato dal resto del mondo, finché non abbia punito i criminali che hanno venduto e tradito il loro stesso paese.

È concepibile che quelli che rappresentano i veri interessi delle nazioni con cui è possibile un'alleanza saranno in grado di portare avanti le loro visioni contro la volontà del nemico mortale dei liberi Stati nazionali? Le forze della tradizione degli statisti in Inghilterra romperanno, oppure non ci riusciranno, la schiacciante influenza dell'Ebraismo? Questa è una domanda a cui è molto difficile rispondere.
Dipende da troppi fattori pronunciare un giudizio finale su di esso.

La lotta intrapresa dall'Italia Fascista contro le tre forze principali dell'Ebraismo forse inconsciamente, anche se io personalmente non lo credo - è la migliore delle prove che i denti avvelenati di questi poteri che stanno fuori dallo Stato e sopra di esso vengono adesso estratti, anche se con metodi indiretti. Le società segrete sono proibite, la stampa indipendente e sovranazionale viene perseguitata, ed il Marxismo internazionale è stato spezzato.
In Inghilterra è tutto più difficile. Qui gli Ebrei controllano quasi del tutto la 'libera Democrazia' influenzando indirettamente l'opinione pubblica. E, addirittura in Inghilterra, c'è una lotta costante che prosegue tra gli interessi dei rappresentanti dello Stato Britannico e la dittatura mondiale Ebraica.
Si è visto per la prima volta dopo la Guerra quando queste forze opposte si sono scontrate l'una con l'altra, secondo l'atteggiamento dei leader dello Stato Britannico da un lato, e della stampa dall'altro, verso i problemi del Giappone. La Guerra era esplicitamente finita; la vecchia antipatia reciproca tra l'America ed il Giappone cominciò a riaffiorare. Le relazioni non potevano impedire un certo sentimento di ansia gelosa contro l'Unione Americana che cresceva in ogni settore dell'economia e della politica internazionale.
È comprensibile che l'Inghilterra scorra nervosamente la lista delle sue vecchie alleanze e veda arrivare un momento in cui la parola non sarà 'Gran Bretagna oltremare', ma 'L'Oceano per l'America'.
Non era un interesse Britannico, ma soprattutto Ebraico, distruggere la Germania, proprio come oggi la distruzione del Giappone asservirebbe agli interessi di Stato Britannici meno di quanto farebbero i desideri lungimiranti del controllore del tanto sperato impero mondiale Ebraico. Mentre l'Inghilterra si esaurisce per mantenere la sua posizione al mondo, l'Ebreo sta organizzando le sue misure per conquistarlo.
L'Ebreo sa molto bene che dopo le migliaia di anni della sua presenza, è in grado di minare alla base i popoli d'Europa, e portarli a diventare bastardi senza razza, ma che potrebbe molto più difficilmente fare lo stesso ad uno Stato nazionale Asiatico come il Giappone. Oggi, quindi, sta scatenando le nazioni contro il Giappone, come fece una volta contro la Germania, in modo che possa benissimo accadere che, mentre lo statalismo Britannico sta cercando di costruire un'alleanza Giapponese, la stampa Ebraica in Inghilterra possa allo stesso momento evocare una lotta contro l'alleato, e preparare una guerra di sterminio proclamando la Democrazia, e sostenendo lo slogan: Abbasso il Militarismo e l'Imperialismo Giapponesi.

Quindi oggi l'Ebreo è un ribelle in Inghilterra, e la lotta contro la minaccia Ebraica mondiale comincerà anche là. Il movimento Nazionalsocialista deve guardare ad esso in modo che, almeno nel nostro paese, ci si renda conto del nemico mortale, e che la lotta contro di esso possa essere una torcia per illuminare allo stesso modo un periodo meno torbido per le altre nazioni, e possa portare beneficio alla comunità Ariana nella sua lotta per la vita.

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Messaggio Da Minsky il Mer 12 Feb - 9:42

XIV

POLITICA ORIENTALE

I nostri cosiddetti intellettuali stanno cominciando in maniera molto poco sana a deviare la nostra politica estera da qualsiasi rappresentazione dei nostri interessi nazionali, in modo che possa servire le loro teorie fantastiche, e quindi io mi sento obbligato a parlare con cura particolare ai miei sostenitori di una questione molto importante della politica estera, ossia le nostre relazioni con la Russia, perché deve essere compresa da tutti, e se ne può parlare in un'opera come questa.
Il dovere di una politica estera di uno Stato nazionale è assicurare l'esistenza della razza compresa in tale Stato mantenendo una proporzione sana e naturale tra i numeri e la crescita della nazione, e la dimensione e la qualità della terra in cui essa dimora.
Nulla come il sufficiente spazio sulla terra assicura la libertà di esistenza ad una nazione. In questo modo, la nazione Tedesca può soltanto difendersi come Potere mondiale. Per quasi duecento anni i nostri interessi nazionali, come possono essere definite le nostre attività estere più o meno felicemente concepite, giocarono il loro ruolo nella storia del mondo. Noi stessi siamo testimoni di questo. Perché la grande battaglia delle nazioni dal 1914 al 1918 non fu altro che la lotta della Germania per la sua esistenza nel mondo, e gli venne dato il nome di Guerra Mondiale.
In quel periodo la nazione Tedesca era apparentemente un Potere mondiale.
Dico 'apparentemente' perché non era un vero Potere mondiale. Se la nazione Tedesca avesse mantenuto la proporzione a cui mi riferivo sopra, la Germania sarebbe stata davvero un Potere mondiale, e la Guerra avrebbe potuto finire, a parte altri fattori, a nostro favore.
Oggi la Germania non è un Potere mondiale. Da un punto di vista puramente territoriale l'area del Reich Tedesco è insignificante se confrontata a quella dei cosiddetti Poteri Mondiali. L'Inghilterra non è un esempio da citare, perché la Madre Britannia non è altro che in realtà la grande capitale dell'Impero mondiale Britannico, che possiede circa un quarto della superficie del mondo come sua proprietà. Dobbiamo piuttosto guardare agli Stati giganti, come l'Unione Americana, e poi alla Cina ed alla Russia - la cui superficie, per alcune di loro è anche dieci volte quella dell'Impero Tedesco. La stessa Francia deve essere contata fra di loro. Sta costantemente aggiungendo persone di colore al suo esercito provenienti dal suo immenso Impero. Se la Francia continuerà ciò che sta facendo per trecento anni, sarà in possesso di un potente territorio annesso che va dal Reno al Congo, pieno di una razza che sta diventando continuamente sempre più imbastardita. È qui dove la politica coloniale Francese differisce dalla precedente politica Tedesca.
La nostra politica né aumentò le terre occupate dalla razza Tedesca, né fece il tentativo criminale di rinforzare l'Impero introducendo sangue nero. Gli Askari nell'Africa Orientale tedesca erano un piccolo ed esitante passo in questa direzione, ma in realtà vennero usati soltanto per la difesa della colonia stessa.

Abbiamo smesso di godere di una posizione simile a quella degli altri grandi Stati del mondo, e questo grazie soltanto alla fatale direzione della nostra nazione in politica estera, all'assoluta mancanza di qualsiasi tradizione, come potrei chiamarla, di una politica definita di affari esteri, ed alla perdita di tutto il genuino istinto e della necessità di rimanere una nazione.
A tutto questo deve porre rimedio il movimento Nazionalsocialista, che deve cercare di rimuovere la disproporzione tra la nostra popolazione e la nostra superficie - quest'ultima vista sia come fonte di nutrimento che come base di potere politico - e tra il nostro storico passato e la disperazione della nostra attuale impotenza.

Uno dei grandi successi della politica Tedesca fu la formazione dello Stato Prussiano, e la coltivazione, attraverso di esso, dell'idea di Stato; ed anche la costruzione dell'esercito Tedesco, aggiornato alle moderne necessità.
Il cambio dall'idea di una difesa individuale a quella di una difesa nazionale come dovere ebbe origine direttamente dalla formazione dello Stato, e dal nuovo principio che introdusse. È impossibile esagerare ulteriormente il significato di tale evento. La nazione Tedesca disintegrata da eccesso di individualismo divenne disciplinata sotto l'organismo militare Prussiano, e recuperò grazie ai suoi mezzi almeno una parte della capacità di organizzazione che era stata perduta. Per mezzo del processo di addestramento militare, abbiamo recuperato per noi come nazione ciò che le altre nazioni avevano sempre posseduto nella loro ricerca dell'unità. Quindi l'abolizione dell'obbligo del servizio militare - che potrebbe non avere alcun significato per dozzine di altre nazioni - ha un significato fatidico per noi. Se ci fossero state dieci generazioni di Tedeschi senza la disciplina e l'educazione del servizio militare e date in mano alle malefiche influenze della disunità che è nel loro sangue, la nostra nazione avrebbe perduto le ultime reliquie di esistenza indipendente su questa terra. Lo spirito Tedesco avrebbe dato il suo contributo alla civilizzazione soltanto sotto la bandiera delle nazioni straniere, e la sua origine sarebbe stata persa nell'oblio.

È molto importante per il nostro modo di procedere sia di adesso che del futuro che i veri successi politici della nostra nazione, e gli obiettivi senza profitto per cui venne versato il sangue della nostra nazione, vengano distinti in maniera chiara e suddivisi. Il movimento Nazionalsocialista non deve mai unirsi con il maligno e rumoroso patriottismo del nostro odierno mondo borghese. È particolarmente pericoloso per noi guardare a noi stessi come se fossimo i meno coinvolti dagli sviluppi immediatamente precedenti alla Guerra. Il nostro obiettivo deve essere portare il nostro territorio verso l'armonia con i numeri della nostra popolazione.

La richiesta di restaurazione delle frontiere del 1914 è politicamente folle. Ed anche quelli che insistono con essa la proclamano come oggetto delle loro azioni politiche, e facendo questo tendono a consolidare l'alleanza ostile che altrimenti sarebbe caduta nel corso naturale degli eventi. Questa è l'unica spiegazione per cui, otto anni dopo una battaglia mondiale in cui degli Stati con desideri e scopi eterogenei presero parte, le coalizioni che hanno vinto cercano di mantenere una formazione più o meno solida.
Tutti questi Stati hanno approfittato al tempo del collasso Tedesco. La paura della nostra forza giustifica la mutua invidia e la gelosia dei singoli Grandi Poteri che stanno dietro a tutto. Considerarono che, se il nostro Impero poteva essere spartito fra di loro, sarebbe stata la migliore certezza contro ogni futura ascesa.
Una cattiva coscienza e la paura della forza della nostra nazione è il cemento più efficace che tiene insieme i membri di quella alleanza.

I tempi sono cambiati dalla Conferenza di Vienna. I Principi e le loro signore non puntano più sulle loro province, ma adesso lo spietato Ebreo internazionale sta lottando per il controllo delle nazioni.

Le frontiere del 1914 non significano nulla per il futuro della Germania. Non furono una protezione in passato, né significano forza nel futuro. Non daranno alla nazione Tedesca una solidarietà interna, né le forniranno il nutrimento; da un punto di vista militare non sarebbero adatte e nemmeno soddisfacenti, né migliorerebbero la nostra attuale situazione nei confronti degli altri veri Poteri mondiali. La distanza dall'Inghilterra non verrebbe accorciata, né queste frontiere ci renderebbero grandi come l'America; inoltre la Francia non subirebbe nessuna essenziale diminuzione della sua importanza nella politica mondiale.
Soltanto una cosa è certa. Ogni tentativo di restaurare le frontiere del 1914, anche se avesse successo, porterebbe semplicemente a versare altro sangue della nostra nazione, finché non ci sarebbe più nessuno degno di nota per decisioni ed azioni che devono rimodellare la vita ed il futuro della nazione. Al contrario, il vano fascino di questo vuoto successo ci farebbe rinunciare a qualsiasi obiettivo più distante, poiché 'l'onore nazionale' verrebbe quindi soddisfatto, e la porta sarebbe nuovamente aperta per le imprese commerciali, anche se finché non accada qualcos'altro. È dovere dei Nazionalsocialisti attenersi con decisione ai nostri scopi di politica estera, che sono tali da assicurare alla nazione Tedesca il territorio che le è dovuto su questa terra.
Questa forma di azione è l'unica che potrebbe giustificare lo spargimento di sangue agli occhi del Creatore e delle future generazioni della Germania.

Nessuna nazione al mondo possiede un solo metro quadrato di territorio che gli giunga di diritto dal Cielo. Le frontiere vengono fatte e modificate soltanto dalle azioni umane. Il fatto che una nazione abbia successo ad acquisire una quota ingiusta di territorio non è una ragione superiore per essere rispettati in eterno.
Essa prova semplicemente la forza del conquistatore, e la debolezza di quelli che sono stati da lui sconfitti. Soltanto la forza costituisce il diritto di possesso.
Quindi, proprio come i nostri antenati non ricevettero la terra in cui viviamo in regalo dal Cielo, ma dovettero lottare con le loro vite per essa, allo stesso modo in futuro nulla garantirà la terra e la vita per la nostra nazione eccetto il potere di una spada vittoriosa.
Sebbene oggi riconosciamo grandemente la necessità di un accordo con la Francia, questo sarà inutile a lungo termine se il nostro obiettivo generale nella politica estera è quello di essere sacrificati per il suo bene. Può avere senso soltanto se offre un appoggio per estendere lo spazio in cui abita la nostra gente in Europa. Perché l'acquisizione di colonie non risolverà la questione - niente, infatti, tranne la conquista di territorio da abitare che aumenterà la superficie della stessa Madrepatria, e quindi non solo manterrà i nuovi insediamenti in stretta comunione con la terra da cui hanno origine, ma garantirà la combinazione di tutti i vantaggi che derivano dalla vastità di tutto il territorio messo insieme.
Noi Nazionalsocialisti abbiamo deliberatamente tirato una riga in fondo alla tendenza precedente alla Guerra della nostra politica estera. Siamo al punto in cui eravamo seicento anni fa. Noi diffondiamo il flusso Tedesco verso il sud e l'ovest d'Europa, e rivolgiamo lo sguardo ad est. Abbiamo terminato con la politica precedente alla Guerra delle colonie e del commercio, e stiamo andando verso la politica della terra del futuro.
Quando parliamo di nuove terre in Europa, siamo portati a pensare prima alla Russia ed ai suoi Stati Cuscinetto.
Lo stesso Fato sembra volerci indicare la nostra direzione. Quando il Destino abbandonò la Russia al Bolscevismo, derubò il popolo Russo della classe istruita che una volta creò e garantì la loro esistenza come Stato. Perché lo Stato organizzato Russo non era dovuto ad alcuna capacità politica nella razza Slava, ma fu un esempio meraviglioso dell'efficienza dell'elemento Tedesco per formare degli Stati tra i popoli inferiori.
Questo elemento Tedesco adesso vediamo che è stato interamente spazzato via in Russia. L'Ebreo ha preso il suo posto. È impossibile per il Russo scrollarsi di dosso il giogo Ebraico con la sua sola forza, così come lo è per l'Ebreo mantenere il controllo di quel vasto impero per lungo tempo. Il suo carattere non è quello di un organizzatore, ma di un lievito in decomposizione. L'immenso impero è pronto per il collasso; e la fine del dominio Ebraico significherà la fine della Russia come Stato.

Tale politica da parte nostra viene, naturalmente, osteggiata molto violentemente dagli Ebrei. Invocano lo spirito di Bismarck come discussione per una politica che è senza senso ed impossibile, ed anche molto dannosa per la nazione Tedesca. Dicono che Bismarck mise molte energie per mantenere buoni rapporti con la Russia. Questo è senza dubbio corretto. Ma essi dimenticano completamente di menzionare il fatto che egli mise anche molte energie nelle buone relazioni con l'Italia, e che infatti Herr von Bismarck in realtà fece un'alleanza con l'Italia in modo da finire con l'Austria il più rapidamente possibile. Perché tale politica non è proseguita?
'Perché' si dirà 'L'Italia non è più l'Italia di quei giorni'. Bene. Allora, signori, permettetemi di notare che oggi la Russia non è più la Russia di quei giorni.
Bismarck era fin troppo padrone delle opportunità del momento per permettersi di essere legato in tale maniera. Quindi la domanda dovrebbe essere non 'Cosa avrebbe fatto allora Bismarck?' ma 'Che cosa farebbe adesso?' È anche più facile rispondere. La sua abilità politica non lo avrebbe mai spinto ad allearsi con uno stato che è destinato a collassare.

Inoltre, Bismarck in quel periodo vedeva la politica delle colonie e del commercio con sentimenti molto contrastanti, perché la sua preoccupazione era quella di consolidare e stabilire con i metodi più sicuri lo Stato che lui aveva creato. Questa fu la sola ragione per cui fu benvenuta la 'riassicurazione' Russa, perché ci lasciava le mani libere verso Ovest.
Ma ciò che allora fu utile per la Germania oggi la danneggerebbe soltanto.

Già nel 1920-21 il partito venne approcciato da diverse direzioni nel tentativo di portarlo a contatto del movimento di liberazione in altri paesi. Era sulla linea della tanto pubblicizzata 'Associazione delle nazioni Oppresse'. Essi consistevano principalmente in rappresentanti di certi Stati Balcanici, ed anche qualcuno da Egitto ed India, che mi impressionarono per essere dei ficcanaso chiacchieroni, e che non avevano nulla alle spalle. Ma c'erano alcuni Tedeschi, anche se pochi, in particolare fra i Nazionalisti, che si lasciarono prendere da questi Orientali farfuglianti, ed immaginarono che ogni studente Indiano o Egiziano che saltasse fuori per caso, fosse un genuino 'rappresentante' dell'India e dell'Egitto. Non si preoccuparono mai di questionare, né si resero conto che queste erano persone che non avevano nulla alle spalle, e senza autorità da parte di nessuno per concludere qualsiasi tipo di accordo, in modo che il risultato del confronto con tali personaggi fosse semplicemente nullo ed una mera perdita di tempo.
Mi ricorderò delle speranze infantili ed incomprensibili che nacquero improvvisamente nel 1920-21 nei circoli Nazionalisti. L'Inghilterra doveva essere sull'orlo del collasso in India. Qualche ciarlatano dell'Asia (potrebbero anche essere stati dei combattenti veri per l'India, per quanto me ne importa) che correva per l'Europa aveva fatto in modo di ispirare un numero ragionevole di persone con l'idea fissa che l'Impero mondiale Britannico, con il suo perno in India, laggiù stesse quasi per crollare. Che il desiderio fosse padre del pensiero non gli venne mai in mente.
È infantile dare per scontato che in Inghilterra l'importanza dell'Impero Indiano per l'unione del mondo Britannico non venisse apprezzata. Ed è una triste prova del rifiuto di imparare una lezione dalla Guerra Mondiale, e di rendersi conto della determinazione del carattere Anglosassone, quando le persone immaginano che l'Inghilterra lascerà andare l'India. Prova anche la completa ignoranza che prevale in Germania per quanto riguarda i metodi con cui i Britannici amministrano tale Impero. L'Inghilterra non perderà mai l'India a meno che non lasci spazio alla confusione razziale nella sua macchina amministrativa, o a meno che non sia obbligata a farlo dalla spada di un potente nemico. Una rivolta Indiana non avrà mai successo. Noi Tedeschi sappiamo abbastanza bene per esperienza quanto sia difficile forzare la mano Inglese.
A parte tutto questo, io parlo come Tedesco quando dico che preferirei di gran lunga vedere l'India sotto il dominio Britannico che sotto quello di qualsiasi altra nazione.
Le speranza di una mitica rivolta in Egitto contro l'influenza Britannica era allo stesso mondo infondata.
Andava abbastanza male in tempo di pace. Le alleanze con l'Austria e la Turchia non erano cose di cui gioire. In un momento in cui i più grandi Stati industriali e militari al mondo si stavano mettendo insieme in un'alleanza attiva di attacco, noi radunavamo un paio di Stati deboli ed antiquati, e cercavamo con l'aiuto di una catasta di legna, che era destinata a crollare, di fronteggiare una coalizione mondiale attiva. La Germania pagò pesantemente questo errore di politica estera.
Come Nazionalista, poiché stimo l'umanità secondo il principio della razza, non posso ammettere che sia giusto incatenare le fortune di una nazione alle cosiddette 'nazionalità oppresse' perché so quanto sono inutili dal punto di vista razziale.

Gli attuali governatori della Russia non hanno alcuna intenzione di unirsi onorevolmente ad un'alleanza, o ad adattarsi ad essa. Non dobbiamo dimenticare che sono dei criminali macchiati di sangue, vale a dire avere a che fare con la feccia dell'umanità, e che, favoriti dalle circostanze in un'ora tragica, essi invasero un grande stato e nella furia del massacro spazzarono via milioni dei loro più intelligenti compatrioti, e, oggi da dieci anni, hanno condotto il regime più tirannico di tutti i tempi. Non dobbiamo dimenticare che tali governanti appartengono ad una nazione che combina un raro mix di crudeltà bestiale e di grande abilità nel mentire, e si considerano chiamati in maniera speciale a radunare tutto il mondo sotto la loro sanguinosa oppressione. Non dobbiamo dimenticare che l'Ebreo internazionale, che continua a dominare sulla Russia, non tratta la Germania come un alleato, ma come uno Stato destinato a sottostare ad un simile destino.
La minaccia sotto cui ha sofferto la Russia è una minaccia che pende perennemente sulla Germania. La Germania è il prossimo grande obiettivo del Bolscevismo. È necessaria tutta la forza di un'idea missionaria per risollevare ancora una volta la nostra nazione, salvarla dalla morsa del pitone internazionale, e rimuovere la corruzione del suo sangue in patria, in modo che le forze della nazione, una volta liberate, possano essere impiegate per preservare la nostra nazionalità. Se questo è il nostro scopo, è follia allearsi con un Potere il cui padroni sono i nemici mortali del nostro futuro.

Il nostro errore particolare, che il vecchio Impero Tedesco commise riguardo alla sua politica di alleanze, fu che rovinò le relazioni verso tutti ondeggiando continuamente qua e là, oltre alla sua debolezza nel conservare la pace a tutti i costi. Di una sola cosa non può essere rimproverata; non continuò a mantenere le sue buone relazioni con la Russia.
Ammetto con franchezza che prima della Guerra pensai che sarebbe stato meglio se la Germania avesse rinunciato alla sua folle politica coloniale, ed alla sua politica marittima, se si fosse unita all'Inghilterra nell'alleanza con la Russia, e se avesse abbandonato la sua debole aspirazione di coprire il mondo intero in favore di una politica determinata per acquisire territorio nel Continente d'Europa.

Non dimentico le continue minacce insolenti offerte alla Germania dalla Russia Pan-Slavista; non dimentico le continue mobilitazioni pratiche, il cui solo obiettivo era di annoiare la Germania; non posso dimenticare la tempra dell'opinione pubblica in Russia che, prima della Guerra, era eccellente negli attacchi ispirati dall'odio verso la nostra nazione e verso l'Impero, né posso dimenticare la grande stampa Russa, che era sempre più a favore della Francia che nostro.
Nonostante tutto, c'era ancora un altro metodo prima della Guerra; avremmo potuto imparare dalla regia della Russia, con l'idea di rivoltarla contro l'Inghilterra.

L'attuale consolidamento dei Grandi Poteri è l'ultimo segnale di avvertimento per noi a pensare, a riportare le nostre genti indietro dal loro mondo dei sogni alla dura verità, ed a mostrare la sola via per cui il vecchio Reich possa fiorire un'altra volta.
Se il movimento Nazionalsocialista si scrollasse si dosso tutte le illusioni ed eleggesse la ragione come suo unico leader, la catastrofe del 1918 potrebbe rivelarsi un'immensa benedizione per il futuro della nostra nazione. Dobbiamo finire guadagnando ciò che possiede l'Inghilterra, ciò che addirittura la Russia possedeva, e ciò che la Francia di tanto in tanto ha usato per prendere delle decisioni corrette per i suoi interessi: una Tradizione Politica.
Per la Germania la condotta da adottare è chiara. Non deve mai permettere a due Poteri Continentali di ergersi in Europa. Deve guardare ad ogni tentativo di organizzare un Potere militare sulle sue frontiere, anche se soltanto nella forma di uno Stato capace di diventare militare, come un'aggressione contro la Germania, e deve considerare non solo un diritto, ma un dovere, evitarlo con ogni mezzo, anche al punto di imbracciare le armi. I risultati militari di un'alleanza con l'Inghilterra e l'Italia sarebbero diametralmente opposti a quelli di un'alleanza con la Russia. La cosa più importante è il fatto che un rapprochement con questi due paesi non significherebbe per nulla un rischio di guerra. L'unico Potere che può assumere un atteggiamento opposto a tale alleanza - la Francia - non sarebbe nella posizione di farlo. Quindi, tale alleanza renderebbe la Germania in grado di fare i preparativi in pace e con calma che, all'interno di una tale coalizione, dovrebbero essere fatti per un accordo con la Francia. Perché romperebbe immediatamente l'Intesa che ha causato alla Germania così tanta infelicità ed ha isolato la Francia, il nemico mortale della nostra nazione. La nuova Alleanza Anglo-Tedesca-Italiana terrebbe le redini e la Francia smetterebbe di farlo.
Altrettanto importante sarebbe il fatto che la nuova Alleanza includesse degli Stati che possiedono qualità tecniche che si supportano l'una con l'altra. La Germania infine acquisirebbe alleati che non succhiano il suo sangue come parassiti, ma che potrebbero fare e farebbero la loro parte per fornire i nostri armamenti tecnici.
Ci sarebbero ovviamente delle difficoltà, come ho detto nel precedente capitolo, per realizzare una simile alleanza. Ma fu forse la realizzazione dell'Intesa meno difficile? Dove Re Edoardo ebbe successo contro gli interessi, che erano per natura opposti l'uno all'altro, noi dovremo riuscire se la conoscenza della necessità di qualche sviluppo ci ispirasse a concertare le nostre azioni con abilità e matura considerazione.

Dovremo naturalmente stare in piedi di fronte alle chiacchiere malvolenti dei nemici della nostra razza che sono in casa nostra. Noi Nazionalsocialisti dobbiamo renderci conto di questo, se proclamiamo che ciò che la nostra convinzione interiore ci dice è assolutamente essenziale. Dobbiamo irrobustire noi stessi in modo da affrontare l'opinione pubblica, impazzita per mano degli scaltri Ebrei e che sfrutta la nostra Tedesca mancanza di pensiero. Oggi non siamo altro che una roccia nel fiume; in pochi anni, il Fato potrebbe erigerci fino a diventare una diga, contro cui il flusso generale possa essere interrotto, ma solo per scorrere su un nuovo letto.

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Messaggio Da Minsky il Mer 12 Feb - 21:35

XV

DIFESA DI EMERGENZA COME DIRITTO

Quando abbiamo sacrificato i nostri obiettivi nel Novembre del 1918, ebbe inizio una politica che con ogni probabilità era destinata a portare verso un'ulteriore rovina. Diventa comprensibile come un periodo di tempo che fu sufficiente tra il 1806 ed il 1813 per inondare la Prussia, per quanto fosse stata completamente sconfitta, con nuova energia e spirito di battaglia, venne lasciato passare senza farne uso e, difatti, questo portò ad un ulteriore indebolimento del nostro Stato. La ragione per questo fu che, dopo che venne firmato quel vergognoso Armistizio, nessuno aveva né energie né coraggio per opporsi alle misure di oppressione che il nemico stava ripetutamente portando alla luce. Questo era troppo intelligente per chiedere troppe cose tutte insieme.
Gli ordini di disarmo, che ci resero politicamente impotenti, ed i saccheggi economici seguirono uno dopo l'altro con l'idea di produrre lo spirito che poteva vedere la mediazione del Generale Dawes come un colpo di fortuna, ed il Trattato di Locarno come un trionfo.

Nell'estate del 1922-23 ci si rese conto, a causa di tutto questo, che, anche dopo la conclusione della pace, la Francia stava lavorando con ferrea determinazione per ottenere i suoi iniziali scopi di guerra. Perché nessuno crederà che nel corso dei quattro anni della lotta più decisiva della sua storia, la Francia versò il sangue non troppo ricco della sua gente semplicemente per poter ricevere più tardi una compensazione attraverso delle riparazioni per le perdite che avrebbe sostenuto.
La stessa Alsazia-Lorena non spiegherebbe l'energia dei leader di Guerra Francesi se non facesse già parte del grande programma politico Francese per il futuro. Tale programma è il seguente: disintegrazione della Germania in un gruppo di piccoli Stati. È per questo che la Francia sciovinista lottò, e nel farlo stava svendendo la sua nazione ai vassalli che in realtà erano dell'Ebreo internazionale mondiale.

In realtà la Germania collassò in un lampo nel Novembre del 1918. Ma, mentre a casa stava accadendo una catastrofe, gli eserciti si trovavano ancora profondamente all'interno dei paesi nemici. La prima preoccupazione della Francia in quel periodo non fu la disintegrazione della Germania, ma piuttosto come riuscire a far uscire il più presto possibile le armate Tedesche dalla Francia e dal Belgio. Quindi, il primo attacco dei leader di Parigi per finire la guerra fu disarmare le armate Tedesche, ed obbligarle a tornare in Germania. Se possibile, non avrebbero potuto dedicare attenzione ad ottenere il loro scopo di Guerra originale finché questo non fosse stato portato a termine. Per l'Inghilterra la Guerra sarebbe stata veramente vinta soltanto quando la Germania sarebbe stata distrutta come Potere coloniale e commerciale, e sarebbe stata ridotta a diventare uno Stato di second'ordine. Non aveva alcun interesse a cancellare lo Stato Tedesco tutto insieme; infatti aveva tutti i motivi per desiderare una futura rivalità in Europa contro la Francia. Per cui, la Francia dovette attendere la pace prima di mettersi ad eseguire il lavoro per il quale la Guerra aveva messo le basi, e la dichiarazione di Clemenceau che per lui la Pace era soltanto un prosieguo della Guerra acquistò un significato aggiuntivo. Le intenzioni della Francia dovevano essere già note nell'inverno del 1922-23. Sono convinto che l'unica maniera di modificare tali intenzioni verso di noi sarà quella di forzare il timone della nave del nostro Reich affinché si rivolti come un ariete contro il nemico, e credo che ci saranno buone probabilità di successo se facciamo in modo di isolare la Francia, in modo che la seconda battaglia non sarà quella della Germania contro il mondo, ma una difesa della Germania contro la Francia, che sta disturbando la sua pace ed anche quella di tutto il mondo.
Finché l'eterno conflitto tra la Germania e la Francia consiste soltanto nella difesa contro l'aggressione Francese, non si arriverà mai ad una decisione, ma secolo dopo secolo la Germania verrà spostata da una posizione dopo l'altra.
Soltanto dopo che questo verrà pienamente compreso in Germania, in modo che la volontà della nazione Tedesca non venga più sprecata con la difesa passiva, ma venga raccolta tutta insieme per una soluzione finale con la Francia, allora saremo in grado di portare quest'eterna ed infruttuosa lotta con tale paese verso una decisione.

Nel Dicembre del 1922 la situazione tra la Germania e la Francia sembrò diventare nuovamente minacciosa. La Francia stava contemplando nuove vaste misure di oppressioni e di sanzioni per le sue azioni. In Francia si sperava che, occupando la Ruhr, essa avrebbe finalmente spezzato le reni alla Germania e ci avrebbe portato verso una posizione economica disperata, in cui saremmo stati obbligati ad assumerci degli obblighi molto pesanti.
Con l'occupazione della Ruhr, il Destino ancora una volta offrì alla nazione Tedesca una possibilità di farsi valere; perché ciò che ad una prima occhiata sembrava essere una terribile sfortuna, visto più da vicino conteneva delle possibilità estremamente promettenti di porre fine alle sofferenze della Germania.
Per la prima volta la Francia aveva realmente e profondamente messo da parte l'Inghilterra - non solo i diplomatici Britannici che avevano realizzato l'alleanza Francese, l'avevano mantenuta e la vedevano con una visione cauta da freddi calcolatori, ma anche grandi settori della nazione stessa. In particolare il mondo degli affari provò una malcelata irritazione verso questo immenso ulteriore rafforzamento del potere Francese nel Continente. La sua occupazione dei giacimenti di carbone della Ruhr privarono l'Inghilterra di tutti i successi che aveva ottenuto in Guerra, e adesso i vincitori erano il Maresciallo Foch, e la Francia che lui rappresentava, e non l'attenta e scrupolosa diplomazia Inglese.
Anche in Italia i sentimenti si rivoltarono contro la Francia. In realtà la Guerra mise direttamente fine a quell'amicizia che smise di essere rosea, e diventò quindi odio assoluto. Era giunto il momento in cui gli alleati di ieri avrebbero potuto diventare i nemici di domani. Il fatto che questo non accadde era principalmente dovuto al fatto che la Germania non aveva Enver Pasha, ma soltanto un Cuno, come Cancelliere.

Tuttavia nella primavera del 1923, prima che l'occupazione Francese della Ruhr potesse essere usata come pretesto per ricostruire il nostro potere militare, avrebbe dovuto essere impiantato nella nazione Tedesca un nuovo spirito, la sua forza di volontà avrebbe dovuto essere rinforzata, ed i corruttori della forza più grande in tutta la nazione avrebbero dovuto essere distrutti. Proprio come lo spargimento di sangue del 1918 fu un tributo alla negligenza del 1914 e del 1915 a schiacciare sotto i piedi la minaccia Marxista, era destinata a giungere nella primavera del 1923 una terribile punizione per non aver colto l'opportunità che ci veniva offerta di distruggere il lavoro dei traditori Marxisti e degli assassini della nazione. Soltanto le menti borghesi avrebbero potuto arrivare all'incredibile concezione che il Marxismo potesse forse essere diverso da com'era stato, e che le canaille che avevano guidato il 1918, e che allora senza alcuno scrupolo usarono due milioni di morti come gradino per salire ai posti di Governo, adesso sarebbero pronte a rendere un servizio al senso di giustizia della nazione. Era follia incredibile aspettarsi che tali traditori si sarebbero improvvisamente trasformati in lottatori per la libertà della Germania. Non si sognavano nemmeno di farlo! Un Marxista è poco incline a trasformarsi da traditore, allo stesso modo di come una iena non può trasformarsi da carogna!

La situazione del 1923 era molto simile a quella del 1918. Le prime cose essenziali su cui si decise, contro ogni forma di resistenza, fu l'espulsione del veleno Marxista dal corpo della nostra nazione. Ero convinto che il primissimo dovere di ogni vero Governo Nazionale fosse cercare e trovare delle forze determinate alla guerra per distruggere il Marxismo, e dare a tali forze carta bianca; era loro dovere non fare la corte alla follia di 'ordine e tranquillità' in un momento in cui il nemico straniero stava dando il colpo di grazia alla Madrepatria, e quando in patria i traditori erano appostati ad ogni angolo di strada. No, un vero Governo Nazionale avrebbe dovuto desiderare agitazione e disordine se la conseguente confusione fosse stato l'unico metodo per una resa dei conti finale con i nemici Marxisti della nostra nazione.

Ho implorato spesso i cosiddetti partiti Nazionalisti di dare al Fato carta bianca e permettere al nostro movimento di avere i mezzi per una resa dei conti con il Marxismo; ma ho predicato a dei sordi. Pensavano tutti di saperla più lunga, incluso il Capo della Forza di Difesa, finché infine si trovarono essi stessi faccia a faccia con la più miserabile capitolazione di tutti i tempi. Ho quindi intensamente realizzato nel mio profondo che la borghesia Tedesca era giunta alla fine della sua missione, e non potesse più essere chiamata a svolgere alcun ulteriore compito.

In quel periodo - lo confesso con franchezza - avevo una fervente ammirazione per il grande uomo a sud delle Alpi il cui profondo amore per la sua nazione gli vietò di scendere a patti con i nemici interni dell'Italia, e che lottò per distruggerli con ogni mezzo e metodo possibile. La qualità che annovera Mussolini tra i grandi uomini del mondo è la sua determinazione a non condividere l'Italia con il Marxismo, ed a salvare il suo paese portando l'Internazionalismo alla distruzione.
Quanto piccoli apparivano i nostri uomini di stato in Germania in confronto a lui!
L'atteggiamento adottato dalla nostra borghesia, e la maniera in cui risparmiavano il Marxismo, decise il destino di ogni tentativo di resistenza attiva nella Ruhr sin dall'inizio. Era follia cercare di combattere la Francia con quel nemico mortale in seno.
Anche nella primavera del 1923 fu semplice predire cosa sarebbe accaduto. È inutile discutere se fosse o meno una possibilità di successo militare contro la Francia. Perché se il risultato dell'azione Tedesca nel problema della Ruhr fosse stato soltanto la distruzione del Marxismo in Germania, allora il successo sarebbe stato dalla nostra parte.

La Germania, una volta libera dai mortali nemici della sua vita e del suo futuro, sarebbe in possesso di una forza che nessuno al mondo potrebbe nuovamente strangolare. Nel giorno in cui il Marxismo sarà spezzato in Germania, le sue catene saranno certamente spezzate. Perché non siamo mai stati conquistati nella nostra storia dalle forze dei nostri nemici, ma piuttosto dalla nostra stessa depravazione, e dal nemico nel nostro stesso campo.

Tuttavia, in un grande momento di ispirazione, il Cielo ha dato la Germania in regalo ad un grande uomo, Herr Cuno, i cui metodi di ragionamento erano i seguenti: 'La Francia sta occupando la Ruhr, ma cosa c'è lì? Carbone. La Francia sta occupando la Ruhr per amore del suo carbone?' Ciò che ovviamente potrebbe venire in mente a Herr Cuno è la nozione che uno sciopero potrebbe privare i Francesi del carbone, e che prima o poi se ne andrebbero dalla Ruhr, perché le imprese non davano prova di fornire profitto?
Questa era la linea di pensiero del nostro 'eccezionale uomo di stato' nazionale.
Per uno sciopero, avevano in realtà bisogno dei Marxisti, perché questo riguardava in primo luogo i lavoratori. Per cui era fondamentale portare il lavoratore (nella mente di un uomo di stato borghese come Cuno - questo era sinonimo di Marxista) in linea con tutti gli altri Tedeschi su un fronte unico. I Marxisti se ne uscirono rapidamente con un'idea; perché i leader Marxisti avevano bisogno del denaro di Cuno, proprio come Cuno aveva bisogno di loro per il suo 'fronte unito'.
Se in quel momento Herr Cuno, invece di incoraggiare uno sciopero generale comprato, e renderlo la base del suo 'fronte unito', avesse chiesto due ore di lavoro in più ad ogni Tedesco, la truffa del 'fronte unito' sarebbe stata realizzata un tre giorni. Le nazioni non ottengono la libertà senza fare nulla, ma con il sacrificio.
Questa cosiddetta resistenza passiva non avrebbe mai potuto essere mantenuta a lungo. Nessuno tranne un uomo che non ne sapeva nulla poteva immaginare che avrebbe potuto espellere un esercito di occupazione con dei metodi più assurdi.
Se i Vestfaliani della Ruhr fossero stati al corrente di un esercito di ottanta o cento divisioni a loro supporto, i Francesi sarebbero rimasti sulle spine.

Non appena i sindacati avevano in sostanza riempito le loro casse con i contributi di Cuno, ed era stato quasi deciso di cambiare tattica, e di rendere la resistenza passiva un attacco attivo, le iene Rosse tutte uscirono tutte insieme dal recinto per le pecore e ritornarono ad essere ciò che erano sempre state. Senza una parola, Herr Cuno si ritirò sulle sue navi, e la Germania divenne più ricca di esperienza e più povera di grandi speranze.
Ma quando ebbero inizio il miserabile collasso e la vergognosa capitolazione, dopo un sacrificio economico di miliardi, e dopo che molte migliaia di giovani Tedeschi che erano stati così ingenui da credere alle promesse dei governanti del Reich, l'indignazione contro un tale tradimento del nostro infelice paese esplose in un botto. In milioni di persone brillò la convinzione che nulla tranne una radicale espulsione dell'intero sistema dominante in Germania avrebbe portato la salvezza.
In questo libro, io posso semplicemente ripetere l'ultima frase del mio discorso, e del grande Processo della primavera del 1924: 'Sebbene i giudici di questo Stato possano essere felici di aver condannato le nostre azioni, la storia, la dea di una verità superiore e di una legge migliore, sorriderà mentre farà a pezzi questo giudizio, e dichiarerà innocenti tutti noi dalle colpe e dal dovere di espiarle'.
Non cercherò qui di descrivere i tentativi che portarono al Novembre del 1923 e lo decisero; perché non penso che sarà di alcuna utilità per il futuro, e perché non serve davvero a nulla riaprire le ferite che non si sono ancora cicatrizzate, o parlare di colpa nel caso delle persone, che forse erano strette alla loro nazione con identico amore nel profondo dei loro cuori, ma semplicemente persero la via o non riuscirono ad essere tutte d'accordo su questo.

FINE

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Messaggio Da holubice il Gio 13 Feb - 5:33

Mein Kampft, Lobby Ebrea ...

Ragazzi, questo forum mi sta smaccatamente diventando un ricettacolo tubo nazi...

Non dico che non vada bene... Ma fatelo, come dire, in modo un po' più discreto ...

prrrrr
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Messaggio Da Minsky il Gio 13 Feb - 7:26

holubice ha scritto:Mein Kampft, Lobby Ebrea ...

Ragazzi, questo forum mi sta smaccatamente diventando un ricettacolo tubo nazi...

Non dico che non vada bene... Ma fatelo, come dire, in modo un po' più discreto ...

prrrrr

Perché? Tu l'avevi mai letto il Mein Kampf? L'hai letto adesso? Io ho avuto l'occasione di leggerlo adesso, mentre estraevo i capitoli dal PDF scaricato da un sito in rete per metterli nel forum, a disposizione di chiunque si fosse fatto le stesse domande che mi sono fatto io, o anche altre domande. Per esempio: è possibile che un governo, un sistema complesso e articolato con molte persone necessariamente non tutte folli abbia concepito lo sterminio di una grossa fetta della popolazione, senza considerare gli enormi costi economici e sociali di questo intervento? La sola depressione economica derivante dall'ablazione di forza lavoro anche molto qualificata e consumatori sarebbe bastata a ridurre il PIL della nazione a livelli da terzo mondo. Anzi è molto probabile che la Germania del Terzo Reich sia stata seriamente compromessa proprio dalla shoa, piuttosto che dallo sforzo bellico alleato. Si trova forse la risposta a questa domanda nel Mein Kampf? Proviamo a cercarla?

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