E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da holubice il Gio 21 Gen - 14:23



... e per proseguire serviamo ...


Banca Mps è a rischio Bail In?

"Ieri mattina il crollo (l’ennesimo) delle quotazioni di Mps ha trascinato giù tutto il settore bancario, e di conseguenza tutto il nostro listino, in cui le banche pesano quasi il 30%.
Monte Paschi ha guidato i ribassi di tutto il settore, ma anche Unicredit è stata sospesa per eccesso di ribasso ad un certo punto della mattinata.
Che cosa sta succedendo alle nostre banche? E’ l’effetto Banca Etruria & C. o c’è da preoccuparsi?
A fare paura sono soprattutto due istituti : Banca Monte Paschi e Banca Carige.
A volte per capire se una banca è sicura basta guardare i grafici." (continua nel link)




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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da holubice il Gio 28 Gen - 6:52

STAMPA: “I soldi in banca? Non ci fidiamo più. Li teniamo in casa dentro un muro”



"«Non ci fidiamo più delle banche». Claudio e Franca tenevano i risparmi in cantina. Centocinquantamila euro infilati in un’intercapedine del muro. Lì li hanno trovati i truffatori, finti addetti dell’acquedotto, che con la scusa di un’esplosione imminente sono entrati nella loro villa, alle porte di Torino. Ecco che cosa ha prodotto lo tsunami delle banche, scatenato dal caso Etruria. Dopo dieci giorni di titoli in picchiata, con titoli crollati anche del 40 per cento in un mese, i risparmiatori rischiano di fare la fine della coppia di pensionati torinesi. Che per paura di perdere il proprio capitale, si è affidata a un nascondiglio fai da te. Il surrogato del vecchio materasso." (continua nel link)


Sono le prove tecniche di un Bank Run ...



... prossimo venturo?


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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da holubice il Gio 28 Gen - 7:01

La metto là, per quegli utenti che, fortunati loro, hanno di questi problemi ...

AFFARI LEGALI: Trasferimento denaro in Germania

"Il prelievo forzoso sui conti correnti ciprioti ha portato scompiglio e paure in Europa, circa la sicurezza dei propri risparmi. Hanno fatto anche molto discutere, in Italia, le dichiarazioni di Jörg Kramer, capo economista di Commerzbank, che propone l’introduzione nel nostro Paese di un prelievo forzoso pari al 15% su depositi e titoli per azzerare il debito pubbico italiano. Avendo ricevuto molte richieste circa la possibilità e la leicità di trasferire denaro in Germania, abbiamo deciso di chiarire l'argomento a beneficio dei nostri mandanti.

Detenere o trasferire una somma di denaro all'estero è cosa assolutamente lecita nonchè semplice, laddove esista innanzitutto un presupposto fondamentale, ossia che oggetto del trasferimento sia una somma di denaro legittimamente detenuta, perchè, ad esempio, frutto di risparmi, vincite, eredità, utili dichiarati.
Attualmente esiste un limite di denaro (10.000,-- EURO nel momento in cui si scrive) che può essere trasportato all'interno dell'EU senza alcun limite. Qualora questa soglia venga superata, è necessario dichiarare l'"uscita" del denaro dall'Italia.
Le ragioni che spingono i correntisti italiani a trasferire i propri risparmi in Germania sono chiare: le banche tedesche sono considerate tra le più solide in Europa e la Germania, tra gli stati dell'Unione Europea, è quello più virtuoso e sicuro per risparmi ed investimenti. Un prelievo forzoso come a Cipro, in Germania, non difficilmente sará possibile." (continua nel link)



Ovviamente, più terrorismo spandono i Nazisti, più liquidità in euro defluirà dai nostri istituti di credito mezzi falliti alle varie Deutsche Bank e Landwirtschaftliche Rentenbank.

La ciliegina sulla torta per una economia già alla canna del gas come la nostra...

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Minsky il Gio 28 Gen - 7:10

holubice ha scritto:La metto là, per quegli utenti che, fortunati loro, hanno di questi problemi ...

AFFARI LEGALI: Trasferimento denaro in Germania

"Il prelievo forzoso sui conti correnti ciprioti ha portato scompiglio e paure in Europa, circa la sicurezza dei propri risparmi. Hanno fatto anche molto discutere, in Italia, le dichiarazioni di Jörg Kramer, capo economista di Commerzbank, che propone l’introduzione nel nostro Paese di un prelievo forzoso pari al 15% su depositi e titoli per azzerare il debito pubbico italiano. Avendo ricevuto molte richieste circa la possibilità e la leicità di trasferire denaro in Germania, abbiamo deciso di chiarire l'argomento a beneficio dei nostri mandanti.

Detenere o trasferire una somma di denaro all'estero è cosa assolutamente lecita nonchè semplice, laddove esista innanzitutto un presupposto fondamentale, ossia che oggetto del trasferimento sia una somma di denaro legittimamente detenuta, perchè, ad esempio, frutto di risparmi, vincite, eredità, utili dichiarati.
Attualmente esiste un limite di denaro (10.000,-- EURO nel momento in cui si scrive) che può essere trasportato all'interno dell'EU senza alcun limite. Qualora questa soglia venga superata, è necessario dichiarare l'"uscita" del denaro dall'Italia.
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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da holubice il Gio 28 Gen - 7:39

Minsky ha scritto:«Presupposto per l'apertura di un conto è il possesso di un domicilio postale in Germania.»
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Sto' ca$$o!

Se i soldi passano in qualche modo sotto le mani sue, altro che '29 ...!     mgreen

P.S.
Una volta aveva scritto che la banca lo avvertiva con un sms non appena qualcuno gli accreditava qualcosa in conto. E così riusciva a spendere i suoi soldi con ancora più in fretta del passato ...
Meglio li affido al mago Mario Pacheco Do Nascimento





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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Paolo il Gio 28 Gen - 7:52

Minsky ha scritto:
holubice ha scritto:La metto là, per quegli utenti che, fortunati loro, hanno di questi problemi ...

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Attualmente esiste un limite di denaro (10.000,-- EURO nel momento in cui si scrive) che può essere trasportato all'interno dell'EU senza alcun limite. Qualora questa soglia venga superata, è necessario dichiarare l'"uscita" del denaro dall'Italia.
Le ragioni che spingono i correntisti italiani a trasferire i propri risparmi in Germania sono chiare: le banche tedesche sono considerate tra le più solide in Europa e la Germania, tra gli stati dell'Unione Europea, è quello più virtuoso e sicuro per risparmi ed investimenti. Un prelievo forzoso come a Cipro, in Germania, non difficilmente sará possibile." (continua nel link)



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Non mi risulta che per avere un conto in Germania tu debba avere la un recapito postale. Quello che so per certo che in Ungheria così come nelle altre nazioni "ex sovietiche" tu puoi aprire un conto sia personale che come società senza avere alcuna necessità di recapiti postali. In oltre puoi avere bancomat e carta di credito senza alcun problema. E' solo in Italia che ti fanno mille problemi. In molti altri paesi è tutto molto più facile.
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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Hara2 il Gio 28 Gen - 9:46

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Rasputin il Gio 28 Gen - 10:45

holubice ha scritto:
"«Non ci fidiamo più delle banche». Claudio e Franca tenevano i risparmi in cantina. Centocinquantamila euro infilati in un’intercapedine del muro. Lì li hanno trovati i truffatori, finti addetti dell’acquedotto, che con la scusa di un’esplosione imminente sono entrati nella loro villa, alle porte di Torino. Ecco che cosa ha prodotto lo tsunami delle banche, scatenato dal caso Etruria. Dopo dieci giorni di titoli in picchiata, con titoli crollati anche del 40 per cento in un mese, i risparmiatori rischiano di fare la fine della coppia di pensionati torinesi. Che per paura di perdere il proprio capitale, si è affidata a un nascondiglio fai da te. Il surrogato del vecchio materasso."  (continua nel link)


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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Minsky il Gio 28 Gen - 12:34

ANSA ha scritto:Milano in caduta libera con banche, -3,3%

Incertezza economia cinese pesa su Shanghai (-2,92%), Tokyo chiude in ribasso

Redazione ANSA MILANO
28 gennaio 2016 13:19


MILANO - Piazza Affari sotto pressione per le vendite che mettono i bancari all'angolo. Il Ftse Mib aggiorna ancora il calo con l'indice principale che affonda a -3,3% a 18.226 punti. Nel credito sospese ancora Mps, Ubi a cui si aggiunge Banco Popolare. Bpm perde il 6,97%, Bper il 5,48%, Unicredit il 6,79% e Intesa il 4,83%

Ancora una seduta da dimenticare per la Borsa di Shanghai che cede il 2,92%. A pesare, ancora una volta, le incertezze sulla tenuta dello yuan e l'onda lunga della gelata arrivata ieri dai dati sull'industria cinese, al settimo calo consecutivo. Forte corrente di vendite anche su Shenzhen che perde il 4,18 per cento.

Prese di beneficio sul mercato giapponese dopo la crescita della vigilia: la borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dello 0,7% con l'indice Nikkei che scende a 17.041,45 punti.

Borse di Asia e Pacifico incerte dopo che la Fed che ha mantenuto invariati i tassi di interesse, ha espresso preoccupazione per lo stato dell'economia. A pesare sui mercati è sempre la Cina all'indomani del settimo calo consecutivo dell'industria cinese che si fa sentire su Shanghai con il listino che perde il 2,92 per cento. Il listini guardano anche al saliscendi del petrolio. Tra le Borse male anche Shenzhen (-4,18%). Poco mossa, invece, Hong Kong (-0,13%), in lieve rialzo Seul (+0,48%), Sidney (+0,60%) e debole Tokyo (-0,71%) alla vigilia di una serie di dati macro tra cui l'inflazione e la produzione industriale. "La Fed riconosce la realtà" e cioè "che la prospettiva è diventata più incerta e sta segnalando che ci possono essere meno rialzi dei tassi", sottolinea a Bloomberg Shane Oliver della AMP Capital Investors a Sidney. Sul fronte europeo i futures sono in negativo. Tra i dati sensibili di giornata il pil in Gran Bretagna, la fiducia dei consumatori nell'Eurozona e l'inflazione in Germania.

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Rasputin il Gio 28 Gen - 12:50

Non è che le cose stiano cominciando a precipitare, anzi io dubito che lo faranno mai. Si tratta di un calo lento ma relativamente costante che dura da decenni, perché ce ne accorgiamo il meno possibile.
In realtà anche la soglia della povertà non è fissa, ma flottante come la virgola di una calcolatrice tascabile; anche io non più di una decina d'anni fa andavo al ristorante una volta in settimana, ed ora nemmeno mi passa per la testa.
Quando ci ritroveremo in mutande saremo già preparati per accettarlo, ci sembrerà normale.

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da primaverino il Gio 28 Gen - 13:03

Rasputin ha scritto:Non è che le cose stiano cominciando a precipitare, anzi io dubito che lo faranno mai. Si tratta di un calo lento ma relativamente costante che dura da decenni, perché ce ne accorgiamo il meno possibile.
In realtà anche la soglia della povertà non è fissa, ma flottante come la virgola di una calcolatrice tascabile; anche io non più di una decina d'anni fa andavo al ristorante una volta in settimana, ed ora nemmeno mi passa per la testa.
Quando ci ritroveremo in mutande saremo già preparati per accettarlo, ci sembrerà normale.

Si, mi pare che la chiamino la teoria della rana bollita (o qualcosa del genere).
L'unico punto che non mi è chiaro è a chi o cosa serva una lenta, regressiva e più o meno costante proletarizzazione dei ceti medio-bassi nel lungo periodo...
Avere (poniamo) 1.000 miliardi di euro ed essere l'ultimo ricco sopravvissuto in un mondo di miserabili che non riescono ad acquistare più nulla fa di te un povero come gli altri dato che non si può mangiare il denaro...
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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da holubice il Gio 28 Gen - 15:55

Rasputin ha scritto:Magari facessero tutti cosí! Cassaforte a muro e soldi in casa, bonifici in contanti a sportelli e sistemi automatici e affanculo le banche

Confermo il sistema di notifica entrate per SMS mgreen
La posta da un interesse dello 0.5% annuo (sospetto che sia annuo). La mia signora è andata a fare un prelievo, ha chiesto l'estratto conto e ha visto che gli interessi di un anno non coprivano neanche il costo del Bollo di Stato.

Non parliamo del sottoscritto: il mio conto, se vado a sommare le varie commissioni e spese di tenuta conto che sberlucciano qua e à durante l'anno, mi costa circa 130 euro all'anno. In compenso ottengo ben 2-3 euro di interessi ad ogni estratto conto.



Be' sì, in uno scenario in cui vi sia deflazione, il seppellire tutto il proprio denaro sotto il pavimento è in effetti il miglior tipo di investimento: i prezzi che calano da un anno all'altro saranno il tuo tasso di interesse reale quando acquisterai qualcosa (e per giunta senza 130 euro di costi!).


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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da holubice il Gio 28 Gen - 16:06

Paolo ha scritto:Non mi risulta che per avere un conto in Germania tu debba avere la un recapito postale. Quello che so per certo che in Ungheria così come nelle altre nazioni "ex sovietiche" tu puoi aprire un conto sia personale che come società senza avere alcuna necessità di recapiti postali. In oltre puoi avere bancomat e carta di credito senza alcun problema. E' solo in Italia che ti fanno mille problemi. In molti altri paesi è tutto molto più facile.  
E comunque, cari amici, qui c'è spiegato tutto quanto va fatto ...

Trasferire e Dichiarare Soldi all'Estero per Salvare i Capitali



"Portare soldi all'estero è perfettamente legale e non vi è inoltre alcun limite alla somma di denaro esportabile. Questa non è nemmeno da considerarsi una pratica sospetta o deplorevole, anzi, con i tempi che corrono e il rischio concreto che il nostro Paese vada in pappa, è certamente furbo differenziare i propri depositi ed esportare un po' di capitale. Le banche italiane, per carità, sono da considerarsi piuttosto solide, ma portare i nostri averi all'estero potrebbe essere una mossa intelligente, soprattutto in visione di possibili prelievi forzati o aumento delle tassazioni sui conti correnti, senza parlare dell'importanza strategica di investire all'estero per differenziare le proprie entrate." (continua nel link)



Poi non venitemi a dire che non vi voglio bene, e che il (facile) profeta Holubice non vi ha avvertito  per tempo ...

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Minsky il Gio 28 Gen - 17:52

holubice ha scritto:
Paolo ha scritto:Non mi risulta che per avere un conto in Germania tu debba avere la un recapito postale. Quello che so per certo che in Ungheria così come nelle altre nazioni "ex sovietiche" tu puoi aprire un conto sia personale che come società senza avere alcuna necessità di recapiti postali. In oltre puoi avere bancomat e carta di credito senza alcun problema. E' solo in Italia che ti fanno mille problemi. In molti altri paesi è tutto molto più facile.  
E comunque, cari amici, qui c'è spiegato tutto quanto va fatto ...

Trasferire e Dichiarare Soldi all'Estero per Salvare i Capitali



"Portare soldi all'estero è perfettamente legale e non vi è inoltre alcun limite alla somma di denaro esportabile. Questa non è nemmeno da considerarsi una pratica sospetta o deplorevole, anzi, con i tempi che corrono e il rischio concreto che il nostro Paese vada in pappa, è certamente furbo differenziare i propri depositi ed esportare un po' di capitale. Le banche italiane, per carità, sono da considerarsi piuttosto solide, ma portare i nostri averi all'estero potrebbe essere una mossa intelligente, soprattutto in visione di possibili prelievi forzati o aumento delle tassazioni sui conti correnti, senza parlare dell'importanza strategica di investire all'estero per differenziare le proprie entrate." (continua nel link)



Poi non venitemi a dire che non vi voglio bene, e che il (facile) profeta Holubice non vi ha avvertito  per tempo ...

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Ma... siamo proprio sicuri che portare i soldi in Cermania sia la scelta giusta?

IL GAZZETTINO ha scritto:Deutsche Bank chiude un Annus horribilis. Cryan: "ristrutturazione difficile, ma ne usciremo"

(Teleborsa) - 2015 anno da dimenticare per Deutsche Bank. Come preannunciato al mercato la scorsa settimana, la big bank tedesca ha chiuso l'esercizio con una maxi perdita da 6,8 miliardi euro, di cui 2,1 miliardi nel solo quarto trimestre, a causa della profonda ristrutturazione messa in atto dal management e dei pesanti oneri per i contenziosi legali. I ricavi sono invece migliorati del 5% a 33,5 miliardi, ma nel solo quarto trimestre si è verificato uno scivolone del 15% a 6,6 miliardi. Il brusco peggioramento della redditività si è riversato anche sulla patrimonializzazione, con il Core Tier 1 sceso all'11,1%. "Sappiamo che i periodi di ristrutturazione possono essere difficili siamo comunque fiduciosi che proseguendo in modo disciplinato la nostra strategia possiamo trasformare Deutsche Bank in un istituto più forte, più efficiente e più performante" ha commentato il Chief Executive Officer John Cryan, chiamato a giugno a risollevare conti e reputazione della prima banca in Germania per asset.

Giovedì 28 Gennaio 2016, 12:41

http://www.ilgazzettino.it/economia/deutsche_bank_chiude_un_annus_horribilis_cryan_ristrutturazione_difficile_ma_ne_usciremo-1511914.html

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Rasputin il Gio 28 Gen - 18:05

holubice ha scritto:[...]
Be' sì, in uno scenario in cui vi sia deflazione, il seppellire tutto il proprio denaro sotto il pavimento è in effetti il miglior tipo di investimento: i prezzi che calano da un anno all'altro saranno il tuo tasso di interesse reale quando acquisterai qualcosa (e per giunta senza 130 euro di costi!).[...]

A meno che non si disponga del denaro necessario per acquistrare degli immobili. Forse - almeno qui da me - è ancora l'unico tipo di investimento relativamente sicuro.

E no, i soldi in Germania no, in principio perché le banche sono uguali ovunque.

Se ne avete tantitanti meglio la Svizzera o le Cayman

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da holubice il Ven 29 Gen - 7:46

Rasputin ha scritto:... E no, i soldi in Germania no, in principio perché le banche sono uguali ovunque.
...
"Il vero ladro non è colui che entra in banca con il mitra,
ma colui che l'ha fonda"




(Bertolt Brecht)
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Messaggio Da holubice il Ven 29 Gen - 7:52

Forse le cose, più che precipitare, stanno capovolgendosi ...

Rapina in gioielleria, vittima e bandito si stringono la mano



"È successo a Napoli nel quartiere Ponticelli dove il colpo è finito con una stretta di mano tra il rapinatore e il gioielliere. Protagonisti una coppia di rapinatori che sono entrati fingendosi clienti: ad un certo punto, lui ha estratto la pistola immobilizzando il titolare mentre lei ha svuotato la cassaforte. Presi i gioielli la donna è uscita dal negozio mentre l’uomo, come mostra un video, si è fermato a chiacchierare con la vittima arrivando a mostrare il suo documento. I due si sono poi salutati dandosi la mano."


Questo, tanto per dire, con l'impiegato di Banca Etruria o Banca Marche non sarebbe mai potuto accadere ...



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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Minsky il Ven 29 Gen - 17:11

holubice ha scritto:...


Questo, tanto per dire, con l'impiegato di Banca Etruria o Banca Marche non sarebbe mai potuto accadere ...



mgreen
Già, già. Ho colto l'ironia. ok

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Minsky il Sab 30 Gen - 8:46

TREND ONLINE ha scritto:Il pericoloso bluff della Germania che può distruggere l'Europa

ROSSANA PREZIOSO, PUBBLICATO: 1 ORA FA

In passato, prima che gli aiuti di stato venissero regolati e giudicati fuori legge dall’Europa, molti governi, primo fra tutti quello tedesco, avevano provveduto a fare generose iniezioni di liquidità nel sistema del credito, sistema a suo tempo pericolante.

La divergenza

La scelta ha avuto la duplice conseguenza di rafforzare le banche estere ma senza metterle definitivamente in salvo (l'esempio più eclatante è il buco nero della Germania con Deutsche Bank la cui pericolosità analizzeremo tra poco) riusciendo però nello stesso tempo ad esacerbare le differenze interne tra i vari sistemi del Continente sempre più diviso.

Roma per incapacità, inerzia o semplicemente mancanza di fondi, pensò bene di affidarsi all’aurea di apparente serenità che aleggiava tra i suoi istituti di credito pur sapendo che la situazione non era certamente quella resa pubblica. Ma dal momento che tutti i nodi vengono al pettine, bene o male l’Italia non ha fatto altro che procrastinare la resa dei conti, un gioco che i governi (di qualsivoglia colore essi siano) fanno spesso e volentieri in ogni campo della res publica da oltre 150 anni a questa parte. Questo è il nocciole della risposta che potrebbe essere data a chi si sta chiedendo come mai, tutto a un tratto, ci si è accorti che i 200 miliardi e oltre di sofferenze nei crediti bancari costituiscono un problema ancora più forte in ottica di bail in e di unione bancaria europea.

L'equivoco con la Bce

La domanda diventa ancora più impellente se si pensa che nei giorni scorsi è bastato che la Bce facesse un ordinario giro di richieste ad alcune banche italiane circa le loro intenzioni e strategie per la gestione delle sofferenze per gettare il panico nel settore e far precipitare la situazione, tanto che è dovuto intervenire lo stesso governatore della Bce, in occasione della conferenza stampa che illustrava le decisioni prese dal board nell’ambito delle politiche monetarie, a specificare che i chiarimenti chiesti da Francoforte rientravano nella normale routine amministrativa in preparazione a un più ampio piano di gestione delle sofferenze bancarie e che queste erano un problema radicato, gestibile solo in ottica di lungo tempo quindi, alla fine, non sarebbero state fatte pressioni sul sistema bancario italiano nè sarebbero state chieste altre capitalizzazioni di sorta. Ma ancora non bastava perché poche ore dopo arrivava la conferma dell’accordo, in sede Ue, delle norme che regolavano la liquidazione dei non performing loans e le dinamiche che avrebbero permesso di evitare l’uso dell’aiuto di stato tanto avverso all’Europa. Ebbene invece di festeggiare per una razionalizzazione del problema i mercati hanno preso a bersagliare nuovamente il settore bancario made in Italy consci del fatto che, a differenza del resto delle banche europee, le italiane erano quelle che avevano ricevuto meno capitali di stato all’indomani della crisi del 2011.

Banche ed economia reale

Non solo, ma c’è anche da ricordare che i crediti incagliati e in sofferenza derivano dalle difficoltà dell’economia reale, la stessa che in Italia ha segnato ben 2 recessioni, la stessa che proprio nel Bel Paese, nonostante gli annunci ottimisti del governo continua da tempo a languire. Guarire quei 200 miliardi e oltre (che diventerebbero più di 350 qualora si volessero conteggiare anche i crediti difficilmente recuperabili oltre a quelli inevitabilmente persi) significherebbe alleggerire la situazione dell’economia reale e in questo caso il gioco dei numeri non basta perché bisognerebbe agire e in concreto le cose fatte sono relativamente poco incisive sul lungo termine.

A suo tempo le banche italiane non ricevettero aiuti di stato quando invece potevano. Per merito loro? No, per un semplice gioco di marketing che allora, anni fa, funzionò, ma che adesso invece chiede il conto: allora, si disse, non c’erano i presupposti per un aiuto, poi la crisi ha fatto letteralmente saltare il banco con l’esplosione delle sofferenze, proprio mentre l’Europa impediva ai governi di intervenire.  

Germania e Italia

Guardando ai numeri le banche tedesche hanno ricevuto dallo stato oltre 270 miliardi di euro quando era ancora permesso farlo, il che ha permesso al comparto di trovare nuova linfa vitale anche grazie alle ristrutturazioni operate  e alla presenza di un pilastro forte tra i soci; intanto il sistema bancario italiano registrava una fuga di capitali che superava i 230 miliardi di euro. Ma non è finita, sempre i numeri suggeriscono anche altro:  da ottobre 2015 a novembre dello stesso anno le banche italiane hanno perso più di 6,4 miliardi mentre, sempre a novembre, il surplus di capitali delle banche teutoniche  ha registrato un saldo attivo pari a 592,5 miliardi. Ma i numeri non devono ingannare perché se da una parte gli interventi del governo tedesco sono stati enormi dall'altra non hanno risolto il problema. Un nome su tutti può essere paradigmatico: Deutsche Bank. Oltre a non aver superato gli stress test della Bce, proprio ieri la banca ha confermato i 6,7 miliardi di euro di perdite nel 2015 già annunciate in precedenza; oltre tutto c’è da guardare a un Tier 1 messo insieme in fretta ad aprile di due anni fa seguito poco dopo dall’altrettanto frettolosa vendita di azioni per un valore pari ad 8 miliardi di euro. In pieno piano di ristrutturazione, anche per recuperare quel rating che S&P ha fissato a BBB+, la banca ha anche in mente 15mila licenziamenti.

Europa e Usa

Le radici del problema affondano in più punti ma trovano tutte un humus ideale nel nodo gordiano delle asimmetrie createsi con gli interventi dei singoli stati non regolati da un’unione che allora non c’era e che oggi stenta a trovare la strada della nascita.

Un facile parallelismo potrebbe essere fatto proprio con la Fed la quale, libera da nazionalismi di sorta, all’indomani della crisi dei mutui subprime che stressava proprio le banche, si decise di revisionare leggi e regole alla base del sistema finanziario in parallelo a interventi mirati per il salvataggio e il consolidamento del sistema bancario e il credito in generale attraverso cartolarizzazione dei crediti che comprendevano sia NPL che crediti con garanzie pubbliche.  È bene specificare subito che il confronto deve tener conto del fatto che l’Europa e il suo sistema economico sono particolarmente legati al nodo dell’istituto di credito a differenza di quanto avviene negli Usa dove il mercato ricopre un ruolo maggiore per la raccolta di capitali e la gestione del risparmio. Un approccio del genere sarebbe impensabile in un’Europa che non solo non riesce a mettersi d’accordo nemmeno di fronte all’emergenza dei migranti rischiando di rinnegare accordi storici presi in passato (leggi Schengen) ma che più volte ha minacciato di disintegrarsi sotto la spinta di chi non riesce a reggere il passo di lacci regolamentari e obblighi di austerità il più delle volte controproducenti.  

http://www.trend-online.com/prp/bluff-germania-europa/

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da holubice il Sab 30 Gen - 11:07

IL FATTO: Libia, Usa spingono Italia all’intervento. Analisti: “Roma teme esclusione del 2011, perciò parteciperà all’azione militare”


"Washington preme sull’acceleratore sulla questione libica. E tira Roma per la giacchetta. “Paesi come l’Italia hanno esperienza in quella parte del mondo. E noi attingeremmo alle loro risorse, le loro capacità, per portare avanti i nostri obiettivi in quella regione”, ha detto giovedì sera il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest rispondendo a domande sui possibili passi in Libia nell’ambito della lotta all’Isis. “Non ci sono al momento annunci”, ha precisato Earnest, aggiungendo tuttavia che il presidente è in consultazioni continue con la sua squadra per la sicurezza circa la lotta allo Stato Islamico, in Iraq e Siria, ma anche sui possibili “passi che possono essere fatti in altri Paesi come la Libia”. Poco dopo Barack Obama ha affrontato la questione della Libia incontrando alla Casa Bianca i suoi consiglieri sulla sicurezza nazionale per discutere degli sforzi per contrastare l’avanzata dei jihadisti." (CONTINUA NEL LINK)

Non mi ricordo chi, ma qualcuno diceva che in caso di stagnazione e coma profondo dell'economia non ci sia nulla più efficace di una bella guerra per riossigenare i conti e i trend industriali.

???
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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Rasputin il Sab 30 Gen - 11:11

Io più semplicemente ho letto che le guerre sono in genere il risultato di surplus economico

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da holubice il Sab 30 Gen - 11:49

Rasputin ha scritto:Io più semplicemente ho letto che le guerre sono in genere il risultato di surplus economico
Overproduction



"In economics, overproduction, oversupply, excess of supply or glut refers to excess of supply over demand of products being offered to the market. This leads to lower prices and/or unsold goods along with the possibility of unemployment.
The demand side equivalent is underconsumption; some consider supply and demand two sides to the same coin – excess supply is only relative to a given demand, and insufficient demand is only relative to a given supply – and thus consider overproduction and underconsumption equivalent.
Overproduction is often attributed as due to previous overinvestment – creation of excess productive capacity, which must then either lie idle (or under capacity), which is unprofitable, or produce an excess supply."


Qualcuno tende ad affibbiare a Marx prevalentemente la casacca di filosofo, dimenticandosi che egli era essenzialmente un economista. Sì può essere d'accordo o meno con le sue teorie, ma rimangono teorie crudamente economiche.




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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da holubice il Sab 30 Gen - 12:05

Tenete conto che mettere gli scarponi in Libia, intendo scarponi occidentali, significherebbe scaldare degli animi ...



... già molto esagitati di loro.

L43: Africa, la mappa del terrorismo islamico Dal Sahel alla Somalia, le basi di al Qaeda nel continente nero.

"... Gli episodi di terrore sul territorio africano sono sempre più diffusi. Secondo il database sul terrorismo globale del Dipartimento per la sicurezza americano, nel 2001 se ne contavano appena 400 l'anno; poco più di 10 anni dopo hanno superato i 2 mila. Il continente più povero, giovane e affamato del pianeta è diventato insomma la culla del nuovo terrorismo...."

La strategia, a mio avviso, è piuttosto chiara: ammazzare il primo viso pallido che si azzardi a mettere piede in territorio arabo. Mettendo così definitivamente fine a secoli di ingerenze e dittatori etero diretti nella regione.


Com'è che diceva sempre Bossi: "Padroni a casa nostra!"

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Minsky il Lun 1 Feb - 18:48

Il Sole 24ore ha scritto:Il mercato bollente dei Titoli di Stato: 5.500 miliardi di bond sottozero. Cosa può fare il piccolo risparmiatore?

di Vito Lops 01 febbraio 2015

A fine 2015 i titoli di Stato che nel mondo viaggiavano con rendimenti sottozero erano pari a 3mila miliardi di dollari. Ora, dopo appena un mese del 2016 siamo a 5.500 miliardi, o 5,5 trilioni se si preferisce questa unità di misura. Il succo non cambia: una marea di titoli di Stato oggi non offre più un rendimento, anzi bisogna pagare il venditore per possederli.

Un paradosso figlio dell’era dei bassi tassi di interesse e dei tassi sui depositi addirittura negativi. La scorsa settimana la Banca centrale del Giappone (BoJ) ha deciso di portare sottozero il tasso sui depositi, ovvero quello che le banche in teoria dovrebbero ricevere per la liquidità che a fine serata parcheggiano presso il conto che hanno presso la banca centrale. Il condizionale è doveroso perché se questo tasso è negativo accade il contrario: sono le banche a pagare una tassa alla banca centrale per parcheggiarvi la liquidità.

Parcheggiare il denaro è quindi diventato bollente, si paga. Accade lo stesso anche nell’Eurozona, con la Bce che a dicembre ha tagliato il tasso sui depositi da -0,2% a -0,3%. E secondo gli analisti a marzo potrebbe portare questo tasso su livelli ancora più scottanti: -0,4%. Queste aspettative stanno spingendo i grandi investitori e le banche a utilizzare i titoli di Stato come strumento alternativo per parcheggiare la liquidità, piuttosto che parcheggiare il denaro presso il conto di riserve che detengono in banca centrale. Che costa di più.

E questo sta portando i tassi dei titoli di Stato sempre più giù e i prezzi (che si muovono in direzione opposta) sempre più su. Nell’Eurozona i rendimenti sono negativi addirittura su scadenze fino a 7 anni (titoli tedeschi) mentre ci sono svariati Paesi (Francia, Austria, Finlandia, Belgio) con tassi negativi fino a 5 anni. In Svizzera i rendimenti sono negativi addirittura su scadenze fino a 15 anni!

Dal punto di vista finanziario il mondo quindi pare procedere al contrario. È come se si fosse scoperto che la Terra non girasse più intorno al Sole. Allo stesso tempo i tassi dei bond non girano più intorno all’inflazione, perché questa non c’è o ve n’è troppo poca. Di conseguenza i titoli di Stato (nel cui rendimento normalmente vengono incorporati il rischio di default dell’emittente proporzionale alla scadenza e le aspettative di inflazione) in questo momento prezzano solo il rischio emittente, rischio che è peraltro ridotto al lumicino dato che dietro ci sono le banche centrali che fanno quantitative easing (ovvero dichiarano pubblicamente di comprarne mensilmente una quantità). E quale speculatore si sognerebbe mai di andare contro una banca centrale che potenzialmente ha una quantità di fuoco (denaro) illimitata?

È questo il motivo per cui c’è una fortissima domanda anche sui BoT italiani a 12 mesi che viaggiano su tassi negativi (-0,08%). A comprarli non sono i piccoli risparmiatori ma banche e grandi investitori che vi parcheggiano la liquidità. Pagando meno di quanto pagherebbero compiendo la stessa operazione presso la rispettiva banca centrale.

Di fronte a questo scenario un piccolo risparmiatore cosa può fare? Deve fare molta attenzione e sapere che i titoli di Stato (e quelli dell’Eurozona in particolare) non sono più un terreno semplice e garanzia di buoni rendimenti, come in passato. Sono diventati un terreno bollente. I prezzi sono molto cari e quindi per un investimento nel medio-lungo termine non sembrano essere la soluzione ideale. Qualche investitore più avveduto potrebbe utilizzarli per compiere operazioni di trading sul brevissimo periodo, cavalcando l’attuale onda rialzista (sui prezzi) in vista della decisione della Bce a marzo che dovrebbe annunciare nuove manovre espansive. Comprarli in questa fase e venderli a ridosso della decisione della Bce. Ma anche qui bisogna fare attenzione: la manovra della Bce risulta in parte già scontata come ci dimostra l’andamento dello Shatz (così si chiama il titolo governativo tedesco a 2 anni mentre gli altri si chiamano Bund) che viaggia su livelli record con il tasso che è sceso a -0,5% come non era mai accaduto prima. E i titoli italiani viaggiano sui livelli che hanno toccato lo scorso dicembre in scia all’aspettativa (che poi fu disattesa dal governatore Draghi) che già in quel mese la Bce annunciasse una manovra espansiva. Quindi la futura mossa della Bce attesa per marzo è già abbastanza prezzata dai bond.

I prezzi dei titoli di Stato potrebbero però scendere (e quindi risultare un po’ meno cari) qualora nelle prossime sedute il petrolio dovesse continuare a recuperare terreno. A quel punto potrebbero aumentare le aspettative di inflazione e i rendimenti dei titoli di Stato dovrebbero andare a incorporarle salendo (e facendo scendere i prezzi che si muovono in direzione opposta). In questa evenienza ci potrebbe essere - segnalano gli esperti - un’occasione relativamente favorevole per un investimento orientato però nel brevissimo periodo, e più in ottica speculativa che non da cassettista.

Come per qualsiasi strumento finanziario, il trading di breve periodo può essere molto rischioso, anche se si tratta di titoli di Stato. Pur restando forse l’unica opzione al momento per chi vuole provare a ricavare qualcosina da quelli che un tempo erano la forma di investimento più utilizzata dagli italiani che, non a caso, si chiamavano BoT people.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-02-01/il-mercato-bollente-titoli-stato-5500-miliardi-bond-sottozero-cosa-puo-fare-piccolo-risparmiatore-112227.shtml

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Re: E se le cose cominciassero a precipitare? (IV parte)

Messaggio Da Rasputin il Lun 1 Feb - 19:11

Cassaforte a muro e contanti in casa, il resto son balle

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