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Dalla cagata orientata alla cagata adattativa

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Messaggio Da Bucodiculo Mar 3 Mar 2015 - 14:49

Tutti i nostri geni derivano dal DNA parentale, pertanto si potrebbe sostenere che la nostra espressione (fisiologia, salute, comportamento) sia “predeterminata” dalla
nostra eredità genetica. Si potrebbe sostenere, cioè, che esiste una supremazia del DNA ereditato che arriva a determinare ogni cosa, senza che noi esseri umani (come individui e come specie) possiamo in nessun modo interferire col nostro destino individuale e di specie.

Questa visione deriva direttamente dalla impostazione Darwiniana, in base alla quale le mutazioni genetiche sono del tutto casuali, prive di ogni logica quindi del tutto ineluttabili e imprevedibili. Non c'è modo di interagire con esse, quindi dobbiamo solo rassegnarci a subirle. L'idea della supremazia del DNA, nata dalla visione Darwiniana, condanna ciascuno di noi e tutta la nostra specie ad avere il DNA che ha senza poter fare nulla. Sta alla competizione tra individui e alla migliore capacità di adattamento individuale definire quale sarà il futuro individuale e della specie.

Ma questa asserzione, ormai, è superata.

Nel 1988, il genetista John Cairns ha pubblicato quello che, da allora, è divenuto un articolo rivoluzionario: “The Origin Of Mutants” (Nature 335:142, 1988). Cairns ha riconosciuto che le mutazioni genetiche non erano unicamente il risultato di eventi chimici casuali come oggi perlopiù si pensa.

Egli ha posto dei batteri con un’anomalia del gene relativo all'assimilazione del latte in colture che contenevano solo lattosio come fonte di sostentamento. I batteri non erano, quindi, in grado di nutrirsi. La logica Darwiniana avrebbe condannato a morte tutti i batteri.

Invece, dopo un breve periodo, i batteri hanno cominciato a crescere e a proliferare. All’esame, si è scoperto che avevano mutato specificamente il gene che non rispondeva alla lattasi e riparato la sua funzione. La ricerca di Cairns ha rivelato che, in risposta a stress ambientali, gli organismi possono attivamente indurre mutazioni genetiche di geni selezionati nel tentativo di sopravvivere.

Queste mutazioni rappresenterebbero “adattamenti” meccanici indotti dalla risposta dell’organismo all’esperienza. Cairns coniò quindi il termine di "mutazione orientata".

Anche se i risultati di Cairns sono stati veementemente contestati dai tradizionalisti, Harris et al. hanno presentato un meccanismo molecolare che rende ragione delle sue osservazioni in un articolo intitolato “Recombination in Adaptive Mutation” (Science 264:258, 1994). Quest’ultima pubblicazione ha rivelato che organismi primitivi come i batteri contengono “geni per l’ingegneria genetica”.

A questa classe di geni di recente individuazione l’organismo può accedere attivamente allo scopo di mutare selettivamente i geni esistenti. Attraverso efficaci mutazioni “adattative” di geni selezionati, gli organismi sono in grado di creare nuove proteine, la cui struttura o funzione alterata può consentire una migliore opportunità di sopravvivenza rispetto agli stress ambientali.



Nasce così il termine "mutazione adattativa o adattiva".

Sulla base di questa nuova prospettiva, David Thaler ha pubblicato un importante articolo revisionista dal titolo “The Evolution of Genetic Intelligence” (Science 264:224, 1994). Secondo la sua visione innovativa, Thaler riconosce che l’espressione biologica è attivamente definita dalla percezione che l’individuo ha della propria esperienza di vita. Egli sottolinea l’importanza della percezione, non solo per la sua capacità di regolare l’espressione dell’organismo commutando dinamicamente i programmi genetici, ma anche per la sua capacità di indurre la “riscrittura” di
programmi genetici esistenti in vista di un migliore adattamento agli stress ambientali.

In prospettiva, la visione emergente della biomedicina convenzionale rivela un profondo cambiamento nei principi fondamentali. La Supremazia del DNA va cedendo il posto alla Supremazia dell’Ambiente. E quindi alla Supremazia della Specie che interagisce con l'ambiente.

Essenzialmente, la scienza convenzionale ha spostato la fonte del controllo intelligente dai geni interni ai “segnali” ambientali sia interni che esterni.
Inoltre, è stato dimostrato che, in risposta all’esperienza, l’organismo può attivamente alterare i programmi genetici “innati” quale mezzo di adattamento meccanico a condizioni ambientali percepite.

Non più, quindi, Supremazia del DNA ma, bensì, Supremazia dell'Ambiente: l'essere umano non risponde più soltanto al patrimonio genetico ereditato dai propri genitori ma anche, e soprattutto, agli stimoli dell'ambiente in cui vive, con la capacità di modificare il suddetto patrimonio genetico al fine di adattarsi al meglio a quegli stimoli e quindi all'ambiente.

Ciò significa, quindi, Supremazia della Specie nella definizione del proprio destino biologico. Supremazia della specie nell'indirizzare il destino degli individui e della stessa specie nella sua interezza.
La percezione dell'ambiente in cui viviamo, l'esperienza che noi facciamo dell'ambiente e le modifiche che noi facciamo all'ambiente, possono innescare meccanismi di mutazione genetica per meglio addattarsi all'ambiente stesso.

In questo tipo di processo il nostro corpo svolge un ruolo importante. Ma è anche, e soprattutto, la mente a svolgere il ruolo fondamentale.
Il modo di vedere il mondo, l'esperienza che facciamo del mondo attraverso la nostra mente, può innescare fenomeni di "mutazione adattiva".


La nostra visione del mondo influirà sulla evoluzione della specie umana. Poichè noi siamo una specie che può subire "stress ambientali" sia di tipo fisico che di tipo mentale.

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Altro che "è tutto un caso". mgreen

Bucodiculo
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Messaggio Da Sun Tzu Mer 4 Mar 2015 - 11:40

I geni non stanno in rapporto 1:1 come dimostrato dal progetto genoma umano,ergo nessun determinismo biologico è possibile,dunque rimane l'indeterminazione,a cagion per quale le mutazioni sono casuali (e non parlo di mutazioni indotte anche queste soggette all'indeterminazione).E sono un sistema aleatorio,spero tu sappia cosa significa aleatorio nella modellizzazione della teoria della probabilità.

L'intera modellizzazione delle probabilità non è che un tentar ordine maggiormente la casualità,l'affermazione di assenza di "casualità" quindi di perfetta determinazione è solo una tua mera idea psicologica.

Questo non significa che tutto è un caso,ma piuttosto che molti eventi sono casuali,ergo semmai non tutto è determinato.

Puoi riportare l'I.D creazionista altrove oppure confuta lo stesso concetto di probabilità.

Che sussiste proprio in quanto sussiste la casualità,o il porsi di di una pluralità di eventi che possono verificarsi senza determinazione a priori,non necessariamente l'uno piuttosto che l'altro ma bensi delle volte l'uno e l'altro.La probabilità stabilira quali a maggior frequenza non quali necessariamente averranno deterministicamente.

Per esempio se lancio due dadi la sommatoria dei numeri sulle facce mi dirà che la loro combinazione a maggior frequenza restituisce il risultato 7,che costitura il vertice di una gaussiana per lanci infiniti ove  sui lati si avranno mano a mano eventi che hanno una frequanza minore,è più probabile che la somma del lancio di due dadi sia 7 non significa che il caso non c'è e che uscira necessariamente dunque deterministicamente,ma significa che statisticamente "maggiore è l'n  di lanci maggiore rispetto a tutte le altre combinazioni è la probabilità che esca una combinazione che restituisce  7"

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Meglio Ronin ma libero, mercenari nel bene e nel male di nessuno,piuttosto che Samurai ma schiavo,soldati per il bene o per il male del proprio signore.

Credere in una bandiera è credere in una ideologia,meglio non seguire nessuna bandiera in particolare oppure seguirle tutte a seconda di come tira il vento sulla propria.
Sun Tzu
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