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Lavoro, CIG, laicità

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Messaggio Da claudio285 Mer 25 Nov 2009 - 17:00

l'Italia va...c'è la ripresa, dicono. La Jobless growth. Ripresa dell'economia e contemporaneo aumento della disoccupazione.

In Italia però, dicono, i disoccupati sono aumentati sì, ma di poco. Ma non si tiene conto della cassa integrazione, di quest'ammortizzatore sociale che tiene legati i dipendennti all'azienda, che conferisce salari sociali miserevoli e contribuisce a tenere in piedi "a gratis" aziende che forse molto probabilmente non se lo meritano. Però intanto ammorbidiscono i dati sulla disoccupazione, perchè chi è in cassa integrazione non è rilevato come disoccupato.

Ora mi chiedo, ha senso tutto questo? Perchè la collettività deve pagare perchè un'azienda che non riesce a stare a galla trattenga i suoi lavoratori? In fondo, non sarebbe meglio che le aziende ristrutturassero più in fretta, si riconvertissero o al limite chiudessero, e i soldi venissero spesi per i salari di disoccupazione e per la formazione delle persone licenziate?

E' più importante mantenere fittiziamente bassi i livelli di disoccupazione, favorendo l'inerzia e dei lavoratori e dei datori di lavoro, o permettere che vi siano improvvisi rialzi della disoccupazione, che siano sorretti però da salari di disoccupazione degni di questo nome, ed uguali per tutti, e favorendo la mobilità di lavoratori ed aziende, e dunque diminuendo i tempi di disoccupazione?

Ma invece di fare questo, si è pensato di allargare la CIG a un pò tutte le aziende. Oggi perchè c'è la crisi, domani per qualche altro motivo, le aziende che non riescono a stare sul mercato comunque sono destinate a chiudere, a essere ristrutturate, o a essere riconvrtite, con eguali perdite in termini di occupazione. Si può far sì che questo avvenga con lo stillicidio della CIG, o con la debita rapidità che il mercato internazionale odierno richiede per stare al passo con la competizione.

Ma in Italia, si sà, la laicità è solo un problema di crocefisso. Non è invece contemplata l'idea che la laicità è invece un problema di individui, di singoli individui che operano liberamente nella società.

La mancanza di laicità nella scuola è solo un riflesso della mancanza di cultura laica nella società, la quale è divisa in caste. La casta dei sindacati, la casta degli avvocati, recentemente rinforzata dall'azione del governo - non senza la complicità dell'opposizione, ahimè - la casta degli operai, la casta dei lavoratori pubblici, la casta dei magistrati, quella dei politici...ed infine lei, la regina di tutte le caste, quella dei preti, che per struttura e cultura tiene insieme tutte le altre.

Dobbiamo ahimè ammettere che hanno ragione loro. Abbiamo davvero radici cristiane, e sono però quelle che ci tengono strette a questo fango, non quelle che ci elevano verso il cielo.

Amici Atei, non corriamo il rischio di divenire noi stessi una "casta dei laici". In questo mondo castale dobbiamo vivere il ruolo dei paria, degli intoccabili.
claudio285
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