Macron

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Re: Macron

Messaggio Da Minsky il Gio 28 Giu - 12:18


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Re: Macron

Messaggio Da Minsky il Lun 30 Lug - 20:51


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Re: Macron

Messaggio Da The Pilot il Lun 30 Lug - 21:23

Pover Stan Laurel, prima osservato che somiglia a F1, ora a quello lì.

Su Lercio un paio di settimane fa:

http://www.lercio.it/mondiali-spagna-italia-e-germania-costruiremo-un-muro-per-contenere-la-boria-francese/
ahahahahahah ahahahahahah
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Re: Macron

Messaggio Da Rasputin il Lun 30 Lug - 21:44

The Pilot ha scritto:Pover Stan Laurel, prima osservato che somiglia a F1, ora a quello lì.

Su Lercio un paio di settimane fa:

http://www.lercio.it/mondiali-spagna-italia-e-germania-costruiremo-un-muro-per-contenere-la-boria-francese/
ahahahahahah ahahahahahah

Mi hai fatto capitare su questa

http://www.lercio.it/la-moglie-di-travaglio-confessa-si-eccita-solo-se-indosso-le-manette/

(lei probabilmente si eccita solo se lui indossa la stella a sei punte hihihihih )

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Re: Macron

Messaggio Da Minsky il Mar 31 Lug - 4:48

LERCIO si è molto ammosciato, non fa quasi più ridere.

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Re: Macron

Messaggio Da Rasputin il Mar 31 Lug - 10:04

Minsky ha scritto:LERCIO si è molto ammosciato, non fa quasi più ridere.

Secondo me bisogna dire che è un filone difficile da mantenere a buon livello, prima o poi le idee si esauriscono, ed anche le energie. In fondo non è molto diverso da Risposte Cristiane carneval

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Messaggio Da Minsky il Mar 31 Lug - 18:39


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Messaggio Da Minsky il Dom 2 Set - 12:40


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Re: Macron

Messaggio Da holubice il Lun 3 Set - 15:46

"In tutta la mia vita non ho mai conosciuto nessuno più cinico di una Nazione"

(Charles De Gaulle)


La guerra tra Francia e Italia per il controllo del petrolio libico



"Immigrazione e Libia: gli obiettivi di Francia e Italia continuano a scontrarsi, ma il vero pomo della discordia tra Roma e Parigi, oggi come ieri, è ancora una volta il Paese nordafricano.

Il tradizionale equilibrio di questi anni che vede l’Italia sostenere il governo di unità nazionale di Fayez al-Sarraj e la Francia appoggiare il generale di Bengasi Khalifa Haftar si sta infatti affievolendo. Lo stratega in questo grande gioco di potere è il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha scagliato la prima pietra mettendo attorno a un tavolo i due uomini forti della Libia. I partecipanti al vertice si sono così impegnati a portare il Paese a nuove elezioni il 10 dicembre 2018. Una decisione che l’Italia, e buona parte della Comunità internazionale, ritiene prematura. Con questa vittoria diplomatica, comunque, la Francia è riuscita a rafforzare la sua influenza sul territorio libico, scavalcando il partner naturale del Paese nordafricano.

I bisticci tra i due Paesi sulla questione libica, però, non sono solo attualità: sono anche storia.
Primo in ordine di tempo è infatti il cosiddetto “schiaffo di Tunisi“: il 12 maggio del 1881 la Francia stabilì, con un’azione di forza, il protettorato sulla Tunisia (al tempo nel Paese vivevano quasi 70mila italiani e Roma era convinta di avere un diritto di prelazione).

Come riporta il Corriere della Sera, negli anni seguenti un nuovo sgambetto da Parigi arriva in occasione della guerra italo-turca, combattuta dal Regno d’Italia contro l’Impero ottomano nel 1911. Roma puntava a impadronirsi delle due province ottomane che nel 1934 avrebbero costituito la Libia insieme alla regione del Fezzan. I nostri Servizi segnalarono in quei mesi che la Francia permetteva aiuti ai turchi attraverso il confine tunisino. Ma la crisi arrivò al suo apice quando, nel gennaio del 1912, due navi francesi furono bloccate e dirottate verso Cagliari. La prima trasportava un aereo e la seconda – ricorda sempre il quotidiano – una missione turca composta da 29 militari. Dopo vari episodi di tensioni, poi, i due Paesi si riconciliarono e combatterono insieme durante la Grande Guerra.

La Libia, che divenne un Regno nel 1951, è il nono Paese al mondo per riserve di petrolio e il 22esimo per quelle di gas. Un bocconcino, insomma, che la Francia ha sempre corteggiato, cercando di tanto in tanto di scavalcare l’Eni (presente nel territorio libico dagli anni Trenta quando Agip inizia a svolgere attività esplorative nel settore petrolifero acquistando diverse concessioni nel Paese). Cosa poteva fare la Francia a questo punto per cercare di ribaltare la situazione a suo favore? Un altro atto tutt’altro che amichevole arriva nel 1969 con l’avvento al potere del colonnello Gheddafi. L’industria aeronautica stipulò accordi per armare un regime che aveva conquistato il potere con un colpo di Stato. Un regime che nel 1970 avrebbe cacciato dal Paese circa 20mila italiani." (CONTINUA NEL LINK)



Questo per dirvi che, c'è qualcuno che ha sempre soffiato sul fuoco dei conflitti africani, vuoi per favorire uno, vuoi per rimuovere un'altro.

Le famose guerre per procura. E' vero che l'Europa ha conosciuto la pace per 60 anni. In compenso ne ha fomentate centinaia in tutto il resto del Globo...

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Re: Macron

Messaggio Da holubice il Lun 3 Set - 16:06

Se andiamo avanti così, ci può stare che ricominciamo a farci presto guerra come un secolo fa...

Appello al Reggio Esercito Italiano, alla Regia Marina Italiana, Italiani di Cielo, di Terra, di Mare ...


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Re: Macron

Messaggio Da holubice il Mar 4 Set - 5:20

Truppe italiane in Libia: tutti i rischi dell’opzione militare

Forze speciali italiane in Libia: ecco il documento top secret



"L'Italia è in guerra.

...Se si decide di mettere piede in Libia, naturalmente con la patente dell'Onu, dell'Europa o della Nato (meglio dell'Onu visto che conduce i negoziati tra le fazioni), bisogna anche sapere cosa ci aspetta. E a maggior ragione visti i precedenti coloniali in Libia e quanto accaduto nel 2011. Dopo i raid promossi dalla Francia e della Gran Bretagna, appoggiati dai Cruise americani, anche l'Italia entrò nella missione: una decisione non di poco conto visto che sei mesi prima ricevevamo Gheddafi in pompa magna a Roma firmando (con la ratifica a grande maggioranza del Parlamento) un trattato di cooperazione e sicurezza che ci impegnava a salvaguardare il regime.

Accettammo allora le decisioni altrui per non restare ai margini e difendere gli interessi economici ed energetici ma si trattò comunque di una clamorosa virata della politica estera italiana in Nordafrica che non è passata inosservata. Ora è sulle intenzioni del governo italiano che ruotano le polemiche e il dibattito, come al solito confuso. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha fatto sapere che «l'Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell'area, europei e dell'Africa del Nord, per fermare l'avanzata del Califfato arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste».

Queste dichiarazioni dopo quelle del ministro degli Esteri Gentiloni vanno soppesate perché si tratta di informazioni importanti: ci sarebbe quindi la possibilità di formare una coalizione a guida italiana. Sarebbe, se risultasse vera, una buona notizia perché vorrebbe dire che questa volta non siamo al traino di qualcuno e possiamo decidere insieme agli altri alleati obiettivi e metodi di intervento.

Ma dobbiamo sapere anche un'altra cosa: una volta messi gli anfibi sul terreno bisogna restarci, e forse anche a lungo, per stabilizzare la Libia. I rischi di perdite tra i soldati in scontri e attentati sono alti. E sicuramente questi rischi erano inferiori mesi fa, quando da più parti si invocava un intervento internazionale in Libia. La missione militare comporta un costo umano, politico ed economico che i Paesi schierati contro Gheddafi nel 2011 non vollero accettare lasciando che il Paese sprofondasse nell'anarchia e nel caos dove adesso si è infilato il Califfato. Ma proprio di questo oggi si parla: saldare un conto aperto lasciato in sospeso da altri. Armiamoci e partite, quindi, sapendo bene però dove si va e a quale prezzo. ..." (CONTINUA NEL LINK, COSI', TRA LE ALTRE COSE, AIUTI IL GIORNALISTA CHE QUESTO ARTICOLO LO HA SCRITTO...)




"Quando i leader parlano di pace, la gente comune sa che la guerra sta per arrivare. Quando i leader maledicono la guerra, l'ordine di mobilitazione è già firmato."

(Bertolt Brecht)

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Re: Macron

Messaggio Da holubice il Mar 4 Set - 5:43

Riflettiamo..

Da un lato della barricata abbiamo un Paese (si fa fatica a definirlo tale...) l'Italia, che ha come duce un leader formatosi ai quiz di "Gira la Ruota"...



... coadiuvato da un tal Gigino Di Maio, un'altra aquila che svetta 1.000 metri sopra a Churchill: spara una ca$$ata al giorno per il suo progetto campato in aria di dare 800 euro a ufa, ed ogni giorno lo spread sale di 100 punti.  

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Sull'altro fronte abbiamo lui, un Salvini dal volto ripulito, con la barba fatta, ma altrettanto ambizioso e pericoloso. E sommerso dai pettegolezzi ...

Emmanuel Macron, dalla prof-moglie Brigitte Trogneux ai rumors sulla doppia vita gay: la vita privata tra favola e gossip.



"Si è sposato nel 2007 con la sua prof del liceo, che per lui ha lasciato il marito (dal quale ha avuto tre figli). Tra Bibi e Manu ci sono 24 anni di differenza. E i media - russi, soprattutto, che a ruota seguono quelli francesi - speculano sul loro rapporto e sulla presunta omosessualità del candidato all'Eliseo. Sempre smentita: "Sento dire che avrei una vita nascosta. È spiacevole per Brigitte - ha detto -, e siccome passo i miei giorni e le mie notti con lei, si domanda come io faccia"" (CONTINUA)

Non so voi, ma uno che a 16 anni si mette con una di 41, tutte le rotelle a posto non ce l'ha. Ok se ti $€opi la prof per prendere tutti 10 per due o tre anni, ma poi stop. Dopo ti butti sulla carne tosta, quei €u/i e quelle |e||e antigravitazionali, quelle robe che ti aspettano di diritto quando hai i tuoi 220 anni. Per Diana!

Insomma, basta solo che il nostro statista Pranzo è Servito dica al fichetto d'Oltralpe:

- Fro€io!

... e quello CI scaglia contro tutta la force de frappe che, tanto pazientemente, aveva coStruito il buon De Gaulle ...



Come diceva il buon Pozzetto: "Se tutto va bene, siamo rovinati ..."    boxed
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Re: Macron

Messaggio Da holubice il Mer 5 Set - 9:11

Macron sfida anche Xi Jinping Ecco il piano contro la Cina in Africa



"La campagna d’Africa di Emmanuel Macron non si ferma più. Dopo aver confermato l’impegno militare in Sahel, operato per rovesciare la leadership italiana in Libia e consolidato i rapporti con il Nordafrica, il presidente francese ha un nuovo obiettivo: sfidare la Cina per il controllo del continente africano.

Il ministro degli Esteri Jean Yves Le Drian ha annunciato oggi il nuovo piano di Parigi per l’Africa “Stiamo reinventando la logica della politica francese di cooperazione allo sviluppo, concentrandoci su paesi poveri e fragili. Nel 2019 un budget di un miliardo di euro sarà destinato alle donazioni, contro 300 milioni oggi”.

Numeri importanti: che testimoniano l’assoluta centralità del continente africano per la strategia francese. Non esiste politica estera di Parigi che non abbia l’Africa come primo punto all’ordine del giorno. E in questi anni, l’avanzata cinese e la contemporanea presenza degli Stati Uniti ha messo in serio pericolo l’influenza francese: anche sulle sue ex colonie.

E questa volontà di leadership sull’Africa l’ha ribadita, in maniera molto chiara, lo stesso Le Drian. “Non è solo una questione di fondi ma di approccio stesso. Si tratta di investimenti solidali piuttosto che di aiuti. Riconosciamo come legittimo il legame tra sforzo di solidarietà internazionale e benefici per la Francia in termini di attrattiva, influenza e sicurezza”. Niente giri di parole insomma: c’è un legame cristallino fra aiuti e interessi. E finalmente, l’ipocrisia del sostengo umanitario è finita.

Ma perché questo annuncio dovrebbe essere considerato una sfida alla Cina? Il motivo è legato al tempismo dell’annuncio. Ieri, il presidente cinese, Xi Jinping, ha fatto una promessa: 60 miliardi di dollari tra aiuti finanziari e investimenti per i Paesi africani riuniti ieri a Pechino. Ma non solo, il leader cinese ha anche annunciato la cancellazione del debito dei Paesi più poveri con la Cina.

La proposta cinese è globale. Xi non vuole soltanto cooperare ma penetrare in Africa, costruendo solide alleanze politiche e strategiche. I 60 miliardi di dollari serviranno infatti a sostenere otto iniziative che vanno dalla sanità alla sicurezza alle infrastrutture, ma anche allo sviluppo di tecnologie innovative e non inquinanti. Iniziative in cui, naturalmente, il controllo sarà della Cina e delle sue aziende.

Come ha rivelato lo stesso Xi, questi 60 miliardi saranno così suddivisi: 15 in aiuti e prestiti a interessi zero o super agevolati; 20 miliardi per una linea di credito; 10 miliardi per il fondo per lo sviluppo Cina-Africa. Cinque miliardi sono invece il budget destinato a un fondo speciale per le importazioni dall’Africa. Un settore particolarmente importante, visto che il governo cinese ha annunciato la nascita della China-Africa Economic and Trade Expo.

Un annuncio del genere significa che Pechino vuole prendersi l’Africa. E questo, per Parigi, è un problema strategico di assoluta priorità. L’Agenzia francese per lo sviluppo ha ricevuto un ampliamento del budget fino a 14 miliardi per il 2019. Una cifra lontana dai 60 investiti da Pechino. Ma vista la differenza economia e industriale tra i due Paesi, la cifra è considerevole.

Il problema è che adesso Macron si trova a sfidare non un Paese di pari livello, ma un gigante." (CONTINUA NEL LINK SOPRA)
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Re: Macron

Messaggio Da Minsky il Mer 5 Set - 13:15

holubice ha scritto:Macron sfida anche Xi Jinping Ecco il piano contro la Cina in Africa



"La campagna d’Africa di Emmanuel Macron non si ferma più. Dopo aver confermato l’impegno militare in Sahel, operato per rovesciare la leadership italiana in Libia e consolidato i rapporti con il Nordafrica, il presidente francese ha un nuovo obiettivo: sfidare la Cina per il controllo del continente africano.

Il ministro degli Esteri Jean Yves Le Drian ha annunciato oggi il nuovo piano di Parigi per l’Africa “Stiamo reinventando la logica della politica francese di cooperazione allo sviluppo, concentrandoci su paesi poveri e fragili. Nel 2019 un budget di un miliardo di euro sarà destinato alle donazioni, contro 300 milioni oggi”.

Numeri importanti: che testimoniano l’assoluta centralità del continente africano per la strategia francese. Non esiste politica estera di Parigi che non abbia l’Africa come primo punto all’ordine del giorno. E in questi anni, l’avanzata cinese e la contemporanea presenza degli Stati Uniti ha messo in serio pericolo l’influenza francese: anche sulle sue ex colonie.

E questa volontà di leadership sull’Africa l’ha ribadita, in maniera molto chiara, lo stesso Le Drian. “Non è solo una questione di fondi ma di approccio stesso. Si tratta di investimenti solidali piuttosto che di aiuti. Riconosciamo come legittimo il legame tra sforzo di solidarietà internazionale e benefici per la Francia in termini di attrattiva, influenza e sicurezza”. Niente giri di parole insomma: c’è un legame cristallino fra aiuti e interessi. E finalmente, l’ipocrisia del sostengo umanitario è finita.

Ma perché questo annuncio dovrebbe essere considerato una sfida alla Cina? Il motivo è legato al tempismo dell’annuncio. Ieri, il presidente cinese, Xi Jinping, ha fatto una promessa: 60 miliardi di dollari tra aiuti finanziari e investimenti per i Paesi africani riuniti ieri a Pechino. Ma non solo, il leader cinese ha anche annunciato la cancellazione del debito dei Paesi più poveri con la Cina.

La proposta cinese è globale. Xi non vuole soltanto cooperare ma penetrare in Africa, costruendo solide alleanze politiche e strategiche. I 60 miliardi di dollari serviranno infatti a sostenere otto iniziative che vanno dalla sanità alla sicurezza alle infrastrutture, ma anche allo sviluppo di tecnologie innovative e non inquinanti. Iniziative in cui, naturalmente, il controllo sarà della Cina e delle sue aziende.

Come ha rivelato lo stesso Xi, questi 60 miliardi saranno così suddivisi: 15 in aiuti e prestiti a interessi zero o super agevolati; 20 miliardi per una linea di credito; 10 miliardi per il fondo per lo sviluppo Cina-Africa. Cinque miliardi sono invece il budget destinato a un fondo speciale per le importazioni dall’Africa. Un settore particolarmente importante, visto che il governo cinese ha annunciato la nascita della China-Africa Economic and Trade Expo.

Un annuncio del genere significa che Pechino vuole prendersi l’Africa. E questo, per Parigi, è un problema strategico di assoluta priorità. L’Agenzia francese per lo sviluppo ha ricevuto un ampliamento del budget fino a 14 miliardi per il 2019. Una cifra lontana dai 60 investiti da Pechino. Ma vista la differenza economia e industriale tra i due Paesi, la cifra è considerevole.

Il problema è che adesso Macron si trova a sfidare non un Paese di pari livello, ma un gigante." (CONTINUA NEL LINK SOPRA)
L'Africa sarà la Cina dei cinesi. Gli aiuti non vanno certo a fondo perduto, per rimanere competitivi i cinesi devono continuare ad avere manifattura a bassissimo costo. Ma in Cina i lavoratori cominciano a pretendere salari più consistenti, orari più umani, ferie e diritti. In Africa ci sono un miliardo di morti di fame, disposti a tutto per campare, lavoreranno per un tozzo di pane. E il ciclo continua... fino allo schianto finale. Perché la gabbia dei conigli è strapiena già da tempo.

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Re: Macron

Messaggio Da holubice il Mer 5 Set - 15:49

Minsky ha scritto:
L'Africa sarà la Cina dei cinesi. Gli aiuti non vanno certo a fondo perduto, per rimanere competitivi i cinesi devono continuare ad avere manifattura a bassissimo costo. Ma in Cina i lavoratori cominciano a pretendere salari più consistenti, orari più umani, ferie e diritti. In Africa ci sono un miliardo di morti di fame, disposti a tutto per campare, lavoreranno per un tozzo di pane. E il ciclo continua... fino allo schianto finale. Perché la gabbia dei conigli è strapiena già da tempo.

Condivido tutto quello che hai scritto. Punti e virgole comprese.

Ma non sei stato il primo ad arrivarci.

Mi pare che fosse il buon ...



... Karl Marx a dire, mi pare nel suo Manifesto del Partito Comunista, che il Capitalista, per sua stessa natura, sarebbe stato sempre portato a spostare il suo capitale, di Paese in Paese, sempre  là dove avesse trovato condizioni di (sfruttamento) più favorevoli.

Mi viene da dire, a sua discolpa, che se non lo fa, in un sistema in cui tutti lo fanno, dopo tot mesi è economicamente morto.

Perché, secondo voi, tutto sto puttanaio della Globalizzazione, dal 1945 al 1995, per ben 50 anni, non è scoppiato fuori?

Pensate forse che, tra India, Indocina, Africa, Centro e Sud America non ci fossero già allora un 2 miliardi di persone da ridurre in schiavitù?

Se per tutto quel tempo non è stato fatto è perché lo spauracchio di un Patto di Varsavia che, nel bene o nel male, ti assicurava un (piccolo) appartamento prefabbricato, una (piccola) pensione, un (sgangherato) ospedale accessibile a tutti, beh questa alternativa non consentiva al nostro Capitalista di andare sotto una certa asticella.

Passata la quale, il fantasma dell'Esproprio Proletario era sempre dietro l'angolo, con decine di migliaia di carri armati, e (mi pare) 8.000 missili atomici pronti a dargli manforte ...



"Guai se avesse fine l'eterna lotta tra l'acqua e il fuoco"

(Eraclito, detto l'Oscuro...)


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Re: Macron

Messaggio Da holubice il Mer 5 Set - 16:00

Tutto questo casino mi ricorda questo periodo ...

Diplomazia delle cannoniere



"L'espressione sarebbe nata nel colonialismo imperialista, in cui le potenze europee intimidirono altri stati nello stringere accordi commerciali o altri trattati mediante la dimostrazione della propria superiorità militare, generalmente inviando una nave militare o flotta di navi militari al largo del paese che si voleva obbligare a stringere un trattato. Un esempio famoso e controverso di diplomazia delle cannoniere fu il caso Don Pacifico nel 1850, in cui il segretario di Stato per gli affari esteri Lord Palmerston inviò uno squadrone della Royal Navy a imporre un blocco navale al Pireo, il porto di Atene, come rappresaglia ai danni subiti dal suddito britannico David Pacifico ad Atene e il fallimento del governo di re Otto di Grecia nel compensarli.

Portaerei classe Nimitz, le più potenti navi capitali correntemente in servizio
Quando gli Stati Uniti divennero una potenza militare nella prima decade del XX secolo, la versione Roosveltiana della diplomazia delle cannoniere, la politica del grosso bastone, venne parzialmente superata dalla diplomazia del dollaro: rimpiazzando il grosso bastone con la "carota succosa" degli investimenti privati statunitensi. Comunque, durante la sua presidenza, Woodrow Wilson ricorse alla convenzionale diplomazia delle cannoniere, per esempio durante l'occupazione statunitense di Veracruz durante la rivoluzione messicana nel 1914.


Dopo la guerra fredda la diplomazia delle cannoniere ha continuato a basarsi principalmente sull'uso di forze navali, grazie alla sopraffacente potenza militare della United States Navy. I governi statunitensi hanno frequentemente cambiato la posizione delle principali flotte per influenzare l'opinione in capitali straniere.


L'efficacia di questa semplice dimostrazione della capacità di proiezione della forza di una nazione significava che le potenze navali, soprattutto il Regno Unito potevano stabilire basi militari (per esempio Diego Garcia) e stringere relazioni economiche favorevoli in tutto il mondo. Escludendo la conquista militare la diplomazia delle cannoniere fu il modo dominante per ottenere nuovi partner commerciali, avamposti coloniali ed espandere l'impero.
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