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Democrazia Atea

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Messaggio Da Minsky Gio 3 Gen - 18:35

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CATTOCOMUNISTI PAVLOVIANI

Ci risiamo, Bergoglio dice due frasette tanto apparentemente insulse quanto contraddittorie, ad uso e consumo dei poveri di spirito, e i cattocomunisti abboccano come pesci all’amo.
La frase che ha mandato in visibilio i cattocomunisti è stata questa: «Dove c'è Vangelo c'è rivoluzione. Il Vangelo non lascia quieti, ci spinge: è rivoluzionario».
Un po' di etologia non guasta.
Il riflesso pavloviano è una reazione prodotta nell'animale in cattività da un elemento esterno, che l'animale si abitua ad associare ad un preciso stimolo.
Funziona anche con gli umani i quali, se gli pronunci alcune parole chiave, sbavano.
Un tronista, ad esempio, sbava se gli pronunci le parole “uomini e donne” o “amici”.
Un cattocomunista sbava se un prete gli pronuncia la parola “rivoluzione”.
I cattocomunisti negano a loro stessi la forza propulsiva interna per essere rivoluzionari, e devono ricercarla all’esterno e al di fuori della loro sfera di azione.
Sicché quando leggono la parola “rivoluzione” sui biglietti con i quali si incartano i cioccolatini o i biscotti, o quando la pronuncia il monarca maschio dello stato vaticano, ai cattocomunisti gli scatta il riflesso pavloviano dell’eccitazione, condizionato dalla cattività dei loro recinti mentali.
È pacifico che ripetere litanie anestetizzanti ogni domenica serve ad ammansire gli animi, ma siccome una idea di rivoluzione, intesa come sovvertimento dell’ordine costituito, i cattocomunisti ammansiti comunque la ambiscono, non saranno mai capaci di attuarla, perché sono ben lieti di lasciarsi neutralizzare dalle loro stesse ritualità.
Le parole sulla rivoluzione pronunciate da un monarca che perpetua la sua monarchia da millenni, identica a se stessa, una monarchia nella quale alcune frange di sudditi negano finanche la rivoluzione intesa come moto astronomico della terra, sono l’alibi perfetto per chi non solo non modificherà mai l’ordine costituito, ma l’unico cambiamento sociale al quale potrà aderire, sarà la moda.
Quanto al Vangelo, che siano i poveri di spirito a credere che possa essere interpretato come strumento di rivoluzione, è comprensibile, ma che in questa nullità ci si tuffino anche esponenti politici, offende l’intelligenza.
Il Vangelo è un testo pieno di nefandezze e alcuni passaggi ne sono la sintesi esplicativa:
“Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore.” Colossesi 3,18 (di san Paolo)
“La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione.” Timoteo 2,11
“Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge.” Corinzi 14, 34 (di san Paolo)
“E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna,
ma la donna per l'uomo.” Corinzi 11,8
Basterebbe questo per vietarne qualsiasi riferimento come testo accettabile in un consesso di persone libere, ma i cattocomunisti sono pronti a rinnegare anche il loro ateismo, pur di avere uno strapuntino di aggancio col potere clericale.
Poveretti.
Bergoglio, dal canto suo, ha una preoccupazione costante verso gli atei e non si capacita della loro coerenza razionale, e cerca di screditarli qualificandoli come la categoria umana peggiore.
A ben vedere, indipendentemente dalla favolistica di cui è massimo esponente, un protettore di pedofili non è proprio in cima alla graduatoria della stima, ma questa è un’altra storia.
“Quante volte vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo. Ma se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e dà una vera testimonianza, non una contro-testimonianza».
Il cattolicesimo è la religione degli ipocriti per eccellenza e lui che ne è il massimo rappresentante, ha cercato artatamente di negare l’evidenza, ad uso e consumo degli ottusi.
Le strutture ideologiche del cattolicesimo si muovono sui binari della incoerenza posto che i comportamenti privati non corrispondono mai ai comportamenti pubblici, e meno che mai alle contraddizioni politiche.
I cattolici, nella loro strutturale incoerenza, ad esempio, riconoscono la loro guida morale nella casta sacerdotale composta prevalentemente da omosessuali i quali condannano in pubblico la omosessualità e costituiscono in privato una lobby gay, tanto per fare un esempio.
Il Family day, una manifestazione cattolica in difesa del modello famigliare cattolico eterosessuale e indivisibile, è pieno di divorziati e divorziate.
La condanna dell’aborto parte dalle donne che abortiscono in privato e a pagamento.
Il cattolicesimo è ipocrita per definizione e Bergoglio, che ne è consapevole, cerca di costruire il mito della coerenza cattolica, e siccome l’imbecillità si nutre della superficialità, eccoli tutti in fila a rendere omaggio alla banalità.
Ma peggiore della ipocrisia, nel messaggio di Bergoglio c’è la violenza di un pensiero che nel momento in cui rimarca differenze, acuisce nelle masse le spinte alla discriminazione.
Bergoglio vuole far credere che ci sono categorie di persone peggiori e categorie di persone migliori, e che gli individui sono differenti a seconda delle ideologie seguite, e non dei comportamenti personali posti in essere.
Spingere le masse a credere che ci siano categorie migliori o peggiori significa indurli a porsi tra i migliori e a legittimare la discriminazione verso chi è portatore di un pensiero differente.
È questa la violenza inqualificabile di Bergoglio.

Carla Corsetti

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Messaggio Da Minsky Lun 25 Feb - 20:47

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SOTTO UNA MONTAGNA DI MENZOGNE

I vescovi e i cardinali suprematisti avevano pianificato di fargli saltare la poltrona usando l’arma di sempre, ovvero le coperture sulla pedofilia.
Con il precedente Capo di Stato vaticano, a suo tempo, le pressioni avevano avuto il loro effetto, tanto più che già si sapeva di un coinvolgimento di suo fratello George, responsabile di aver coperto centinaia di stupri, e alla fine Ratzinger si è dimesso.
Bergoglio, che ha una carriera più politica che teologica, non si è fatto cogliere impreparato.
Una delle armi nelle mani dei suoi avversari era lo stupratore seriale McCarrick, suo assistente, al quale ha comminato una pena che negli ambienti vaticani passa per essere una delle pene più gravi, ovvero la riduzione allo stato laicale, in pratica lo ha privato della possibilità di indossare le sottane lunghe.
Ha trasformato McCarrick in una pallottola spuntata nelle mani dei suoi avversari.
Ma non si è fermato qui, ha convocato un summit sulla pedofilia clericale e ha spettacolarizzato le complicità per neutralizzarle.
Bisogna riconoscergli che è un genio della comunicazione.
Ha messo in piedi una batteria di argomenti facilmente utilizzabili dalle masse di adepti, a cui ha affidato il compito di modificare la narrazione del crimine osceno sul quale poggia il potere della sua setta.
Da subito ha attaccato coloro che osano criticare la sua baracca e ha detto che hanno legami di parentela con satana, l’antagonista del loro dio e di cui i cattolici hanno terrore.
Bergoglio fa finta di ignorare che le persone sane di mente non possono di certo credere nella esistenza del suo spiritello cattivo.
Poi ha tentato di spostare l’attenzione sui crimini sessuali che si compiono a danno dei minori da parte dei genitori, oppure da parte di allenatori e educatori, ed è stato un po' come dire che non ci sono solamente i preti, ma che le categorie di predatori sessuali sono variegate, insomma un argomentone.
Bergoglio fa finta di ignorare che un prete ha 51 possibilità in più di essere uno stupratore seriale di minori rispetto ad una persona che non è prete.
Bergoglio fa finta di ignorare che la pedofilia clericale rispetto a quella che si perpetra in altri contesti, ha una connotazione di ritualità che non c’è altrove, perché lo stupro dei minori appartiene alle strutture simboliche della ideologia cattolica.
Bergoglio fa finta di ignorare che le indicazioni per estirpare la pedofilia clericale sono state già indicate dall’ONU e consistono nella abrogazione delle due direttive che consentono la copertura giudiziaria planetaria degli stupratori sessuali seriali clericali, ovvero il “crimen sollicitationis” e il “de gravoribus”, cui si aggiunge la necessità di una piena collaborazione con le autorità giudiziarie civili.
Bergoglio mente a se stesso e a forza di dare ascolto alla propria menzogna, fa una grossolana operazione di mistificazione, buona forse per menti semplici, ma non per chi gode di lucida razionalità.
Avrà anche fermato i suoi oppositori politici, che non sono certamente migliori o peggiori di lui, appartenendo alla stessa genia di parassiti, ma la predazione sessuale clericale è ancora tutta lì, oscena e irrinunciabile, perchè è irrinunciabile il potere incontrastato che ne deriva.

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Carla Corsetti

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Messaggio Da Minsky Dom 13 Dic - 20:27

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FRATELLI COLTELLI

Per dirla con le parole di una nota canzone, ci si può fidare delle parole di un prete come di chi fa l’autostop in manette.
La nuova enciclica di Bergoglio, “Fratelli tutti”, è solo a prima vista l’ennesimo concentrato delle solite banalità ad uso e consumo non solo dei cattolici, ma anche dei cattocomunisti, dei cattosocialisti e dei cattoatei (questi ultimi conosciuti anche come atei devoti).
Procediamo con ordine.
Le parole rivolte ai credenti, e dunque di stretta pertinenza fideistica, non appassionano e non sono oggetto della presente disamina.
Per quanto vengano considerate come documenti di indirizzo spirituale, le encicliche sono documenti di indirizzo politico ed economico sulle quali la monarchia pontificia da sempre costruisce gli obiettivi a lungo termine della propria strategia di sottomissione delle masse.
“Fratelli tutti” richiama la mitologia costruita su Giovanni Moriconi, meglio noto come Francesco d’Assisi, la cui rottura psicotica oggi avrebbe determinato un TSO, e invece nel 1200 ha determinato la gloria e la venerazione, ma questa è un’altra storia.
Non sembra esserci un processo di imitazione o di identificazione tra Bergoglio e Francesco d’Assisi, quanto piuttosto una magistrale operazione di comunicazione, un processo di assimilazione finalizzato a sovrapporre il Francesco del 2020 sul Francesco del 1200.
Nell’enciclica Bergoglio richiama una visita di Francesco d’Assisi al Sultano Malik-al-Kamil e subito dopo, con l’intento di rafforzare il parallelismo, richiama il suo incontro con l’Imam Ahmad Al-Tayyeb.
L’analisi politica del documento necessita di una puntualizzazione storica.
Dire che l’incontro tra Francesco d’Assisi e il Sultano si fosse svolto all’insegna dell’amore, è una grande mistificazione, dal momento che Francesco stava partecipando ad una crociata, ovvero una guerra di aggressione durante la quale la ferocia predatoria dei cristiani, legittimata eticamente dal Papa che l’aveva commissionata, era particolarmente brutale.
Francesco e il Sultano Malik-al-Kamil si sono effettivamente incontrati e gli storici riferiscono che il Sultano non ordinò la sua uccisione perché si rese conto, dal suo farneticare, che era un dissociato.
Nella religione islamica i malati mentali hanno la “protezione” di Allah sicché il Sultano lo lasciò tornare al campo dei cristiani e gli regalò un corno, ancora oggi custodito e venerato ad Assisi.
Il piano di pace con il Sultano fu elaborato, piuttosto, da Federico II di Svevia, uomo colto e grande conoscitore della cultura islamica, non certo da Francesco d’Assisi che peraltro era anche scarsamente istruito.
L’incontro tra Bergoglio e Ahmad Al-Tayyeb invece ha avuto altri presupposti e altre finalità.
I rapporti del Vaticano con il Cairo si erano interrotti dopo il discorso di Ratzinger a Ratisbona nel 2006 quando quelle riflessioni sull’islam avevano provocato una reazione risentita.
Nel 2015 è stato individuato un enorme giacimento di gas naturale nelle acque territoriali egiziane e i pozzi sono gestiti dall’ENI.
Se consideriamo che la Fondazione dell’ENI attualmente è guidata dall’ex capo della gendarmeria vaticana, sarà più chiaro per tutti quale sia l’intreccio che lega, da sempre, l’ENI al Vaticano.
Nel 2016 venne ucciso Giulio Regeni e la strada degli accordi commerciali sembrò subire una battuta d’arresto, dunque doveva essere assolutamente ripresa.
Occorreva che le massime autorità religiose di entrambi i Paesi riprendessero il dialogo interreligioso che, da sempre, fluidifica ogni mercato.
Dunque Bergoglio e Ahmad Al-Tayyeb hanno siglato una intesa nella quale hanno ribadito i valori di sempre: negazione dell’autodeterminazione femminile, contrasto alla autodeterminazione nel fine vita, negazione della libertà sessuale e riproduttiva, insomma le solite posizioni delle ideologie religiose.
L’incontro tra Bergoglio e Ahmad Al-Tayyeb ha ribadito, ove ce ne fosse stato bisogno, che due capi religiosi di due religioni monoteiste misogine e maschiliste l’intesa la trovano sempre se rispolverano gli obiettivi comuni da colpire, se individuano nelle donne e negli omosessuali i destinatari delle loro alleanze liberticide e sessuofobiche.
Il bilancio attuale conferma l’Italia come primo partner dei rapporti commerciali con l’Egitto.
Tornando all’Enciclica “Fratelli tutti”, il documento medievale sottoscritto con l’Imam egiziano è stato integralmente richiamato come imprescindibile presupposto per le nuove direttive politiche, e questo è senza dubbio uno dei passaggi più significativi dell’Enciclica, che per il resto si compone di riflessioni disorganiche, pasticciate, avulse da una elaborazione sistematica, nella quale, oltre alle solite solfe sull’aborto, si stigmatizza persino l’abitudine di “bannare” i contatti molesti sui social, per passare poi alle parabole, ai passi della bibbia, in una sequenza interminabile e noiosa di considerazioni sempliciotte, vivacizzate di tanto in tanto da condanne contro la ricchezza e l’esercizio del potere.
Con audacia parla finanche di sobrietà, e non c’è chi non pensi immediatamente alle speculazioni edilizie vaticane a Londra, o alle altre speculazioni di cui sono protagonisti tutti i prìncipi della sua corte.  
In sintesi nell’Enciclica si è articolata la solita campagna antifumo pronunciata da un produttore di tabacco.
Ma il valore politico non è ravvisabile tanto nelle indicazioni etiche e sociali, rivolte ad un gregge incapace di percepire la contraddizione lampante tra le proprie condizioni di impotenza e povertà, rispetto alle condizioni di potere e di ricchezza di chi parla.
Il valore politico è insito nel ruolo internazionale che Bergoglio vuole costruire con la sua monarchia, e in questo progetto l’Italia esercita il ruolo di pied-à-terre rispetto a tutte le altre Nazioni cui Bergoglio si rivolge.
Bergoglio ha ricucito tutto il mondo cattolico italiano e ad ogni realtà associativa cattolica (AGESCI, S.Egidio, i Movimenti mariani, ecc.) ha garantito rappresentanza nelle istituzioni repubblicane italiane, individuando per ognuna più soggetti cui è stato assegnato un ruolo politico all’interno della Repubblica, per cui ora che ha infiltrato l‘Italia, può permettersi di curare con maggior vigore anche la prospettiva del suo ruolo politico mondiale, non accontentandosi più del solo ruolo di riferimento spirituale.
Nell’Enciclica “Fratelli tutti” indica in modo chiaro e inequivocabile che per quanto i ministri religiosi non debbano fare politica partitica “nemmeno possono rinunciare alla dimensione politica”.
Questo è uno dei messaggi centrali, è il via libera affinché i preti entrino a pieno titolo nelle istituzioni civili, non solo in Italia.
Un ampio capitolo Bergoglio lo ha dedicato alla cura degli anziani e le scalate al potere politico le ha preordinate con raffinato tempismo sicché un ministro della monarchia vaticana è stato nominato a presiedere una commissione ministeriale che si occupa di anziani, prima ancora che l’Enciclica fosse pubblicata.
Con questa nomina Bergoglio ha voluto testare la reazione dell’opinione pubblica prima di dare il nulla-osta ufficiale e considerando le tiepide reazioni da parte della stampa giornalaia, può dire che il test gli è riuscito.
Sentire l’elogio dell’Enciclica “Fratelli tutti” da parte di coloro che hanno abboccato a quelle due o tre frasette pronunciate contro il capitalismo da un capo di Stato capitalista, è avvilente per la pochezza della riflessione complessiva sul documento.
La contraddizione più eclatante è quella sul ruolo delle donne quando denuncia le differenze ingiustificate, ma ovviamente omette di dire che la sua monarchia continua ad escluderle da qualunque ipotesi di ruolo gerarchico.
Non si faranno attendere i beoti e le beote che apprezzeranno lo stigma verso gli altri e la cecità verso se stessi.
L’apoteosi delle banalità e delle contradizioni impegnerà i prossimi talk show.
Da quel documento saranno in molti che estrarranno frasette decontestualizzate ad uso e consumo della propria personale pochezza.
Bergoglio non vuole essere più semplicemente il referente spirituale della cristianità, Bergoglio vuole essere il referente politico della cristianità, in una divisione tra mondo cristiano e mondo islamico, con reciproco riconoscimento delle rispettive sfere di influenza, e con scientifica esclusione di tutte le altre realtà.
Ma Bergoglio dimentica che in Italia fratelli fa rima con coltelli, e che l’unica speranza per l’umanità non è certo la fratellanza, ma la sorellanza, da cui lui e tutta la sua corte sono esclusi, perché lui è il capo di una monarchia di soli uomini, o forse, sarebbe meglio dire di uomini soli.
»

Carla Corsetti
Segretario nazionale di Democrazia Atea e membro del coordinamento di Potere al Popolo
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Messaggio Da marisella Mar 15 Dic - 23:36

Minsky ha scritto:Democrazia Atea - Pagina 12 Dapng10

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Per dirla con le parole di una nota canzone, ci si può fidare delle parole di un prete come di chi fa l’autostop in manette.
La nuova enciclica di Bergoglio, “Fratelli tutti”, è solo a prima vista l’ennesimo concentrato delle solite banalità ad uso e consumo non solo dei cattolici, ma anche dei cattocomunisti, dei cattosocialisti e dei cattoatei (questi ultimi conosciuti anche come atei devoti).
Procediamo con ordine.
Le parole rivolte ai credenti, e dunque di stretta pertinenza fideistica, non appassionano e non sono oggetto della presente disamina.
Per quanto vengano considerate come documenti di indirizzo spirituale, le encicliche sono documenti di indirizzo politico ed economico sulle quali la monarchia pontificia da sempre costruisce gli obiettivi a lungo termine della propria strategia di sottomissione delle masse.
“Fratelli tutti” richiama la mitologia costruita su Giovanni Moriconi, meglio noto come Francesco d’Assisi, la cui rottura psicotica oggi avrebbe determinato un TSO, e invece nel 1200 ha determinato la gloria e la venerazione, ma questa è un’altra storia.
Non sembra esserci un processo di imitazione o di identificazione tra Bergoglio e Francesco d’Assisi, quanto piuttosto una magistrale operazione di comunicazione, un processo di assimilazione finalizzato a sovrapporre il Francesco del 2020 sul Francesco del 1200.
Nell’enciclica Bergoglio richiama una visita di Francesco d’Assisi al Sultano Malik-al-Kamil e subito dopo, con l’intento di rafforzare il parallelismo, richiama il suo incontro con l’Imam Ahmad Al-Tayyeb.
L’analisi politica del documento necessita di una puntualizzazione storica.
Dire che l’incontro tra Francesco d’Assisi e il Sultano si fosse svolto all’insegna dell’amore, è una grande mistificazione, dal momento che Francesco stava partecipando ad una crociata, ovvero una guerra di aggressione durante la quale la ferocia predatoria dei cristiani, legittimata eticamente dal Papa che l’aveva commissionata, era particolarmente brutale.
Francesco e il Sultano Malik-al-Kamil si sono effettivamente incontrati e gli storici riferiscono che il Sultano non ordinò la sua uccisione perché si rese conto, dal suo farneticare, che era un dissociato.
Nella religione islamica i malati mentali hanno la “protezione” di Allah sicché il Sultano lo lasciò tornare al campo dei cristiani e gli regalò un corno, ancora oggi custodito e venerato ad Assisi.
Il piano di pace con il Sultano fu elaborato, piuttosto, da Federico II di Svevia, uomo colto e grande conoscitore della cultura islamica, non certo da Francesco d’Assisi che peraltro era anche scarsamente istruito.
L’incontro tra Bergoglio e Ahmad Al-Tayyeb invece ha avuto altri presupposti e altre finalità.
I rapporti del Vaticano con il Cairo si erano interrotti dopo il discorso di Ratzinger a Ratisbona nel 2006 quando quelle riflessioni sull’islam avevano provocato una reazione risentita.
Nel 2015 è stato individuato un enorme giacimento di gas naturale nelle acque territoriali egiziane e i pozzi sono gestiti dall’ENI.
Se consideriamo che la Fondazione dell’ENI attualmente è guidata dall’ex capo della gendarmeria vaticana, sarà più chiaro per tutti quale sia l’intreccio che lega, da sempre, l’ENI al Vaticano.
Nel 2016 venne ucciso Giulio Regeni e la strada degli accordi commerciali sembrò subire una battuta d’arresto, dunque doveva essere assolutamente ripresa.
Occorreva che le massime autorità religiose di entrambi i Paesi riprendessero il dialogo interreligioso che, da sempre, fluidifica ogni mercato.
Dunque Bergoglio e Ahmad Al-Tayyeb hanno siglato una intesa nella quale hanno ribadito i valori di sempre: negazione dell’autodeterminazione femminile, contrasto alla autodeterminazione nel fine vita, negazione della libertà sessuale e riproduttiva, insomma le solite posizioni delle ideologie religiose.
L’incontro tra Bergoglio e Ahmad Al-Tayyeb ha ribadito, ove ce ne fosse stato bisogno, che due capi religiosi di due religioni monoteiste misogine e maschiliste l’intesa la trovano sempre se rispolverano gli obiettivi comuni da colpire, se individuano nelle donne e negli omosessuali i destinatari delle loro alleanze liberticide e sessuofobiche.
Il bilancio attuale conferma l’Italia come primo partner dei rapporti commerciali con l’Egitto.
Tornando all’Enciclica “Fratelli tutti”, il documento medievale sottoscritto con l’Imam egiziano è stato integralmente richiamato come imprescindibile presupposto per le nuove direttive politiche, e questo è senza dubbio uno dei passaggi più significativi dell’Enciclica, che per il resto si compone di riflessioni disorganiche, pasticciate, avulse da una elaborazione sistematica, nella quale, oltre alle solite solfe sull’aborto, si stigmatizza persino l’abitudine di “bannare” i contatti molesti sui social, per passare poi alle parabole, ai passi della bibbia, in una sequenza interminabile e noiosa di considerazioni sempliciotte, vivacizzate di tanto in tanto da condanne contro la ricchezza e l’esercizio del potere.
Con audacia parla finanche di sobrietà, e non c’è chi non pensi immediatamente alle speculazioni edilizie vaticane a Londra, o alle altre speculazioni di cui sono protagonisti tutti i prìncipi della sua corte.  
In sintesi nell’Enciclica si è articolata la solita campagna antifumo pronunciata da un produttore di tabacco.
Ma il valore politico non è ravvisabile tanto nelle indicazioni etiche e sociali, rivolte ad un gregge incapace di percepire la contraddizione lampante tra le proprie condizioni di impotenza e povertà, rispetto alle condizioni di potere e di ricchezza di chi parla.
Il valore politico è insito nel ruolo internazionale che Bergoglio vuole costruire con la sua monarchia, e in questo progetto l’Italia esercita il ruolo di pied-à-terre rispetto a tutte le altre Nazioni cui Bergoglio si rivolge.
Bergoglio ha ricucito tutto il mondo cattolico italiano e ad ogni realtà associativa cattolica (AGESCI, S.Egidio, i Movimenti mariani, ecc.) ha garantito rappresentanza nelle istituzioni repubblicane italiane, individuando per ognuna più soggetti cui è stato assegnato un ruolo politico all’interno della Repubblica, per cui ora che ha infiltrato l‘Italia, può permettersi di curare con maggior vigore anche la prospettiva del suo ruolo politico mondiale, non accontentandosi più del solo ruolo di riferimento spirituale.
Nell’Enciclica “Fratelli tutti” indica in modo chiaro e inequivocabile che per quanto i ministri religiosi non debbano fare politica partitica “nemmeno possono rinunciare alla dimensione politica”.
Questo è uno dei messaggi centrali, è il via libera affinché i preti entrino a pieno titolo nelle istituzioni civili, non solo in Italia.
Un ampio capitolo Bergoglio lo ha dedicato alla cura degli anziani e le scalate al potere politico le ha preordinate con raffinato tempismo sicché un ministro della monarchia vaticana è stato nominato a presiedere una commissione ministeriale che si occupa di anziani, prima ancora che l’Enciclica fosse pubblicata.
Con questa nomina Bergoglio ha voluto testare la reazione dell’opinione pubblica prima di dare il nulla-osta ufficiale e considerando le tiepide reazioni da parte della stampa giornalaia, può dire che il test gli è riuscito.
Sentire l’elogio dell’Enciclica “Fratelli tutti” da parte di coloro che hanno abboccato a quelle due o tre frasette pronunciate contro il capitalismo da un capo di Stato capitalista, è avvilente per la pochezza della riflessione complessiva sul documento.
La contraddizione più eclatante è quella sul ruolo delle donne quando denuncia le differenze ingiustificate, ma ovviamente omette di dire che la sua monarchia continua ad escluderle da qualunque ipotesi di ruolo gerarchico.
Non si faranno attendere i beoti e le beote che apprezzeranno lo stigma verso gli altri e la cecità verso se stessi.
L’apoteosi delle banalità e delle contradizioni impegnerà i prossimi talk show.
Da quel documento saranno in molti che estrarranno frasette decontestualizzate ad uso e consumo della propria personale pochezza.
Bergoglio non vuole essere più semplicemente il referente spirituale della cristianità, Bergoglio vuole essere il referente politico della cristianità, in una divisione tra mondo cristiano e mondo islamico, con reciproco riconoscimento delle rispettive sfere di influenza, e con scientifica esclusione di tutte le altre realtà.
Ma Bergoglio dimentica che in Italia fratelli fa rima con coltelli, e che l’unica speranza per l’umanità non è certo la fratellanza, ma la sorellanza, da cui lui e tutta la sua corte sono esclusi, perché lui è il capo di una monarchia di soli uomini, o forse, sarebbe meglio dire di uomini soli.
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Carla Corsetti
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(Left n.45)
Ho letto questo brano di Carla Corsetti che ci hai girato. Diamine in 40 anni di vita quanti km ha fatto s.Francesco piu' di Garibaldi, é stato veramente ovunque.Col sultano al-Kamil so che  fece una figuraccia, perché si recò da lui, che era saggio e istruito, e gli disse, per vedere chi ha il vero Dio facciamo un'ordalia, ci gettiamo nel fuoco e chi esce vivo e indenne possiede il vero Dio.Il Sultano, che aveva capito che era appunto un po' dissociato, non  accettò l'ordalia, ma gli disse di pregare per lui affinché comprendesse quale fosse il vero Dio... Non ho ancora letto l'Enciclica perché temo di rimanerne delusa e che trovi le solite frasette che ripete in continuazione,  forse la leggerò.
Ciao
marisella
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Messaggio Da Minsky Mer 16 Dic - 18:20

marisella ha scritto:
Ho letto questo brano di Carla Corsetti che ci hai girato. Diamine in 40 anni di vita quanti km ha fatto s.Francesco piu' di Garibaldi, é stato veramente ovunque.Col sultano al-Kamil so che  fece una figuraccia, perché si recò da lui, che era saggio e istruito, e gli disse, per vedere chi ha il vero Dio facciamo un'ordalia, ci gettiamo nel fuoco e chi esce vivo e indenne possiede il vero Dio.Il Sultano, che aveva capito che era appunto un po' dissociato, non  accettò l'ordalia, ma gli disse di pregare per lui affinché comprendesse quale fosse il vero Dio... Non ho ancora letto l'Enciclica perché temo di rimanerne delusa e che trovi le solite frasette che ripete in continuazione,  forse la leggerò.
Ciao
Il sultano ha perso un'ottima occasione: doveva dirgli sì, facciamo l'ordalia, vai avanti tu. Dopo che il frate fosse rimasto bruciato, avrebbe potuto senza tema di disonore omettere di fare anche lui la prova, perché, a rigor di logica, avrebbe potuto sostenere che era già evidente come il dio vero fosse il suo e non quello del frate.
Eh, il senso pratico, questo sconosciuto.

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Messaggio Da Ateopitecus millantatoris Ven 18 Dic - 12:43

Mamma mia la Corseti, indietro di almeno 35 anni in quanto a comunicazione politica, non mi meraviglio che la seguano in 15 in tutta Italia

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Messaggio Da Rasputin Ven 18 Dic - 12:56

Ateus vulgaris familiaris ha scritto:Mamma mia la Corseti, indietro di almeno 35 anni in quanto a comunicazione politica ipocrisia, non mi meraviglio che la seguano in 15 in tutta Italia

Non mi meraviglio né me ne sono meravigliato neanch'io, mi pare ovvio che una persona onesta in politica è come un posacenere su una moto.

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Messaggio Da marisella Ven 18 Dic - 14:40

Minsky ha scritto:
marisella ha scritto:
Ho letto questo brano di Carla Corsetti che ci hai girato. Diamine in 40 anni di vita quanti km ha fatto s.Francesco piu' di Garibaldi, é stato veramente ovunque.Col sultano al-Kamil so che  fece una figuraccia, perché si recò da lui, che era saggio e istruito, e gli disse, per vedere chi ha il vero Dio facciamo un'ordalia, ci gettiamo nel fuoco e chi esce vivo e indenne possiede il vero Dio.Il Sultano, che aveva capito che era appunto un po' dissociato, non  accettò l'ordalia, ma gli disse di pregare per lui affinché comprendesse quale fosse il vero Dio... Non ho ancora letto l'Enciclica perché temo di rimanerne delusa e che trovi le solite frasette che ripete in continuazione,  forse la leggerò.
Ciao
Il sultano ha perso un'ottima occasione: doveva dirgli sì, facciamo l'ordalia, vai avanti tu. Dopo che il frate fosse rimasto bruciato, avrebbe potuto senza tema di disonore omettere di fare anche lui la prova, perché, a rigor di logica, avrebbe potuto sostenere che era già evidente come il dio vero fosse il suo e non quello del frate.
Eh, il senso pratico, questo sconosciuto.
Guarda che l'ordalia si faceva assieme, s i preparavano due pire e un palo conficcato sopra e si legavano i condannati e si appiccava lo foco... Colui che usciva indenne aveva vinto l'ordalia, io non ho mai sentito di nessuno che ne uscisse indenne. Però questa Corsetti si potrebbe ringiovanire un po',  quanto ha? 99 anni? Forse troppi...
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Messaggio Da marisella Ven 18 Dic - 14:42

Rasputin ha scritto:
Ateus vulgaris familiaris ha scritto:Mamma mia la Corseti, indietro di almeno 35 anni in quanto a comunicazione politica ipocrisia, non mi meraviglio che la seguano in 15 in tutta Italia

Non mi meraviglio né me ne sono meravigliato neanch'io, mi pare ovvio che una persona onesta in politica è come un posacenere su una moto.
@ Raspu.

Se sentoun'altra volta la storia del posacenere sulla moto ,
vengolà e ti strozzo...e basta...
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Messaggio Da Rasputin Ven 18 Dic - 16:00

marisella ha scritto:
Rasputin ha scritto:
Ateus vulgaris familiaris ha scritto:Mamma mia la Corseti, indietro di almeno 35 anni in quanto a comunicazione politica ipocrisia, non mi meraviglio che la seguano in 15 in tutta Italia

Non mi meraviglio né me ne sono meravigliato neanch'io, mi pare ovvio che una persona onesta in politica è come un posacenere su una moto.
@ Raspu.

Se sentoun'altra volta la storia del posacenere sulla moto ,
vengolà e ti strozzo...e basta...

Perché, è una metafora utilissima wink..

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Messaggio Da Minsky Dom 14 Mar - 10:09

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IL BLUFF

13-03-2021 18:11 - Carla Corsetti

Enrico Letta è stato cooptato per guidare il Partito Democratico dopo le dimissioni di Zingaretti.
Enrico Letta non è una persona comune.
Pensare di confondere il suo modo di porsi con i suoi contenuti, facendolo passare per un uomo insignificante, è un errore grossolano.
Letta sa esattamente cosa sta facendo ed ha cognizione del suo ruolo più di quanto non lasci intendere ad osservatori mediocri.
I suoi toni pacati contrastano certamente con la volgarità di chi sa esaltare le folle con gli insulti e il turpiloquio, ma contrastano anche con la antipatia di chi ha inutilmente aggravato la povertà degli italiani.
Enrico Letta ha il volto del bravo ragazzo, usa metafore desunte dai cartoni animati o dai libri di favole, come la bibbia, è rassicurante e ha i tempi di risposta giusti per non porre il popolo in fibrillazione, accompagnandolo piuttosto verso una cristiana rassegnazione.
Enrico Letta, insieme allo zio Gianni, a Giulio Tremonti, a Romano Prodi, a Mario Monti, per citare alcuni nostrani tra i più noti, partecipa da protagonista ai convegni nei quali gli economisti di stampo liberista si stanno ingegnando da qualche decennio come convincere i governi a smantellare lo stato sociale per ingrassare poche famiglie facoltose.
Enrico Letta sa che il popolo italiano può decidere di farsi comandare da chiunque, passando indifferentemente da dei manigoldi a degli stagisti di lusso, da degli stagisti di lusso a dei banchieri, e dunque parla usando un linguaggio volutamente banale, quasi a non voler destare sospetti.
Enrico Letta è abile.
E' stato allevato per comandare, pubblica libri di economia da almeno un decennio, non si preoccupa di chi resterà stritolato dalle sue pianificazioni, sa che il fine giustifica i mezzi.
Il vero problema è che i mezzi non ci sono e il fine è un bluff.

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Messaggio Da marisella Mar 23 Mar - 19:16

Minsky ha scritto:Democrazia Atea - Pagina 12 Dapng10

IL BLUFF

13-03-2021 18:11 - Carla Corsetti

Enrico Letta è stato cooptato per guidare il Partito Democratico dopo le dimissioni di Zingaretti.
Enrico Letta non è una persona comune.
Pensare di confondere il suo modo di porsi con i suoi contenuti, facendolo passare per un uomo insignificante, è un errore grossolano.
Letta sa esattamente cosa sta facendo ed ha cognizione del suo ruolo più di quanto non lasci intendere ad osservatori mediocri.
I suoi toni pacati contrastano certamente con la volgarità di chi sa esaltare le folle con gli insulti e il turpiloquio, ma contrastano anche con la antipatia di chi ha inutilmente aggravato la povertà degli italiani.
Enrico Letta ha il volto del bravo ragazzo, usa metafore desunte dai cartoni animati o dai libri di favole, come la bibbia, è rassicurante e ha i tempi di risposta giusti per non porre il popolo in fibrillazione, accompagnandolo piuttosto verso una cristiana rassegnazione.
Enrico Letta, insieme allo zio Gianni, a Giulio Tremonti, a Romano Prodi, a Mario Monti, per citare alcuni nostrani tra i più noti, partecipa da protagonista ai convegni nei quali gli economisti di stampo liberista si stanno ingegnando da qualche decennio come convincere i governi a smantellare lo stato sociale per ingrassare poche famiglie facoltose.
Enrico Letta sa che il popolo italiano può decidere di farsi comandare da chiunque, passando indifferentemente da dei manigoldi a degli stagisti di lusso, da degli stagisti di lusso a dei banchieri, e dunque parla usando un linguaggio volutamente banale, quasi a non voler destare sospetti.
Enrico Letta è abile.
E' stato allevato per comandare, pubblica libri di economia da almeno un decennio, non si preoccupa di chi resterà stritolato dalle sue pianificazioni, sa che il fine giustifica i mezzi.
Il vero problema è che i mezzi non ci sono e il fine è un bluff.
A me non piace, magnifica carriera pianificata, Rolex a 18 anni da 30 milioni, attico e superattico alla fine di via Marmorata che guarda su verso l'Aventino e giu' verso Porta Portese. Ma non era meglio a questo punto che si candidasse la moglie di Montalbano? Da un po' fa tutto lei, povera emigrata in America, poliziotta, pubblicità per la pasta e poteva guidare anche il PD, ci ricordava il cognato, per chi é ancora in lacrime...
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Messaggio Da Minsky Dom 2 Mag - 19:33

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PRIMO MAGGIO 2021

02-05-2021 - Carla Corsetti

Il Primo Maggio 2021 ci dà una buona sintesi dell’esistente, un concerto è stato sufficiente per mettere a fuoco molte storture.
I sindacati padronali li abbiamo sempre individuati in unioni di datori di lavoro che si organizzavano per contrastare gli interessi dei lavoratori nella contesa con i propri, in una contrapposizione che era di per sé garanzia di tutele per i lavoratori.
Ora siamo entrati nella fase in cui la lotta di classe è stata sostituita dalla alleanza di classe, in piena attuazione della dottrina sociale della chiesa, sicchè sindacati e imprese non hanno più contrapposizione e se il Segretario Generale di un sindacato (Landini) scambia una commensalità conviviale a casa di un Ministro (Brunetta), una impresa (ENI) può ben sostenere le spese di una tradizionale manifestazione sindacale (concerto del Primo Maggio), in una confusione di ruoli che ha un unico obiettivo, quello di rafforzare la consueta becera strategia politica demagocica da panem et circenses.
Capita però l’imprevisto che, nel caso del Concertone, è stato rappresentato da Fedez, un rapper che ha messo a segno due obiettivi: elencare la bestialità dei rappresentanti istituzionali della Lega e ricordare come il Vaticano sia una lobby dalla doppia morale che guadagna su ciò che condanna.
Le parole del rapper hanno funzionato perché sono arrivate a destinatari che si sono irritati, ed è sembrato quasi che fosse stata recuperata, in qualche misura, quella funzione che il teatro aveva nell’antica Grecia, ovvero veicolare con lo spettacolo messaggi politici.
Ad onta del fatto che il concerto sia stato organizzato da sindacati che ormai possiamo qualificare padronali e non più dei lavoratori, ad onta che sia stato pagato da una delle società più responsabili dell’inquinamento alimentare e dell’acqua in Africa, questo Concertone lo ricorderemo anche per un’altra stortura che si è consumata dietro le quinte, ovvero il tentativo della RAI di censurare.
La conversazione registrata e resa pubblica da Fedez ha dato la misura di quanto siano miserabili i funzionari RAI.
In sintesi.
La crisi del settore spettacolo, determinata dalla incapacità della classe politica di governarla, ha risvegliato la coscienza politica di molti artisti, e non solo.
Il risveglio delle coscienze è quanto di più entusiasmante si possa sperare, perché solo così si potranno cambiare le carte in tavola e molto cambierebbe se ciò accadesse ancora e per tutti.
Nessun funzionario RAI potrebbe più permettersi di censurare.
Nessun leghista potrebbe più permettersi di essere ideologicamente violento.

Nessuna organizzazione religiosa potrebbe più lucrare sui diritti sessuali e riproduttivi.

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Messaggio Da Minsky Mar 8 Giu - 7:20

Saman, le religioni monoteiste e i diritti umani

Di Carla Corsetti -7 Giugno 2021

Saman ha pagato con la vita non solo le aberrazioni del patriarcato di matrice islamica, ma ha pagato l’incapacità delle istituzioni italiane di avviare a percorsi di civilizzazione la sua comunità, che non può limitarsi al multiculturalismo.

Le speranze di trovare Saman ancora viva sono praticamente svanite.
Le rivelazioni del fratello, anche lui presunto responsabile della aggressione familiare subita dalla ragazza lo scorso anno, non lasciano margine ad ipotesi diverse dall’omicidio.
L’uccisione di Saman è un femminicidio e come tale, ha le sue radici nella cultura patriarcale che si alimenta delle religioni abramitiche, nel caso di specie, dell’islam.

L’Ucoii, l’Unione delle Comunità Islamiche Italiane, ha emesso una fatwa, ovvero una condanna religiosa contro i matrimoni forzati e contro le mutilazioni genitali femminili.
Se per un verso le dichiarazioni dell’Ucoii rassicurano sulla presa di distanza verso le aberrazioni che maturano all’interno delle tradizioni islamiche, dall’altra suscitano una riflessione ulteriore che desta ulteriori preoccupazioni.

La fatwa contro i matrimoni forzati è rivolta a comunità islamiche che, nelle intenzioni degli imam, dovranno conformarsi a quella interpretazione del diritto religioso.
Le comunità islamiche, dunque, non dovranno più imporre con violenza i matrimoni alle ragazze, non perché è un crimine secondo le leggi civili, ma perché la legge del Corano non va interpretata in quella direzione.
Con buona pace del primato della legge civile sulla legge religiosa.

Gli imam, con quella fatwa, non hanno richiamato gli islamici al rispetto dei diritti umani, non hanno sollecitato quelle comunità al rispetto delle leggi nazionali, dell’autodeterminazione, della libertà di scelta nel riconoscimento dei diritti universali.
Nulla di tutto questo.

I referenti spirituali delle comunità islamiche hanno condannato il femminicidio patriarcale islamico con una interpretazione islamica della legge religiosa.

Il Principio di Laicità e l’islam non sono compatibili.
Quella fatwa conferma che la teocrazia, intesa come primato della legge religiosa sulla legge civile, è prepotentemente emersa.

La fatwa nell’islam ha la stessa valenza della direttiva nel diritto canonico: in entrambi i casi si pongono in sovrapposizione delle leggi civili, con la complicità delle istituzioni che confondono la libertà di religione con il disprezzo dei diritti umani.

Il patriarcato abramitico si aggrava nella incapacità delle istituzioni di avviare una seria politica di integrazione con le comunità islamiche, spingendole ancora di più ad una dinamica di isolamento che radicalizza le loro tradizioni, all’interno delle quali la violenza del patriarcato trova terreno fertile.

E in assenza di integrazione le comunità islamiche non riconosceranno mai la legge civile della società che li esclude, trovando naturale riconoscere la priorità della legge religiosa quale elemento regolatore delle proprie condizioni.

La legge religiosa e la legge civile non possono essere alternative l’una all’altra, e la legge civile deve affermare il suo primato ma avrà autorità etica solo nell’inclusione e non nell’emarginazione.

Saman ha pagato con la vita non solo le aberrazioni del patriarcato di matrice islamica, ma ha pagato l’incapacità delle istituzioni italiane di avviare a percorsi di civilizzazione la sua comunità, che non può limitarsi al multiculturalismo.

Il multiculturalismo nelle applicazioni pratiche, si è concretizzato in un miope multiconfessionalismo attraverso il quale le peculiarità religiose che stabiliscono comportamenti e rituali per gli appartenenti ad una precisa comunità religiosa, trovano una tutela giuridica che segna una separazione netta con gli altri individui appartenenti alla stessa società ma non praticanti la stessa religione.

È legittimo e doveroso tutelare le differenze religiose, ma senza limitare l’applicazione della legge generale, e soprattutto indicando le modalità attraverso le quali le diverse culture possano interagire tra di loro in una interculturalità che porti alla integrazione e non alla esclusione.

Altri femminicidi come quello di Saman non avranno come responsabili solamente gli autori materiali, perché la responsabilità, a questo punto, sarà dell’intera società.

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